Vino, territori e identità: il Veneto tra radici, export e nuovi consumatori
di Laura Bacca
Il 79° Congresso nazionale Assoenologi di Conegliano, la tavola rotonda moderata dal giornalista e critico enogastronomico Luciano Pignataro e dedicata a vino, territori e identità, ha offerto una fotografia articolata del Veneto vitivinicolo, definito dallo stesso Pignataro come “una delle locomotive dell’export italiano”. Al centro del confronto, i consorzi di tutela, chiamati a raccontare lo stato delle denominazioni, il rapporto con i consumatori e le strategie per affrontare un mercato che chiede qualità, chiarezza e rinnovamento. Ad aprire il confronto è stato Giancarlo Guidolin, presidente del Consorzio di tutela del Prosecco Doc, che ha ricordato la storia della denominazione, nata nel 2009 ma inserita in una famiglia più ampia che comprende anche Conegliano Valdobbiadene e Asolo. “Il Prosecco”, ha spiegato, “lavora, naturalmente, su una domanda molto specifica. Dobbiamo anche diversificare, trovare sempre nuove soluzioni”, come dimostra il Prosecco Rosé, che oggi vale circa 60-70 milioni di bottiglie. Il Consorzio sta inoltre “lavorando sul low alcohol, non sul dealcolato”, con l’obiettivo di avvicinare anche le fasce più giovani. Il punto, per Guidolin, è promuovere un consumo consapevole e conviviale, mantenendo centrale la tutela del consumatore e il ruolo della qualità, che parte dal mondo agricolo, dal rispetto dei disciplinari e dalla viticoltura, e passa attraverso il lavoro degli enologi.
Il tema dell’identità è stato ripreso da Gianfranco Zanon, vicepresidente del Consorzio di tutela del Conegliano Valdobbiadene Prosecco Docg, che ha riportato l’attenzione sulla storia del territorio. Il disciplinare risale al 1969, ma le radici sono più profonde e passano dai 150 anni della Scuola Enologica, dagli 80 anni della Confraternita di Valdobbiadene e dalla nascita, nel 1966, della prima Strada del Vino dei Colli di Conegliano e Valdobbiadene. “Nel nostro territorio la cultura, l’identità e la comunità sono fattori sostanzialmente importanti”, ha sottolineato Zanon. Per il Consorzio, la tutela delle colline e della viticoltura eroica resta una priorità, soprattutto nelle aree terrazzate della core zone Unesco, dove il lavoro è esclusivamente manuale: in alcuni vigneti si arriva a 1.200 ore per ettaro, con costi che possono avvicinarsi ai 20mila euro. Numeri che mostrano quanto, dietro un vino percepito come moderno e immediato, ci sia un sistema produttivo complesso e molto impegnativo.
Con Giorgio Piazza, presidente del Consorzio Vini Venezia, il discorso si è spostato sulla parte orientale della provincia di Venezia e sulle denominazioni nate dall’unione di territori e storie diverse. Il consorzio nasce nel 2011 dalla fusione di Lison-Pramaggiore e Piave, con l’obiettivo di valorizzare un nome conosciuto in tutto il mondo e due tipologie identitarie: il Raboso, con la Docg Malanotte, e il Lison, legato all’antico Tocai. Vini Venezia non è una denominazione dai grandi numeri, ma cresce in modo costante. “La tipologia che più ci rappresenta è il Pinot Grigio Venezia, che arriva intorno ai 9 milioni di bottiglie”, ha spiegato Piazza, ricordando che, sommando tutte le altre varietà, non si arriva a 11 milioni. “Una crescita piccola, non iperbolica, ma costante”, sostenuta anche da iniziative di comunicazione come Feel Venice, capace di portare oltre 1.200 persone, in un solo pomeriggio, nel giardino mistico dei frati carmelitani, di fianco alla Stazione di Santa Lucia.
Stefano Sequino, direttore del Consorzio delle Venezie, ha raccontato invece una Doc giovane, nata dalla Igt delle Venezie per riunire Veneto, Friuli Venezia Giulia e Provincia di Trento in una struttura interregionale. Oggi la denominazione conta 230 milioni di bottiglie, tutte con contrassegno di Stato e con il controllo assicurato da Triveneta Certificazioni. La spinta sulla promozione è decisiva, perché “la Doc delle Venezie è esportata all’estero per il 95%, con un mercato statunitense che vale circa il 40% dei volumi”. Proprio per questo il consorzio guarda anche a mercati come Brasile e India, mentre l’Italia, con appena il 4-5% del prodotto venduto nel Paese, resta uno spazio con un grande potenziale. Tra le linee di lavoro ci sono anche la bassa gradazione alcolica naturale e la valorizzazione delle varietà resistenti.
A chiudere la tavola rotonda è stato Claudio Galosi, vicepresidente del Consorzio Asolo Prosecco, che ha raccontato la doppia anima del territorio: da un lato l’Asolo Prosecco Superiore Docg, dall’altro il Montello Docg e l’Asolo Montello Doc. Il consorzio, che ha compiuto da poco quarant’anni, lavora su circa 2.300 ettari, con l’obiettivo di preservare il territorio ed evitare la standardizzazione. La coesistenza di più denominazioni consente di proporre non solo Prosecco, ma anche vini rossi di struttura, eleganza e riconoscibilità territoriale. In questa prospettiva si inserisce il lavoro sulla Recantina, vitigno autoctono su cui il consorzio ha avviato un percorso di ricerca e che potrebbe diventare una leva ulteriore per rafforzare l’identità dell’area.
Dal confronto emerge un Veneto vitivinicolo dove promozione, rapporto con i giovani, low alcohol, export e tutela delle identità locali non sono temi separati, ma parte dello stesso obiettivo: continuare a crescere senza perdere il legame con ciò che rende riconoscibile ogni singola denominazione.

LE DEGUSTAZIONI DEL CONGRESSO: DAL PROSECCO AI VITIGNI AUTOCTONI
Durante il Congresso il racconto dei consorzi ha trovato un riscontro anche nel calice, con due degustazioni offerte da alcune cantine della zona e organizzate sabato 30 maggio. “Non solo Prosecco: i vitigni autoctoni del territorio” ha portato in assaggio Colli Trevigiani Igt Verdìso Le Manzane, Lison Docg Classico, Azienda Agricola Le Carline (Consorzio DOC Venezia, Piave, Lison), Manzoni Bianco 2024 Conte Collalto, Montello DOCG Rosso 2019 Le Terre, Colli di Conegliano Docg Rosso “Montesco” 2018 Ai Palazzi, La Masottina e Malanotte del Piave Docg “Unno” 2013 Facchin Antonio & Figli Società Agricola. La degustazione “Il prosecco e le sue denominazioni” ha dato invece spazio ad Asolo Prosecco Superiore Docg “Col de Mez” Cantina Colli di Soligo, Conegliano Valdobbiadene Prosecco Superiore Docg “Ruio”, azienda agricola Malibran e Prosecco Doc Treviso Extra Dry La Marca e, per ultimo, il Valdobbiadene Superiore di Cartizze Docg dry.