79° CONGRESSO NAZIONALE ASSOENOLOGI
A Conegliano focus su vino, salute e giovani. Cotarella: “Serve un nuovo Rinascimento del vino italiano”
Lettera di Giorgia Meloni
Il ministro Lollobrigida “Personaggio dell’anno 2026” Assoenologi
Conegliano, 28 maggio 2026 – Si è aperto oggi al Teatro Accademia di Conegliano il 79° Congresso nazionale di Assoenologi dal titolo “La Scuola del vino – Mercati, giovani e nuove sfide enologiche”, il principale appuntamento italiano dedicato al mondo dell’enologia e della vitivinicoltura che fino al 30 maggio riunirà istituzioni, imprese, tecnici, accademici e protagonisti del comparto provenienti da tutta Italia.

Ad aprire i lavori è stato il presidente nazionale di Assoenologi Riccardo Cotarella, che, dopo aver ricordato Carlo Petrini fondatore di Slow Food, nel suo intervento ha affrontato i principali temi che oggi interessano il settore vitivinicolo, dal calo dei consumi ai rapporti con i giovani, fino al dibattito su vino e salute.
“Questo congresso arriva in un momento economico e sociale particolarmente complesso anche per il mondo del vino – ha affermato Cotarella – ma il settore deve guardare al futuro con prospettiva e ottimismo. Oggi più che mai c’è bisogno di unità e di costruire un nuovo linguaggio capace di dialogare con i giovani e contrastare posizioni di ostracismo sanitario che rischiano di penalizzare ingiustamente un patrimonio culturale, produttivo e identitario del nostro Paese”.
Il presidente di Assoenologi ha ricordato come il vino abbia già attraversato crisi profonde nel corso della sua storia recente, citando in particolare la vicenda del metanolo del 1986 o un vecchio articolo del New York Times che già parlava trent’anni fa di profonda crisi del settore. “Più volte è sembrato tutto finito – ha detto – e invece proprio dalle crisi il vino italiano è sempre riuscito a trovare un suo nuovo slancio. Per questo anche oggi dobbiamo avere la forza di immaginare un nuovo Rinascimento del vino italiano”.
Cotarella ha quindi affrontato il tema del rapporto tra vino e giovani. “I giovani bevono meno vino rispetto alle generazioni precedenti, ma sarebbe un errore fermarsi ai numeri senza interrogarsi sulle cause profonde. Per decenni il vino è stato parte naturale della vita familiare italiana. Si imparava il valore della moderazione a tavola, osservando genitori e nonni. Oggi questo passaggio educativo si è quasi interrotto e spesso prevale un approccio proibizionistico che rischia di ottenere l’effetto contrario”.
Secondo Cotarella, il settore deve anche cambiare il modo di comunicare. “Per troppo tempo il vino è stato raccontato in modo complicato e distante. I giovani chiedono autenticità, semplicità e verità. Vogliono capire cosa c’è dentro un calice: il territorio, il lavoro e la storia delle persone. Il vino deve tornare a essere raccontato per quello che è davvero: agricoltura, cultura, paesaggio e convivialità”.
Ampio spazio anche al tema “vino e salute”. “Da anni il vino è finito nel mirino di una campagna fatta di semplificazioni, slogan e terrorismo comunicativo – ha dichiarato – cancellando volutamente la differenza tra abuso e consumo moderato. Noi non difendiamo l’eccesso, ma non possiamo accettare che venga criminalizzato un intero settore produttivo e culturale. Quando si colpisce il vino non si colpisce soltanto un prodotto: si colpiscono territori, famiglie, imprese e tradizioni”.
Cotarella ha infine richiamato la necessità di affrontare con realismo anche le questioni economiche che stanno incidendo sui consumi, dai dazi americani all’aumento dei prezzi nella ristorazione. “Il vino italiano non può diventare un prodotto elitario – ha concluso – deve restare un patrimonio condiviso, popolare nel senso più alto del termine”.

Intervento presidente del Consiglio dei ministri Giorgia Meloni
Caro Presidente Cotarella, mi fa molto piacere inviare a lei e a tutti i presenti il mio saluto in occasione del settantanovesimo congresso nazionale di Assoenologi. Mi spiace davvero non essere con voi oggi, ma so di lasciarvi nelle buone mani del Ministro Lollobrigida, che in questi anni avete imparato a conoscere bene e su cui sapete di poter contare.
