Martedì 3 giugno 2025 – Audizione Assoenologi presso la 9a Commissione del Senato

Audizione di Assoenologi presso la 9ª Commissione del Senato – Agricoltura e Produzione agroalimentare Esame dell’atto dell’Unione Europea n. COM (2025)137 def. (Sostegno nel settore dei prodotti vitivinicoli e vitivinicoli aromatizzati) Assoenologi – Contributo tecnico e proposte strategiche

Assoenologi, in rappresentanza degli enologi e degli enotecnici italiani, nel ringraziare la Commissione per l’opportunità di contribuire alla discussione sull’atto COM (2025)137 def. in materia di sostegno al settore dei prodotti vitivinicoli, riconosce la valenza dell’atto come un importante passo utili, ma allo stesso tempo vuol contribuire ad ampliare il perimetro di riflessione, rafforzando alcune tematiche ritenute dalla nostra organizzazione particolarmente strategiche.

Un settore al bivio: transizione strutturale e opportunità da cogliere
Il comparto vitivinicolo europeo sta affrontando una transizione profonda e multidimensionale, che va ben oltre la semplice congiuntura economica. Le pressioni derivanti da mutamenti nei consumi, instabilità climatica, innovazioni tecnologiche, nuove priorità normative (salute pubblica, sostenibilità ambientale, digitalizzazione) stanno ridisegnando il profilo del sistema-vino.
Il vino oggi non è più solo un prodotto agricolo: è espressione culturale, presidio territoriale, volano turistico e simbolo identitario. Tuttavia, il rischio attuale è quello di affrontare i cambiamenti in modo difensivo, rinunciando a costruire una strategia di lungo periodo che valorizzi le specificità del sistema europeo e la sua funzione nel paesaggio, nell’economia e nella coesione sociale.

OSSERVAZIONI E PROPOSTE OPERATIVE

1. Valorizzare il vino attraverso il territorio: l’enoturismo come leva strutturale
In un contesto in cui i consumi di vino si riducono stabilmente (oltre -10% in Italia nel 2024), diventa necessario disancorare il valore economico del settore dal mero volume venduto. L’enoturismo si presenta come alternativa strategica, non solo per sostenere i redditi aziendali, ma soprattutto per:
• rafforzare il legame tra vino e territorio, promuovendo cultura, tradizione, sostenibilità e qualità;
• generare valore aggiunto esperienziale, intercettando nuove tipologie di domanda (giovani, turisti stranieri, appassionati);
• educare il consumatore al consumo consapevole, attraverso la narrazione del processo produttivo, della filiera corta e dell’identità enologica locale.

Proposte operative:
• Riconoscimento dell’enoturismo come leva strategica della politica agricola e culturale nazionale;
• Semplificazioni normative e fiscali per cantine, piccoli produttori e aziende agricole multifunzionali;
• Creazione di circuiti nazionali integrati (vino, paesaggio, patrimonio culturale, ristorazione tipica);
• Incentivi alla formazione degli operatori vitivinicoli in ambito turistico e comunicativo.

2. Riconversione produttiva e tutela del reddito agricolo
L’eccesso di potenziale produttivo, aggravato dalla crisi climatica e dal calo dei consumi, impone una diversificazione strutturale.
Proposte operative:
• Programmi pluriennali di riconversione verso attività legate all’enoturismo, alla filiera alimentare di qualità, all’educazione rurale;
• Introduzione di premi ambientali e paesaggistici legati alla gestione viticola sostenibile, anche in aree marginali;
• Integrazione tra PAC e misure nazionali per garantire redditività minima nelle fasi di transizione.

