Sul vino servono verità, non sentenze
da L'Enologo Settembre 2026
di Riccardo Cotarella
Ci sono momenti in cui tacere non è prudenza. È rinuncia. E il mondo del vino, oggi, non può più permettersi di rinunciare a difendere gran parte della verità scientifica che afferma come un consumo consapevole e moderato sia perfettamente in linea con uno stile di vita sano. Una verità che da sempre viene supportata e divulgata da noi enologi. Un esempio concreto è la ricerca che pubblichiamo in questo numero. Dai miei studi teologici ho ripescato nel Vangelo di Matteo un’immagine durissima e straordinariamente attuale: “Se un cieco guida un altro cieco, tutti e due cadranno in un fosso”. È il rischio che corriamo quando il dibattito pubblico viene affidato solo ai cattivi maestri: a chi si autoproclama depositario di verità assolute, pontifica su ciò che non conosce e trasforma opinioni, pregiudizi o interessi in sentenze. Sul vino questo accade ormai troppo spesso, soprattutto quando si parla di salute. Da tempo chiediamo alla comunità scientifica una cosa molto semplice: dati. Dati seri, verificabili, indipendenti, capaci di raccontare il rapporto tra consumo moderato e consapevole di vino, stile di vita, alimentazione e salute. Non chiediamo alla totalità della scienza di assolvere il vino. E non accettiamo che qualcuno pretenda di condannarlo prima ancora che la scienza abbia trovato un giudizio unanime. La differenza è tutta qui. La ricerca formula ipotesi, misura, confronta, corregge, discute. Molti, invece, hanno sempre una risposta pronta. Confondono il consumo con l’abuso, il vino con l’alcol, un bicchiere durante un pasto con comportamenti patologici. Poi quella semplificazione diventa un titolo, uno slogan, qualche volta perfino una presunta inchiesta. E più il racconto è clamoroso, più trova spazio. Il vino si presta a questo meccanismo perché è popolare e trasversale, presente nella cultura e nell’economia di interi territori. Sparare contro il vino garantisce attenzione. Ma il clamore non è una prova e un’inchiesta non diventa vera solo perché viene presentata come tale. Anche nel giornalismo vale una regola antica: le storie troppo perfette per essere vere meritano sempre una verifica in più.
Non possiamo inoltre ignorare che attorno ai consumi si muovano enormi interessi economici e che categorie di prodotti differenti competano tra loro. Proprio per questo abbiamo bisogno di trasparenza, rigore e fonti riconoscibili. Il confronto deve avvenire sui fatti, non sulle campagne ideologiche. Assoenologi continuerà a stare in prima linea. Ma non può essere una battaglia di pochi. È tempo che tutto il mondo del vino ritrovi una voce comune e la capacità di reagire. Quando viene pubblicata un’inesattezza bisogna correggerla. Quando vino e abuso vengono messi sullo stesso piano bisogna spiegare la differenza. Lasciar correre significa consentire che una notizia semplicemente dubbia, ripetuta abbastanza volte, finisca per sembrare vera. Difendere il vino non significa negare i problemi. Il settore deve avere il coraggio di guardarsi dentro. Lo abbiamo detto parlando della crisi dei mercati: non possiamo immaginare che tutto continui come prima. Servono qualità, capacità di interpretare nuovi consumatori, promozione più efficace, equilibrio produttivo e una comunicazione all’altezza del valore che rappresentiamo. Non basta produrre un grande vino: dobbiamo sapere spiegare perché è grande e quale patrimonio di competenze, territori, agricoltura e cultura contiene. Vale per il mercato e vale, ancora di più, per la salute. Abbiamo bisogno di nuovi studi e di ricercatori pronti a seguire i dati anche quando portano a conclusioni scomode per una parte o per l’altra. È questa la scienza che chiediamo. Perché alla fine la verità ha una forza che le fake news non possiedono: può essere verificata. Il nostro compito è non lasciarla sola e spetta a noi raccontarla.