La viticoltura è un pilastro dell’agroalimentare italiano, uno dei simboli più conosciuti e riconoscibili del Made in Italy. È un ambito nel quale esprimiamo una leadership a livello globale: siamo i primi produttori al mondo e deteniamo il record di produzioni certificate di qualità, anche grazie alla straordinaria biodiversità rappresentata da oltre 500 vitigni autoctoni.
La viticoltura rappresenta, anche, un pezzo insostituibile dell’identità nazionale. Il vino è celebrato nei quadri, nell’arte, nella letteratura. Ma è anche sinonimo di cura del territorio e del nostro paesaggio. La viticoltura ha plasmato la Nazione, e ha creato luoghi di inestimabile bellezza che rendono unica e iconica l’Italia. Come quello dove vi trovate oggi per il vostro congresso: le meravigliose colline del Prosecco di Conegliano e Valdobbiadene, riconosciute dall’Unesco Patrimonio dell’Umanità.
Fin dal nostro insediamento, abbiamo scelto di essere al vostro fianco per sostenere il comparto e renderlo sempre più forte e innovativo, in un mercato internazionale segnato da dinamiche complesse e dall’evoluzione dei consumi.
Ci siamo battuti in Europa per una riforma del regolamento sulle indicazioni geografiche che fosse più vicina al modello italiano, e per mantenere inalterate le risorse comunitarie per promuovere il vino sui mercati internazionali. Continueremo a contrastare ogni tentativo di demonizzazione di questo prodotto, con etichette allarmistiche o sistemi di informazione fuorvianti per il consumatore. Il vino è un elemento cardine della dieta mediterranea e come tale deve rimanere: un patrimonio di benessere e convivialità da difendere e valorizzare, ovviamente nel quadro di un consumo consapevole e responsabile. Continueremo a fare la nostra parte per aiutare il settore a conquistare nuovi mercati e a rafforzare la produzione nazionale, partendo dalle opportunità che possono derivare dagli accordi commerciali sottoscritti dall’Unione Europea con l’America Latina, l’India e l’Australia. Ma siamo intenzionati a fare del nostro meglio anche per valorizzare le opportunità di sviluppo del settore, come ad esempio l’enoturismo. Un ambito che è in grande crescita e che sta riscuotendo sempre maggiore consenso.
Porteremo avanti questo lavoro insieme ai produttori, agli agricoltori ma anche e soprattutto insieme a voi enologi, che nella filiera vitivinicola rappresentate un pilastro insostituibile e garantite – con la vostra competenza, con la vostra professionalità, con la vostra passione – quel valore e quella qualità che sono universalmente riconosciuti al vino italiano”.
Particolarmente atteso l’intervento del ministro dell’Agricoltura Francesco Lollobrigida, intervistato dal vicedirettore del Corriere della Sera Luciano Ferrari. Il ministro è stato insignito del premio “Personaggio dell’anno 2026 Assoenologi” con la seguente motivazione: “Per la sensibilità istituzionale, la vicinanza concreta al comparto e la capacità di interpretare il vino non solo come prodotto economico, ma come espressione della storia, del lavoro, della cultura e dell’identità italiana”. Il riconoscimento intende inoltre valorizzare l’impegno profuso nell’ideazione e nel sostegno della campagna nazionale di sensibilizzazione e comunicazione dedicata al vino italiano, promossa dal Ministero, iniziativa senza precedenti per impegno economico, visione e attenzione al valore culturale, sociale e produttivo del settore vitivinicolo nazionale.

Intervista integrale al ministro Lollobrigida
LUCIANO FERRARO (vicedirettore Corriere della Sera):
Nel mondo del vino c’è stato sicuramente un nuovo legame, un rapporto rinsaldato tra i professionisti del vino e le istituzioni. Una cosa importante che è successa negli ultimi tempi è stata l’aumento dei fondi per il settore del vino in generale. Allora volevo chiederle: a quanto ammontano i fondi stanziati dal Governo Meloni per sostenere la produzione e la comunicazione del vino e come si stanno spendendo questi fondi?