3. Etichettatura digitale e accesso all’informazione
L’etichetta digitale tramite QR code va governata con strumenti che ne garantiscano accessibilità, permanenza e trasparenza.
L’introduzione dei QR code come strumento per veicolare le informazioni obbligatorie al consumatore rappresenta un’evoluzione importante verso la digitalizzazione del settore. Tuttavia, la tecnologia digitale è per sua natura soggetta a rapida obsolescenza: formati di lettura, standard di compatibilità, supporti software e hosting cambiano nel tempo, rendendo incerti la permanenza e l’accessibilità dei dati nel medio-lungo periodo.
Non è garantito, ad esempio, che fra 10 anni i dispositivi mobili saranno ancora in grado di leggere gli attuali QR code o di accedere a contenuti ospitati su piattaforme nel frattempo dismesse o
modificate. Ciò rischia di compromettere il diritto del consumatore a una informazione trasparente e accessibile nel tempo, specialmente in riferimento a prodotti a lunga conservazione come il vino.

Per questo motivo, si raccomanda:
• un sistema pubblico o consortile di archiviazione centralizzata dei contenuti informativi legati ai codici digitali;
• obblighi minimi di conservazione e aggiornamento dei dati (es. 10 anni);
• soluzioni alternative o parallele fisiche/offline a garanzia di accessibilità permanente, specialmente in contesti rurali o meno digitalizzati.

Proposte operative:
Registro europeo certificato per QR code e contenuti digitali, con obbligo di conservazione decennale;
• Parte minima di informazioni obbligatorie da mantenere su etichetta fisica;
• Previsione di soluzioni offline alternative per aree con bassa connettività o utenti meno digitalizzati.

4. Riconoscimento del ruolo tecnico dell’enologo
L’enologo è garante della qualità, della sicurezza e dell’equilibrio tra tradizione e innovazione. Il suo ruolo va formalmente rafforzato, in particolare nei processi che riguardano nuovi prodotti (dealcolati, pratiche innovative, disciplinari aggiornati).

Proposte operative:
• Obbligo di figura tecnica certificata in cantine che adottano pratiche complesse o innovazioni tecnologiche;
• Riconoscimento del ruolo dell’enologo nel sistema di tracciabilità e qualità DOP/IGP.

5. Intelligenza artificiale nella filiera vitivinicola: una leva strategica da integrare nel Wine Package
L’intelligenza artificiale (IA) sta progressivamente trasformando anche il settore vitivinicolo, offrendo strumenti capaci di migliorare l’efficienza, l’adattamento climatico, la qualità dei prodotti e l’interazione con il consumatore. Dalla viticoltura di precisione alle strategie predittive sui mercati, l’IA rappresenta una frontiera di innovazione applicabile a tutte le fasi della filiera: produzione, trasformazione, comunicazione e vendita.
Nel contesto attuale, in cui il comparto affronta sfide strutturali legate a calo dei consumi, volatilità climatica e pressione regolatoria, l’integrazione responsabile dell’IA può contribuire a migliorare la competitività e sostenibilità del vino europeo, in coerenza con gli obiettivi del Green Deal e del Digital Europe Programme.

IA e Wine Package: sinergie potenziali

La proposta legislativa COM(2025)137 (“Wine Package”) contiene misure mirate a rafforzare la resilienza, la promozione e la modernizzazione del settore. Tuttavia, non prevede riferimenti espliciti al ruolo dell’IA. Una sua integrazione coerente con il pacchetto potrebbe rafforzarne l’efficacia nei seguenti ambiti:
• Adattamento climatico e agricoltura di precisione: grazie all’analisi predittiva dei dati (satellitari, meteorologici, fitosanitari) per ottimizzare trattamenti, irrigazione e raccolta.
• Pianificazione produttiva e sostenibilità: attraverso modelli intelligenti di gestione delle rese, simulazioni di scenari colturali e valutazione degli impatti ambientali.
• Tracciabilità e certificazione digitale: IA per il riconoscimento automatico di lotti, QR intelligenti e tracciabilità trasparente nella blockchain alimentare.
• Relazione col consumatore e promozione: sistemi personalizzati di raccomandazione, chatbot enologici, marketing predittivo.

