Una cantina per la Tanzania. Al via i lavori dopo il sopralluogo
di Paolo Brogioni
Siamo partiti da Milano Malpensa alle 22 del 17 gennaio, con volo Qatar per Dar Es Salaam, l’aeroporto internazionale della Tanzania. Eravamo in sette. Oltre al sottoscritto, la presidente della Sezione Assoenologi Piemonte, Daniela Pesce, accompagnata da cinque tecnici piemontesi: Piergiorgio Cane, Giovanni Chiarle, Giulio Castagno, Alberto Cane e Giovanni Cordero, tecnico impiantista.
Siamo arrivati in Tanzania il giorno successivo alle 13, facendo un lungo scalo a Doha. Dal terminal internazionale ci siamo spostati a quello nazionale dove un piccolo Atr, ci ha portati a Dodoma in poco più di un’ora. Da qui, in auto, in circa un’ora e mezza, siamo finalmente arrivati a Hombolo, dove sarà realizzata la cantina del Progetto Assoenologi.
A Hombolo c’è poco asfalto, molto sterrato e buche, che possono diventare difficilmente praticabili durante la stagione delle piogge. L’economia locale si basa principalmente sull’agricoltura di sussistenza e piccole attività locali. La popolazione ha limitate opportunità economiche e i servizi pubblici appena sufficienti. La parrocchia, fulcro del paese, è contigua all’abitato, un piccolo centro con qualche negozio, e una zona per il mercato settimanale.
Hombolo è situata su un altopiano a circa 1.100 metri, con un clima semi arido ma ventilato, e temperature che oscillano tra i 20 e i 35 gradi. Il suolo è fertile grazie a sistemi di irrigazione sviluppati negli anni ’90, terreno sabbioso limoso, con scheletro non sempre sufficiente per un buon drenaggio, non particolarmente ricco di sostanze organiche, possibilità di concimazione organica. La sfida è la disponibilità di acqua, che però, secondo padre Kessy, non è un problema, per la vicinanza del lago ai terreni della parrocchia e per l’irrigazione presente nei terreni più distanti.
Qui siamo stati accolti con canti e balli e tanto calore. Dopo la messa e la presentazione alla comunità, abbiamo visitato il vigneto della parrocchia e incontrato i viticoltori della zona. Abbiamo quindi verificato i locali della cantina, attualmente vuoti e in pessime condizioni, incontrato l’elettricista e l’idraulico, e visitato altre cantine e vigneti della zona. Infine abbiamo verificato materiali e attrezzature pervenute e ancora posizionate nel container della Caritas. Dopo questo primo sopralluogo, possiamo ipotizzare che i lavori minimi per poter collocare le attrezzature e avviare la lavorazione sono, oltre ad un generale intervento di ripristino dei muri e delle tinteggiature, la realizzazione dell’impianto elettrico ed idraulico, le canalette di scolo delle acque e il ripristino delle porte di accesso. Esternamente va prevista una pavimentazione adeguata per lo spostamento dei mezzi. In loco sono stati concordati con il muratore alcuni lavori e con gli impiantisti la collocazione delle prese luce e acqua.
I lavori, come concordato con il Vescovo, saranno a carico della curia. Kessy ci informerà periodicamente dell’avanzamento, in modo da programmare l’invio del materiale restante, in particolare la rubinetteria e le tubazioni, oltre prevedere un sopralluogo per l’installazione e la formazione all’uso delle macchine.
Fondamentale è stato l’incontro con i produttori della zona dove abbiamo capito le limitate conoscenze sia in campo viticolo, dove si tende a far fruttificare eccessivamente la pianta, con problemi di maturazione e sanità, ma soprattutto in dal punto di vista enologico. Abbiamo assaggiato i vini direttamente prodotti nelle diverse tipologie. Le altre cantine visitate, salvo l’unica realtà industriale presente che è adeguatamente attrezzata, non hanno nessuna attrezzatura. Si vinifica in vasche di cemento aperte, con pigiatrice e torchio manuale, si conserva in serbatoi di plastica senza chiusino e portella e con un unico rubinetto, scarse le pompe e le tubazioni, tutto si fa a mano, compreso l’imbottigliamento in plastica. Un’ altra questione da valutare riguarda l’aspetto viticolo, dove rivedere il modo di allevamento e potatura, oltre che fornire un adeguato materiale di base. Padre Kessy e suoi collaboratori possono assumere anche un ruolo di formatori per il resto della comunità.
L’orfanotrofio di Lasso
Dopo il sopralluogo a Hombolo, ci siamo recati a Lasso (10 ore da Hombolo), alle pendici del Kilimangiaro, nei pressi di Moshi, dove è situata una Casa Famiglia, di proprietà di padre Kessy e gestita da suoi collaboratori e dagli stessi ospiti. Ospita bambini in età prescolare orfani o in particolari situazioni di disagio. Nei pressi della casa famiglia c’è una scuola elementare. Di fatto l’obiettivo è quello di preparare i bambini per l’inserimento alla scuola elementare cosa che non è scontata che le famiglie facciano, per questo è organizzato un asilo diurno che ospita circa 30 bambini. La povertà è diffusa e le opportunità economiche sono limitate. In generale, le comunità rurali nella regione del Kilimanjaro affrontano sfide legate all’accesso a infrastrutture adeguate, servizi sanitari e opportunità economiche. Tuttavia, iniziative locali e supporto internazionale stanno contribuendo al miglioramento delle condizioni di vita. I villaggi hanno un forte senso comunitario, ma con servizi di base al limite, come istruzione, sanità e acqua potabile. L’accesso all’istruzione è difficoltoso e limitato, soprattutto per le donne e i bambini.
Qui le case sono completamente immerse nella foresta di banane e piante tropicali, su terreno scosceso con discrete pendenze, salvo nei momenti di pioggia il clima è temperato e asciutto. I collegamenti sono in strade sterrate e promiscue. È stata un’esperienza molto emozionante, che rimarrà per sempre impressa nella mia mente.