FRANCESCO LOLLOBRIGIDA:
Grazie per la domanda. Permettetemi però di salutare Riccardo Cotarella, tutta Assoenologi e di ringraziare per l’invito a questo straordinario congresso che si svolge in una città straordinaria. Saluto il presidente Zaia, che stavo pensando al doppio ruolo che ha avuto: quello di ministro, ottimo ministro che ha valorizzato il vino, e quello di presidente della Regione. Saluto l’assessore Caner, l’amico Zoppas e tutti, in generale, i rappresentanti delle istituzioni che oggi hanno avuto modo di intervenire. Tutti hanno rappresentato come sia interesse comune valorizzare non solo il vino, ma anche il territorio nelle sue declinazioni più opportune, tra le quali sicuramente quella della vocazione turistica, della quale tra poco parlerò, ma anche la difesa dell’ambiente, che viene custodito prima di ogni altro dai nostri agricoltori e da tutte le filiere connesse. Qui a Conegliano siamo in un grande simbolo della produzione di qualità del vino. E io, rispetto alla domanda che mi ha fatto, guardando anche l’immagine che ho dietro, penso alla straordinaria scuola di Cerletti, che ho avuto modo di visitare e che mi ha colpito molto, anche per la storia di Antonio Carpenè e Giovanni Battista Cerletti. Perché lo contestualizzo? Perché dobbiamo essere ottimisti. Ci sono state fasi della storia molto peggiori per il sistema vino rispetto a quelle che stiamo attraversando oggi. Abbiamo numeri che ci dicono che ci sono criticità e dobbiamo affrontarle insieme, ma abbiamo anche numeri ancora molto positivi. Non siamo solo grandi produttori in quantità, ma siamo capaci di stare sul mercato, con il Prosecco che cresce a livello assoluto. Detto questo, il ricambio generazionale è un obiettivo strategico. Investimento sullo studio, sulle innovazioni, sulla ricerca. Il Governo ha investito su due grandi filoni. Prima di tutto sulla produzione. Abbiamo investito 16 miliardi di euro sul settore agricolo. Sul settore vitivinicolo siamo passati da 100 milioni di investimenti che ho trovato nel ministero a un miliardo e cento milioni. Abbiamo investito sulla capacità di resilienza delle aziende, sull’efficientamento, nel bando filiere che abbiamo voluto, perché dalla produzione alla distribuzione si deve lavorare in squadra per affrontare dinamiche che permettano di dare valore aggiunto, ripartendo dalla qualità iniziale. Abbiamo lavorato sui consumi energetici: 2.500 aziende vitivinicole installeranno pannelli solari, ma non a terra consumando terreno agricolo, perché questo lo abbiamo evitato con un intervento normativo specifico che pone fine alla speculazione sui terreni agricoli. Queste aziende risparmieranno circa il 30% dei costi energetici installando pannelli sui luoghi di trasformazione, sulle serre, sulle cantine. Io sconsiglierei di far diventare le cantine dei “mosaici”, non perché non lo meritino, ma perché non vorrei che le soprintendenze impedissero qualche intervento. Sto scherzando, naturalmente, con grande rispetto per le soprintendenze. Credo però che le aziende siano altra cosa e ci siano cantine bellissime ovunque, che possono essere destinate anche al turismo e all’enoturismo, che nella multifunzionalità dell’azienda rappresentano una risorsa. Abbiamo finanziato complessivamente 24mila aziende agricole, di cui 2.500 vitivinicole. Abbiamo investito sul ricambio generazionale e continueremo a farlo. Poi c’è la protezione del sistema vitivinicolo e agricolo in generale. La legge di tutela dell’agroalimentare, approvata il 15 aprile dopo essere rimasta nei cassetti del Parlamento per oltre dieci anni, permette di evitare contraffazioni con sanzioni più elevate per chi danneggia i nostri imprenditori e il patrimonio che generazioni hanno saputo trasmettere. Abbiamo lavorato anche a una nuova etichetta che permetterà una maggiore riconoscibilità dei nostri prodotti. Il Consorzio del Prosecco è stato il primo ad aderire. L’etichetta porterà il tricolore e un QR code che spiega il prodotto e permette la riconoscibilità della qualità. Lo Stato garantisce la protezione dalle imitazioni di qualsiasi tipo. Ringrazio le forze dell’ordine e gli ispettori del controllo qualità, insieme all’Unione europea, per i controlli che anche in questi giorni hanno portato al ritiro di circa 500mila bottiglie che evocavano impropriamente il Prosecco. Poi c’è la promozione, il racconto del vino. Il vino deve tornare a essere raccontato come parte di un’alimentazione bilanciata. Il mio primo voto in Europa è stato contro il divieto di finanziare con fondi europei la promozione del vino. La posizione italiana precedente era quella dell’astensione, ma una nazione produttrice deve prima di tutto difendere ciò che è nel proprio interesse. Abbiamo lavorato sulla promozione con più di 100 milioni di euro di fondi, perché siamo interessati a rafforzare i mercati che abbiamo, consolidandoli e ampliandoli.