Proposte operative per l’integrazione dell’IA nel Wine Package;
• Fondo europeo per la transizione digitale del settore vino. Istituire un fondo dedicato per sostenere l’introduzione graduale di strumenti di IA nelle imprese vitivinicole, con priorità per PMI e aree interne.
• Programmi pilota di viticoltura intelligente. Promuovere progetti dimostrativi a livello di distretti vitivinicoli (es. in collaborazione con Consorzi, università, startup agritech) per testare modelli predittivi climatici, sistemi intelligenti di monitoraggio e gestione automatizzata dei vigneti.
• Linee guida europee su IA e trasparenza nella filiera. Definire un quadro normativo armonizzato che regoli l’uso di IA in relazione a: protezione dei dati agricoli, responsabilità sulle decisioni automatizzate, trasparenza nei confronti del consumatore.
• Piattaforma digitale europea per dati vitivinicoli. Creare un’infrastruttura dati condivisa che consenta ai produttori, ricercatori e policy maker di accedere e utilizzare dataset geolocalizzati, climatici e di mercato, alimentata anche da tecnologie IA.
• Inclusione dell’IA nelle misure OCM vino. Inserire esplicitamente la possibilità di finanziamento per tecnologie IA tra le azioni ammissibili dell’Organizzazione Comune del Mercato (OCM) vino, in particolare per investimenti in innovazione e promozione.

6. Riflessioni e preoccupazioni sul tema della produzione dei vini dealcolati
Infine, ci preme porre l’attenzione su un tema che sta assumendo crescente rilevanza sia a livello tecnico che normativo: la produzione dei vini parzialmente o totalmente dealcolati, e più in generale il riconoscimento e l’inquadramento di tali prodotti all’interno della normativa vitivinicola europea.

In particolare, segnaliamo la nostra preoccupazione per un processo normativo che si sta delineando all’insegna della deroga, dell’eccezione e dell’adattamento tecnico in favore della produzione di vini dealcolati, anche a costo di superare consolidati principi di produzione vitivinicola che, per decenni, hanno costituito la base della qualità, della riconoscibilità e della tutela dell’identità territoriale e varietale dei vini italiani.

Come è noto, è in via di approvazione in seno all’OIV (Organizzazione Internazionale della Vigna e del Vino) una risoluzione tecnica che autorizza, per i vini dealcolati, l’uso di pratiche enologiche non consentite per i vini tradizionali: dall’aggiunta di glicerolo, a forme di taglio tra vini dealcolati e non dealcolati, fino alla proposta, ancora solo enunciata di aggiungere acqua di permeato per ricostruire la matrice organolettica del prodotto. Tali deroghe sono giustificate dalla necessità tecnica di compensare gli effetti della dealcolazione sul corpo, sulla struttura e sulla gradevolezza del vino.

Questa evoluzione ci porta ad alcune considerazioni fondamentali.

La perdita di un principio guida: il legame con il territorio e il vitigno
Il vino – e ancor più il vino italiano – ha fondato il proprio prestigio sul rispetto di un principio di identità: ciò che beviamo deve essere il frutto del vitigno, del territorio e del saper fare dell’uomo. È questo legame stretto che ha giustificato regole stringenti sulle pratiche enologiche, a tutela del consumatore e della qualità percepita.

Ora si assiste invece alla nascita di un prodotto “vino” a cui sono concesse pratiche tecniche ampie, invasive, talvolta lontane dalla cultura tradizionale del vino, il tutto per intercettare un segmento di mercato potenziale (quello dei consumatori che cercano prodotti a basso o nullo contenuto alcolico) ma senza garanzie che queste innovazioni non arrechino danni collaterali alla percezione, al valore e alla posizione del vino tradizionale sul mercato.

Il rischio di una concorrenza normativa sleale
Ci chiediamo: è sostenibile, ed è equo, che due prodotti che portano entrambi il nome di “vino” possano sottostare a regimi regolatori così differenti? Da un lato il vino tradizionale, soggetto a limiti rigorosi sulle pratiche enologiche, sull’origine delle uve, sulle rese, sul grado alcolico, sulla
stabilizzazione, e così via. Dall’altro il vino dealcolato, a cui si permettono interventi di taglio, ricostruzione, aggiunta, con finalità dichiaratamente tecnologiche e commerciali.
Il rischio che denunciamo è quello di una concorrenza interna distorta: si mette il vino tradizionale in una posizione di svantaggio competitivo nei confronti di un prodotto che, pur rientrando nella stessa definizione legale, può usufruire di maggiore libertà operativa e di costi produttivi potenzialmente più bassi.

