Il racconto del mio primo mese a Hombolo, Tanzania

da L'Enologo Maggio 2026

di Francesco Gobbo

“Sono ritornato ad Hombolo da quasi un mese, partendo con un biglietto di sola andata. I primi giorni sono trascorsi velocemente, tra la risoluzione delle questioni burocratiche relative al visto che mi permette di stare qui per due anni, e gli incontri con l’Arcivescovo Beato della diocesi di Dodoma. Sistemate le questioni organizzative mi sono assicurato che l’evoluzione dei vini preparati in gennaio fosse sotto controllo: un bianco prodotto da uve Chenin blanc ed un rosato di Makutopora, varietà autoctona, che, probabilmente, corrisponde al nostro Ottavianello coltivato in Puglia ed al Cinsault del sud della Francia.
Questi vini, prodotti come piccola sperimentazione all’inizio dell’anno, quando la delegazione di Assoenologi è venuta a installare i macchinari sono stati prodotti con lo scopo di assicurarci il corretto funzionamento di tutte le attrezzature e con lo scopo didattico di insegnare ai ragazzi che vivono qui le procedure base di vinificazione.
In questa fase è stato sufficiente mantenere il controllo della temperatura e correggere i valori di anidride solforosa aggiunta durante i rimontaggi eseguiti per rimettere in sospensione le fecce. Gli aspiranti cantinieri hanno potuto imparare come eseguire le analisi di solforosa e acidità e l’importanza delle fecce nell’evoluzione del vino.
Qui ora è la stagione delle piogge e, nonostante il maltempo, i lavori in campagna non possono fermarsi. È giunto il momento di prepararci alla prossima stagione vegetativa o, meglio, di far credere alla vite che la stagione vegetativa sia finita. Qui infatti, a causa del fotoperiodo costante durante l’intero corso dell’anno (lunghezza del giorno di circa 12 ore) e delle temperature anch’esse abbastanza costanti (un’estate infinita, con lievi oscillazioni legate al periodo piovoso) la vite si comporta come sempreverde. È quindi necessario ripristinare la situazione con una potatura che avviene circa un mese dopo la raccolta.
La forma d’allevamento universalmente utilizzata in Tanzania è il cordone speronato, giunta qui probabilmente insieme alla viticoltura importata dai missionari italiani nel 1938. Tuttavia, la gestione della potatura è molto lontana dall’essere eseguita correttamente. Girando per i vigneti di Hombolo in questo periodo ovunque si vedono piante che sembra abbiano infilato le dita nella spina della corrente elettrica: 30/35 speroni lunghi quasi 20 centimetri, aggruppati a 5/6. Il carico di gemme è troppo elevato e gli speroni troppo lunghi.
Questo comporta uno squilibrio delle piante verso la parte vegetativa, con raccolti scarsi, uve che spesso faticano a completare la maturazione correttamente ed affastellamenti della vegetazione che non aiutano ad arrivare alla vendemmia con uve sane.
Data la diffidenza dei viticoltori con Padre Kessy siamo riusciti a farci lasciare quattro filari di un appezzamento di proprietà del consiglio pastorale della parrocchia di S. Giuseppe, di cui Padre Kessy è il parrocco, per mostrare quello che prevede una corretta gestione.
Con Maiko, Mependo, che in swahili significa amore, e Madaraka, il cui nome invece significa autorità, tre ragazzi che vivono qua con noi in parrocchia, abbiamo iniziato le operazioni di risanamento di questi filari, cogliendo anche l’opportunità per insegnare la corretta potatura a questi tre ragazzi.
Sono stati molti i contadini che ci hanno avvicinato curiosi di vedere cosa stessimo combinando e dubbiosi del risultato. Il tempo, speriamo, ci darà ragione: le viti sono state potate lasciando 5/6 speroni a pianta, per 2 o 3 gemme a sperone. Il grande dubbio è che il Makutopora non sia fertile sulle gemme basali e che quindi gli speroni siano troppo corti per la produzione.
Sicuramente già a partire da questo ciclo avremo la possibilità di gestire la chioma più facilmente: lo spropositato numero di germogli, la totale assenza di strutture per sorreggere la chioma (con esclusione del filo di banchina) e l’inconsapevolezza dell’importanza della potatura verde fa si che giunti alla vendemmia sia quasi impossibile penetrare nei filari, perché i germogli crescono nell’interfila fino ad unirsi fra loro. Credo, tuttavia, che per vedere i risultati in termini qualitativi saranno necessari almeno un paio di cicli per ristabilire l’equilibrio vegeto-produttivo. Devo dire che è molto strano potare le piante con ancora tutte le foglie verdi ed in pantaloncini e maniche corte. Ancor più strano è vedere che le piante già dal giorno successivo alla potatura stanno piangendo e in circa 10 giorni iniziano a germogliare.
In contemporanea al ripristino di questi quattro filari di Makutopora stiamo cercando di salvare un piccolo vigneto di Chardonnay proprio di fronte alla parrocchia, piantato due anni fa, martoriato dalle termiti e il cui sistema di palificazione è quasi completamente andato perduto. Le termiti, infatti, dopo essersi divorate i pali di legno hanno deciso di spostarsi sugli apparati radicali delle giovani viti.
Operativamente vogliamo potare le viti superstiti, piantare nuove barbatelle per sostituire le fallanze e ripristinare la palificazione sostituendo i pali di legno con dei pali in cemento che verranno costruiti in loco attraverso degli stampi. Stiamo cercando anche il rimedio per sconfiggere le termiti, anche se questa sarà la parte più difficile. I fumiganti, anche qua in Tanzania, non sono più disponibili, la Vetiveria, pianta che potrebbe essere utile come inerbimento, perché repellente nei confronti di questi insetti fastidiosi è impossibile da reperire. Tenteremo spruzzando al suolo un prodotto a base di bifenthrin utilizzato per le bonifiche dei terreni dove vengono poi costruiti gli edifici. Incrociamo le dita sul risultato.
Dalla Tanzania è tutto, vi aspettiamo ad Hombolo. Karibu Hombolo.”