Le scuole di eccellenza come questa permettono di arrivare a un concetto fondamentale: una cosa è fare un prodotto a base di uva, un’altra è fare un buon vino. Gli enologi cercano di fare un buon vino che abbia spazio nei mercati. C’è molta concorrenza nel mondo, ormai il vino cercano di farlo quasi tutti, ma l’Italia continua a essere leader. E credo che gran parte del merito spetti proprio agli enologi, che realizzano vini di alta qualità che vanno raccontati per quello che valgono, anche all’interno della cucina italiana. Chiudo su questo: Vinitaly è, a mio avviso, la regina mondiale degli eventi dedicati alla promozione del vino. Non è seconda nemmeno a Parigi per capacità di promuovere non solo il vino in termini commerciali, ma la cultura del vino e una salute compatibile con il sistema vino. A Verona quest’anno abbiamo avuto modo ancora una volta di rendere centrale il settore del vino, coinvolgendo i giovani, le scuole e mostrando esempi concreti. Lo scorso anno, con una legge che abbiamo voluto, abbiamo istituito il maestro della produzione viticola. Casualità vuole che il primo maestro d’Italia sia Riccardo Cotarella.
LUCIANO FERRARO:
Avete fatto anche una campagna per il consumo moderato del vino che ha avuto sulle reti Rai 71 milioni di contatti. Mi dicevano che volete continuare con un secondo step.
FRANCESCO LOLLOBRIGIDA:
Tre anni fa eravamo sulla difensiva. Il vino veniva attaccato e molti avevano paura di dire quello che alcuni di noi rappresentavano con coraggio, venendo anche attaccati sul piano personale. Dire che il vino non fa male non è una vergogna. Oggi lo dicono gli scienziati. Noi lo dicevamo partendo da un dato: la nazione con la maggiore longevità in Europa è l’Italia. Esiste il bere moderato, il bere responsabile. C’è un fattore di età: per un giovane un certo quantitativo può essere tollerabile, per una persona più adulta cambia. Lasciamo queste valutazioni alla scienza. Ma la prima affermazione doveva essere categorica: il vino non era quel pericolo che qualcuno tentava di rappresentare. Oggi siamo in una fase diversa, in cui dobbiamo spiegare e raccontare. Lo spot che abbiamo realizzato racconta l’Italia, l’ambiente, la qualità, l’identità, la tradizione e spiega che il vino è l’elemento intorno al quale ruota tutto questo. È uno spot che ha avuto grande successo e che abbiamo promosso anche durante le Olimpiadi invernali. Gli atleti venuti in Italia hanno apprezzato molte cose, ma il cibo e il buon bere sono quelli che hanno portato nel cuore. Sport e vino non sono incompatibili. Non è un segreto che nei primi Giri d’Italia il vino fosse presente, così come Sinner ha festeggiato con un vino italiano, non con champagne ma con Asti. Il vino è compatibile con un bere responsabile. Non bisogna esagerare, bisogna avere un’alimentazione bilanciata e non eccedere in niente, non solo nel vino. Il vino non è solo alcol. È molto altro. E questo lo abbiamo voluto raccontare. Lo stiamo facendo anche in Paesi che hanno un pregiudizio rispetto al vino. Siamo stati nei Paesi “Stan”, in Paesi islamici. A tavola non portavano vino. Noi abbiamo detto: senza vino non facciamo una cena italiana, perché senza convivialità non si crea lo stesso clima. Abbiamo portato anche Cannavaro, che è l’allenatore dell’Uzbekistan. Devo dire che il vino è stato apprezzato da tutti. Cerchiamo in ogni modo di promuovere questo nostro grande prodotto e di rafforzarlo sui mercati. Alcuni settori vanno meglio, altri meno, ma la sfida è fare sempre meglio. Se giochiamo sulla quantità standardizzata e sul centesimo di prezzo, l’Italia perde. Dobbiamo lavorare sulla qualità e sulla capacità di raccontarla.