“Normalizzare” le deroghe
Se la logica dell’innovazione e della competitività, nel contesto storico che stimo vivendo, ci spinge verso delle regole diverse per i vini dealcolati, allora occorre aprire una riflessione più ampia: rivedere in chiave più generale l’intero impianto normativo delle pratiche enologiche autorizzate.
In altri termini: se i vini dealcolati sono giuridicamente considerati “vini” a tutti gli effetti, allora occorre rivedere l’impianto delle pratiche enologiche in generale o si rischia di scivolare verso una deregulation di fatto, dove ciò che è vietato per un prodotto diventa legittimo per un altro, solo perché il contesto commerciale lo richiede.

La centralità del consumatore e la responsabilità del legislatore
Comprendiamo e condividiamo la necessità di innovare e rispondere ai cambiamenti nei gusti e nelle abitudini dei consumatori, sempre più attratti da prodotti leggeri, semplici, “ready to drink” e con una comunicazione immediata. Tuttavia, riteniamo che questa evoluzione avvenga in coerenza normativa e, soprattutto, del rispetto della cultura produttiva che è alla base del vino italiano.
Innovazione sì, ma con responsabilità e trasparenza. È necessario uno studio approfondito e un dibattito allargato sugli effetti che queste nuove norme e deroghe possono avere nel medio e lungo termine sull’equilibrio del settore vitivinicolo.

Per questo si invita a riflettere sulle seguenti proposte:
• Monitorare attentamente l’evoluzione della normativa europea e OIV sui vini dealcolati.
• Promuovere un confronto nazionale ed europeo tra produttori, tecnici, scienziati e rappresentanti istituzionali sul futuro del vino, distinguendo chiaramente tra esigenze di mercato e tutela dell’identità del prodotto.
• Valutare con attenzione l’opportunità di ammettere deroghe sostanziali per i vini dealcolati e garantire che i dealcolati siano sottoposti a principi di trasparenza e tutela del consumatore analoghi a quelli dei vini tradizionali.
• Evitare scelte affrettate che, pur rispondendo a interessi di breve termine, possano produrre danni duraturi alla reputazione e alla sostenibilità del comparto vitivinicolo tradizionale.
• Valorizzare il ruolo dell’enologo come figura tecnica qualificata e responsabile, sia nella produzione tradizionale sia – con ancora maggiore rilevanza – nella gestione e nel controllo dei processi enologici complessi come la dealcolazione e la successiva ricostruzione del profilo organolettico del vino. Se si va verso un ampliamento delle pratiche enologiche ammesse, è fondamentale che vi sia una figura professionale riconosciuta, con competenze tecnico-scientifiche certificate, in grado di garantire trasparenza, sicurezza, tracciabilità e qualità. L’enologo può quindi assumere un ruolo centrale come garante del processo e come figura di raccordo tra produttori, organismi di controllo e consumatori, nell’ottica di un sistema produttivo sempre più responsabile e tracciabile.

In conclusione, Assoenologi chiede alla Commissione una attenta analisi per un nuovo patto europeo per il vino.

Il vino non è solo un prodotto da vendere. È cultura, agricoltura, turismo, biodiversità, paesaggio, memoria. Occorre una strategia a lungo termine che:
• protegga l’identità del vino europeo;
• investa sull’enoturismo e sulle economie rurali intelligenti;
• metta in rete strumenti tecnologici, risorse professionali e sistemi di governance condivisi;
• garantisca sostenibilità economica, ambientale e sociale;
• investa sull’AI nel settore vinicolo

Ribadiamo la nostra disponibilità a collaborare con le istituzioni per approfondire scientificamente e tecnicamente questi temi e per contribuire alla definizione di un quadro normativo equilibrato, coerente e sostenibile.

Milano, 3 giugno 2025

 

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