Vino e longevità, lo studio rilanciato da Wine Spectator: “Chi beve vino con moderazione vive più a lungo”

Non tutto l’alcol è uguale. È questo, in estrema sintesi, uno degli elementi più interessanti che emergono da una ricerca presentata a marzo alla sessione scientifica annuale dell’American College of Cardiology, a New Orleans, e raccontata dalla testata statunitense Wine Spectator, nella rubrica “Grapevine”, con un articolo firmato da Ron Geraci dal titolo eloquente: “Study Finds Wine Drinkers Live Longer”, uno studio rileva che chi beve vino vive più a lungo. La ricerca, guidata da Zhangling Chen, professore al Second Xiangya Hospital della Central South University, in Cina, ha preso in esame i dati di oltre 340mila adulti britannici, arrivando a una conclusione destinata a riaprire il dibattito sul rapporto tra vino, salute e stili di vita: chi consuma vino in quantità leggere o moderate presenta un rischio più basso di morte precoce rispetto a chi assume la stessa quantità di alcol attraverso birra, sidro o superalcolici. Non solo. I bevitori di vino, secondo quanto riportato dallo studio, mostrano anche un rischio inferiore rispetto agli astemi, con un effetto particolarmente evidente per le morti legate a cause cardiovascolari. Tra i diversi consumatori di vino, quelli di vino rosso sembrano trarre il maggiore beneficio.

“Abbiamo seguito le persone per circa 13 anni e abbiamo riscontrato che coloro che bevevano vino in quantità leggere o moderate avevano un rischio più basso di morire rispetto a chi non beveva mai vino o lo beveva solo occasionalmente”, ha spiegato Chen. Il dato centrale dell’analisi riguarda le persone che, in media, consumavano fino a 10 bicchieri di vino da 5 once alla settimana per le donne, oppure fino a 20 bicchieri per gli uomini. Tradotto in misure più vicine alle nostre abitudini, il bicchiere considerato dallo studio corrisponde a circa 150 millilitri.
In questa fascia di consumo, i ricercatori hanno osservato un rischio di morte per qualsiasi causa inferiore dell’8% e un rischio di morte per cause cardiovascolari inferiore fino al 21% nel corso del periodo di osservazione, rispetto ad astemi e bevitori occasionali. Il confronto diventa ancora più significativo se si guarda a chi consuma la stessa quantità media settimanale di alcol sotto forma di birra, sidro o superalcolici: in questo caso, lo studio indica un rischio del 9% più alto di morire precocemente per malattie cardiovascolari e un rischio più elevato di morte per cause non cardiache, in particolare per cancro.

Il punto, quindi, non è banalmente stabilire se l’alcol faccia bene o male, ma comprendere se le diverse bevande alcoliche possano avere effetti differenti quando vengono consumate in modo leggero o moderato e all’interno di uno stile di vita complessivo. “Ciò che mi ha sorpreso è stato vedere come anche quantità moderate di alcol provenienti da bevande diverse possano avere associazioni differenti con gli esiti di salute”, ha dichiarato Chen, che prevede di pubblicare lo studio su una rivista sottoposta a revisione paritaria.
Il tema è particolarmente delicato. Negli ultimi anni, una parte del dibattito pubblico ha teso a ricondurre tutte le bevande alcoliche a un unico paradigma, quello del rischio indistinto. In passato, invece, diversi studi avevano suggerito che il vino potesse rappresentare una scelta diversa rispetto ad altre bevande alcoliche. Questa nuova analisi, come sottolinea anche l’articolo di Wine Spectator, suggerisce che la questione sia più complessa e che non possa essere liquidata con formule semplicistiche.
Il gruppo di ricerca ha utilizzato i dati della UK Biobank, che dal 2006 raccoglie informazioni sanitarie su quasi 500mila adulti. Dopo aver escluso i soggetti con malattie croniche e altre condizioni che avrebbero potuto alterare i risultati, compresi coloro che avevano smesso di bere per motivi di salute, i ricercatori hanno analizzato i dati raccolti tra il 2006 e il 2022 relativi a 340.924 persone, con un’età media di 46 anni. Le ragioni del diverso profilo osservato tra i consumatori di vino potrebbero essere molteplici. Anzitutto, il vino contiene nutrienti diversi rispetto a birra, sidro e superalcolici. “Il vino contiene composti come i polifenoli, che possono avere effetti benefici sulla salute del cuore”, ha spiegato Chen. Altri composti bioattivi e antiossidanti presenti nel vino potrebbero contribuire a contrastare l’infiammazione, ridurre il colesterolo cattivo, migliorare la funzione vascolare e proteggere dalle malattie cardiache attraverso diversi meccanismi. C’è poi un secondo elemento, altrettanto importante: il profilo di chi beve vino con moderazione. Secondo Chen, queste persone tendono spesso ad avere stili di vita complessivamente più sani. Possono consumare più frutta e verdura, fare più attività fisica ed essere meno propense al fumo. In altre parole, il vino non va letto isolatamente, ma dentro un contesto culturale, alimentare e sociale più ampio.

Anche il modo in cui si beve sembra contare. Lo studio segnala che alcune abitudini, come il consumo durante i pasti, mostrano associazioni più favorevoli con la salute. Al contrario, bere a stomaco vuoto, in particolare prima dei pasti, è stato associato a un rischio di mortalità più elevato per tutte le tipologie di bevande alcoliche. Questo potrebbe dipendere, secondo Chen, da un assorbimento più rapido dell’etanolo, con picchi più elevati di concentrazione di alcol nel sangue in un periodo più breve e un potenziale aumento degli effetti tossici dell’alcol.
La cautela, tuttavia, resta necessaria. Lo studio non sostiene che bere vino sia una garanzia di longevità, né invita ad aumentare il consumo di alcol. Anzi, le persone che superavano il livello settimanale considerato “moderato” presentavano il rischio più alto di morte precoce. Inoltre, come per ogni studio osservazionale basato su dati auto-dichiarati raccolti lungo molti anni, non è possibile controllare ogni potenziale fattore. I risultati possono mostrare associazioni statistiche, ma non dimostrano un rapporto diretto di causa-effetto.
Resta però un messaggio rilevante per il mondo del vino: il vino, soprattutto se consumato con misura, durante i pasti e all’interno di uno stile di vita equilibrato, non può essere automaticamente assimilato ad altre forme di consumo alcolico. La ricerca rilanciata da Wine Spectator non chiude il dibattito, ma invita a renderlo più serio, più scientifico e meno ideologico. E ricorda che parlare di vino significa parlare anche di cultura alimentare, moderazione, convivialità e responsabilità.