LUCIANO FERRARO:
Parliamo ancora di comunicazione. Il presidente Ettore Prandini all’assemblea Coldiretti di Brescia ha detto che ci sono trasmissioni Rai che demonizzano l’agricoltura e ha proposto di fare una trasmissione che valorizzi il lavoro dei produttori agricoli. Lei è d’accordo?
FRANCESCO LOLLOBRIGIDA:
È giusto raccontare anche le problematiche, ma bisogna ricordare che se uno sbaglia ce ne sono altri centomila che fanno bene il loro lavoro e tengono in piedi questa nazione. Quando Prandini ha parlato di fare una trasmissione che racconti le belle storie d’Italia, ho capito il senso del suo intervento. Noi abbiamo appena chiuso una convenzione più ampia con la Rai. Negli ultimi anni il ministero aveva smesso di pianificare con attenzione questo tipo di attività. Adesso inizieranno trasmissioni che promuoveranno il sistema Italia, raccontando agricoltura, identità, ristorazione e prodotti: dove vengono prodotti e come vengono prodotti.E il vino, per quanto mi riguarda, è centrale. Qualsiasi tavola senza vino è, secondo me, una tavola più noiosa. Non entro oltre nel merito della salute, ma certamente il clima che si respira intorno a una tavola con un bicchiere di vino è diverso e, a mio avviso, anche più positivo.
LUCIANO FERRARO:
Nel pacchetto vino europeo si parla anche della possibilità di estirpo delle vigne. Secondo lei si arriverà anche in Italia a ridurre la superficie vitata?
FRANCESCO LOLLOBRIGIDA:
Il settore del vino deve partecipare unito. Ci sono enologi, associazioni agricole, produttori. In Italia oggi il settore vino fa sistema. Io chiedo sempre che le soluzioni arrivino dai tavoli del vino. Quando sono unitarie, io le sposo. Non ero convintissimo che il dealcolato fosse una soluzione per il mondo del vino, ma una volta arrivata l’unanimità del tavolo abbiamo autorizzato un sistema che proteggesse le indicazioni geografiche e permettesse anche di sviluppare quel mercato. Sull’estirpo non sono particolarmente convinto. Noi sosteniamo il settore agricolo per due ragioni: la sicurezza alimentare e la tutela dell’ambiente. Non saprei bene oggi come sostituire i vigneti e non vorrei ritrovarmi con campi abbandonati o terreni improduttivi. Anche sull’aumento delle aree produttive ci sono opinioni diverse. Se il settore dovesse arrivare all’unanimità anche sull’estirpo, sarei pronto a procedere. Ma se questa strada non fosse condivisa, credo che le soluzioni possano essere altre. Io proverei ancora a puntare sulla qualità, sulla produzione e sull’affermazione nei mercati. La crisi di Bordeaux e di alcune aree del vino francese dipende anche dal fatto che il differenziale di prezzo oggi è spesso più alto del differenziale reale di qualità. I consumi cambiano, c’è un boom degli spirits soprattutto tra i giovani. Su questo bisogna intervenire spiegando bene la differenza e coinvolgendo anche il mondo della ristorazione. Stiamo facendo analisi per trovare le soluzioni più idonee. Io mi affido sempre a chi ha maggiore competenza tecnica, assumendomi poi la responsabilità delle scelte.
LUCIANO FERRARO:
Siamo in Veneto, all’ora dell’aperitivo. Meglio uno spritz o un bicchiere di bianco, rosato o rosso?
FRANCESCO LOLLOBRIGIDA:
Sicuramente si comincia da uno e poi si finisce con l’altro. Nel caso specifico dello spritz, essendo a base di Prosecco, evidentemente non danneggia il mercato del vino nemmeno in quel caso.
Intervento ministro Matteo Piantedosi
Nel corso della prima giornata è arrivato anche il videomessaggio del ministro dell’Interno Matteo Piantedosi, che ha ribadito il valore strategico del comparto vitivinicolo per l’economia e per l’immagine internazionale dell’Italia. Ecco il suo intervento integrale:
“Rivolgo a tutti voi il mio più cordiale saluto e ringrazio Assoenologi per il quotidiano lavoro a sostegno di un comparto strategico per l’economia nazionale e per l’immagine stessa dell’Italia nel mondo. Il vino italiano non rappresenta soltanto un’eccellenza nel panorama enologico mondiale, perché è un prodotto profondamente radicato nella nostra storia e parte integrante delle tradizioni, del territorio e delle comunità che lo abitano. In questi anni il comparto ha saputo affrontare sfide complesse legate ai cambiamenti climatici, all’evoluzione dei mercati internazionali e a un contesto economico sempre più esigente.
Il Governo guarda con grande attenzione a questo mondo e al suo sviluppo nella convinzione che sostenere le eccellenze italiane significhi rafforzare la competitività del Paese, tutelare il lavoro e promuovere modelli produttivi fondati sull’etica e sulla qualità. Nella tradizione conviviale il vino rimane simbolo di socialità e condivisione e in questo senso è indispensabile continuare a diffondere specie tra le giovani generazioni la cultura di un consumo consapevole e responsabile. Promuovere insieme la moderazione e la conoscenza del prodotto, evitando allarmismi, assume grande importanza anche nell’ambito di una più ampia strategia di responsabilità collettiva.
La prevenzione dei comportamenti a rischio e la tutela della salute rappresentano obiettivi che richiedono l’impegno di tutte le istituzioni. Interventi che potranno essere tanto più efficaci quanto maggiore sarà il contributo delle categorie produttive, delle associazioni e del mondo della formazione e sono convinto che tutti gli attori di questo importante settore potranno continuare a svolgere un ruolo fondamentale per coniugare qualità e responsabilità, valorizzazione e sicurezza. In un contesto globale sempre più competitivo è inoltre decisivo continuare ad investire nell’innovazione, nella ricerca scientifica e nella tutela delle denominazioni e delle produzioni di qualità.
Il ruolo delle istituzioni è fondamentale e il Ministero dell’Interno continuerà a garantire il massimo impegno, anche attraverso le forze di polizia, per tutelare la legalità economica e la sicurezza delle filiere produttive. E quindi, cari enologhi, oggi qui si realizza un importante momento di confronto, un luogo dove si incontrano energia e passione e nel quale troveranno spazio quelle nuove idee che sapranno delineare il futuro del vino del mondo. Vi auguro la migliore riuscita di questo congresso e a ciascuno di voi rinnovo il mio ringraziamento per il lavoro che svolgete con esperienza, con competenza e con professionalità”.
Intervento Christophe Hansen
Nel corso della giornata è intervenuto anche il commissario europeo all’Agricoltura e all’Alimentazione Christophe Hansen, che nel videomessaggio trasmesso da Bruxelles ha definito il vino europeo “un patrimonio condiviso a livello mondiale” e ha ricordato le nuove sfide che attendono il settore, dal cambiamento climatico all’evoluzione dei consumi e dei mercati internazionali. Il testo integrale:
“Cari enologi, enotecnici e professionisti del vino, caro presidente Riccardo Cotarella, è un vero piacere essere oggi con voi da Bruxelles in occasione della vostra Assemblea generale a Conegliano. Questa città e il suo territorio riflettono perfettamente ciò che il vino rappresenta per l’Italia e per l’Europa: un patrimonio vivente plasmato dai paesaggi, dalle tradizioni e da generazioni di artigianalità. Perché il vino è molto più di un prodotto agricolo. È un patrimonio condiviso a livello mondiale, una parte significativa delle nostre identità e della vita delle nostre regioni, soprattutto in Italia. Oggi, tuttavia, il settore si trova ad affrontare sfide crescenti. Il cambiamento climatico sta influenzando i vitigni e i cicli della vendemmia. Le aspettative dei consumatori stanno evolvendo rapidamente e i mercati diventano sempre più volatili e competitivi. Eppure il vino europeo continua a rappresentare una storia di successo globale, con circa il 60% del consumo mondiale di vino e oltre 1.700 indicazioni geografiche protette. Ma questa leadership non può essere data per scontata.
È proprio per questo che abbiamo adottato il pacchetto vino. Il suo obiettivo è chiaro: sostenere la competitività e la resilienza del settore, preservando ciò che rende unico il vino europeo. Il pacchetto prevede strumenti concreti per investire nella resilienza climatica, prevenire la volatilità del mercato e la sovrapproduzione, armonizzare l’etichettatura digitale, introdurre maggiore flessibilità nella gestione dei vigneti e creare nuove opportunità per i vini dealcolati. Ma l’innovazione deve sempre essere bilanciata con la qualità e con il pieno rispetto di pratiche enologiche rigorose e severe. Il vostro ruolo di enologi è quindi essenziale. Voi custodite la qualità e l’autenticità del vino, contribuendo allo stesso tempo a far progredire l’innovazione su basi solide. L’Europa può offrire il quadro normativo, gli strumenti e la visione. Ma sono la vostra competenza, la vostra passione e la vostra dedizione a continuare a costruire la storia di successo del vino europeo”.

Il Presidente dell’ICE, Matteo Zoppas:
“Ringrazio Assoenologi per questo riconoscimento, che accolgo con grande gratitudine e senso di responsabilità. Lo considero come un attestato di stima per il lavoro svolto a favore del mondo del vino. Vedere riconosciuto l’impegno verso un mondo che sento molto vicino considero essere un vero onore. Dietro il successo del vino italiano nel mondo – che sfiora quasi gli 8 miliardi di euro di export – ci sono la qualità delle nostre produzioni, la storia delle cantine, la forza dei brand e il legame con il territorio. Deve essere riconosciuto il lavoro degli enologi e dell’associazione che li rappresenta, che è tra i principali fattori che consentono, anno dopo anno, di accrescere la qualità dei vini italiani e la loro notorietà nel mondo, definire i trend, contribuendo anche alla diffusione della cultura e dell’identità del vino. Fondamentale, in questo percorso, è il ruolo delle loro attività di ricerca e sviluppo continue, che mettono a disposizione degli imprenditori strumenti e competenze decisive per sostenere la crescita del settore e il progressivo miglioramento del posizionamento dei vini italiani nello scenario internazionale. Ancora di più oggi, con le criticità dei mercati, dobbiamo stare vicino a imprese e imprenditori. Insieme al Governo italiano, alla premier Giorgia Meloni che ha istituito il tavolo sul vino, al Ministro Francesco Lollobrigida ed al Ministro Antonio Tajani, mi auguro di continuare a creare quel maggiore valore che questo prodotto merita, importante Ambasciatore del Made in Italy nel mondo”.
Intervento europarlamentare Dario Nardella:
Salve a tutte e tutti cari amici di Assoenologi, sono molto dispiaciuto di non poter essere con voi in presenza, tuttavia d’accordo con il mio carissimo amico Riccardo Cotarella ho voluto inviarvi questo messaggio. È passato un anno dalla riunione di Agrigento e sono successe molte cose. Anzitutto, il nuovo pacchetto per il vino che abbiamo votato a larghissima maggioranza in Parlamento europeo a Strasburgo, una carta di intenti e di azioni molto concrete.
Pensiamo ad esempio alla possibilità di introdurre i progetti dell’enoturismo nel programma europeo di finanziamenti. Pensiamo alla possibilità di estendere da 3 a 9 anni la promozione europea per tutte quelle attività di promozione vitivinicola, da convegni a eventi, manifestazioni e ovviamente progetti di promozione internazionale, ma pensiamo anche alle risorse disponibili e agli strumenti che riguardano le situazioni più difficili, la crisi che abbiamo di fronte come lo stoccaggio dei prodotti o come anche in via del tutto eccezionale e estrema il rimpianto di vigneti. Tutte queste misure devono e possono essere utilizzate in modo molto concreto, tenendo conto che il rapporto tra vino e turismo in Italia è qualcosa che per noi è già realtà.
Siamo ormai a più del 20% del fatturato di tutte le aziende vitivinicole che viene dall’enoturismo, con una spesa media di ogni visitatore in una cantina che supera i 120 euro, pensiamo anche al volume di affari che supera i 3 miliardi di euro. Sono tutti numeri incoraggianti che ci dicono cosa? Che il turismo è una parte integrante ormai dell’attività vitivinicola. Tuttavia, dobbiamo fare attenzione ad alcuni aspetti.
Non possiamo sostituire il reddito dei produttori vitivinicoli solo con il turismo. Il turismo è un’attività complementare che integra l’attività dell’azienda vitivinicola. Questo è fondamentale perché altrimenti rischieremo di fare solo un discorso quantitativo, cioè di usare la leva dell’enoturismo solo per muovere flussi, quando invece l’enoturismo è una straordinaria leva per la cultura, per affermare, promuovere, consolidare quello straordinario patrimonio culturale che è il vino.
Mettiamoci nei panni di un visitatore che arriva in una regione, vuole fare un’esperienza, vuole vivere qualcosa di inedito, vuole vedere la tradizione, la cultura di quel luogo. .Ecco, il vino forse è l’unico prodotto che riesce a unire tutti questi fattori. Per questo dobbiamo difendere anche il vino ed è inutile girarci intorno, torna nuovamente il rischio di una politica allarmistica sulla comunicazione al consumatore attraverso soluzioni sbrigative sull’etichettatura salutistica.
È chiaro che siamo tutti uniti per difendere la salute ma vogliamo anche difendere sulla base di evidenze scientifiche il valore del prodotto vino che più che una bibita è un alimento, non può essere associato in modo asettico agli altri alcolici. Peraltro proprio oggi, quando vi sto registrando questo messaggio, abbiamo a Firenze il Commissario Europeo alla Salute e alla Sicurezza Alimentare Olivér Várhelyi e con lui parlerò del tema dell’etichettatura del vino. Giusto informare in modo completo tutti i consumatori, sbagliato è inserire messaggi che spaventano e allarmano perché il vino in moderate quantità, quando non è abuso, è un prodotto che si integra benissimo con la dieta mediterranea.
Tutto questo fa parte del lavoro di promozione del vino e dei nostri territori, per questo voi enologi siete degli interpreti del territorio, non siete soltanto coloro che introducono l’appassionato, il visitatore, il cliente, l’acquirente in una cantina. Avete un ruolo molto più difficile, molto più complesso e vorrei dire strategico, di rafforzamento di questa visione culturale del vino come parte integrante di un patrimonio di civiltà, di storia, di cultura che vuole guardare anche in avanti. Con Riccardo abbiamo fatto un bellissimo evento con i giovani proprio a Firenze, era l’impegno che avevamo preso ad Agrigento, io sono pronto a prendere un altro impegno con voi per un appuntamento che possa attraversare le nostre bellissime regioni italiane mettendo insieme gli operatori del turismo di tutti i livelli con il mondo straordinario e ricco e plurale del vino”.
A portare il saluto della Sezione centro-orientale di Assoenologi è stato quindi il vicepresidente nazionale Michele Zanardo, che ha evidenziato il valore simbolico di Conegliano e della storica Scuola Enologica, che quest’anno celebra i 150 anni di attività.
“È per la nostra sezione un onore ospitarvi in questi giorni – ha dichiarato Zanardo – Come categoria dobbiamo molto a questa città ed ai personaggi illustri che hanno fatto la storia della viticoltura ed enologia internazionale, tutti profondamente legati alla Scuola Enologica”.
Zanardo ha ricordato come la sezione centro-orientale conti oggi 715 soci, “di cui il 40 per cento ha meno di quarant’anni”, sottolineando come proprio nelle nuove generazioni risieda “lo sviluppo futuro della categoria”.
“Uno sguardo al passato – ha concluso – è una lanterna per illuminare la via del futuro”.
La giornata inaugurale del congresso si è concentrata in particolare sui temi “vino e salute” e “vino e giovani”, al centro di approfondimenti, confronti scientifici e dibattiti che proseguiranno anche nelle prossime giornate insieme ai focus dedicati a sostenibilità, innovazione tecnologica, mercati internazionali ed enoturismo.
Premi comunicazione
Premio Assoenologi Comunicazione Italia 2026 Alessandro Regoli direttore di Wine News. Premio Assoenologi Comunicazione Internazionale 2026 Stevie Kim.
Entrambi nominati soci onorati Assoenologi.
Nomina Soci onorari
Fabio Chies sindaco Conegliano
Matteo Zoppas Presidente ICE
Federico Bricolo Presidente Veronafiere
A Luca Zaia il “Premio speciale territorio”.
Il congresso terminerà sabato 30 maggio, il programma completo su www.assoenologi.i
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