Enoturismo, il vino come esperienza di territorio
di Chiara Zaccarelli
Al 79° Congresso nazionale di Conegliano, l’enoturismo ha riportato il vino nel suo contesto più concreto: terra, comunità, imprese e visitatori che oggi cercano nelle cantine un’esperienza capace di unire prodotto, paesaggio e cultura. L’enoturismo è una leva economica e culturale.
Il legame fra vino, territorio e riconoscibilità internazionale è stato al centro dell’intervento di Luca Zaia, presidente del Consiglio regionale del Veneto, che ha aperto richiamando i numeri di una regione prima in Italia per turismo: 73 milioni di presenze, 350 prodotti tipici e un’industria turistica da 18 miliardi di fatturato. “Tu non vai a far turismo dove si mangia e si beve male”, ha detto, collegando il successo del Veneto al lavoro degli agricoltori e a un sistema che ha saputo proteggere il nome Prosecco. In questo percorso ha ricordato il decreto del 2009, da lui voluto quando era ministro delle Politiche agricole, che ha sottratto il Prosecco alla dimensione di vitigno generico, dandogli tutela legale e internazionale. Zaia ha citato anche la necessità di parlare ai giovani, soprattutto sui temi emergenti come i vini low alcol, con un confronto serio e utile ai produttori. Al termine dell’intervento, gli è stato conferito il premio speciale Assoenologi 2026 per la promozione del territorio.
A riportare il discorso sul caso concreto delle colline del Prosecco di Conegliano e Valdobbiadene è stata Marina Montedoro, presidente dell’Associazione per il patrimonio delle Colline del Prosecco di Conegliano e Valdobbiadene. “Conegliano è la porta di ingresso est di questo fazzoletto di terra di 9700 ettari”, ha ricordato, “diventata nel 2019 patrimonio dell’umanità come paesaggio culturale”. I dati mostrano l’effetto Unesco: dalle circa 250.000 presenze del 2019 si è arrivati alle 570.000 del 2025, con strutture extra alberghiere cresciute di oltre il 45%, posti letto del 35% e occupazione turistica di oltre il 21%. Il punto è costruire un turismo più lento, perché “oltre il 70% degli enoturisti stanno sui territori 3-4 giorni e visitano più di 3 cantine”. Iniziative come i concerti all’alba e al tramonto, la rassegna “Una collina di libri” e il coordinamento condiviso tra tutti i soggetti del territorio, sono i punti forti di un modello che punta, nei prossimi 5 anni, al milione di presenze.

Dario Stefano, oggi presidente del Centro Studi sull’enoturismo e l’olioturismo dell’Università Lumsa di Roma, ha ricondotto il tema alla sua esperienza nelle istituzioni pugliesi, dove si era trovato davanti a una filiera vitivinicola da rilanciare, con solo il 17% del vino imbottigliato con etichette Doc e Igt, e alla necessità di rafforzare l’immagine turistica della regione. “Oggi non si va più in vacanza per riposare, come facevano i miei genitori, ma per vivere esperienze, e una delle variabili, uno dei driver principali di scelta della meta di viaggio, è quella enogastronomica”. Un percorso che lo ha portato a promuovere un quadro normativo per rendere più semplice l’accoglienza in cantina, superando difficoltà amministrative e fiscali che fino al 2019 avevano frenato molte aziende. “Il vino diventa quasi un pretesto per poter raccontare un territorio”, ha aggiunto. Per questa visione, a Stefano è stato conferito il premio speciale Assoenologi.
È poi arrivato il messaggio dell’europarlamentare Dario Nardella, che l’anno scorso aveva partecipato al Congresso di Agrigento. “È passato un anno dalla riunione di Agrigento e sono successe molte cose, i primis il nuovo pacchetto per il vino che abbiamo votato a larghissima maggioranza in Parlamento europeo a Strasburgo, una carta di intenti e di azioni molto concrete”, ha detto. Tra le misure, la possibilità di inserire i progetti di enoturismo nei programmi di finanziamento, di estendere da 3 a 9 anni la promozione vitivinicola e di usare strumenti per le situazioni più difficili, dagli stock fino al reimpianto dei vigneti. Ha ricordato anche che “il rapporto tra vino e turismo in Italia è già realtà”: oltre il 20% del fatturato delle aziende vitivinicole arriva dall’enoturismo, la spesa media in cantina supera i 120 euro e il volume d’affari supera i 3 miliardi. Numeri importanti, purché il turismo resti “un’attività complementare che integra l’attività dell’azienda vitivinicola”. “Voi enologi siete degli interpreti del territorio”, ha concluso, attribuendo alla categoria un ruolo strategico nella visione culturale del vino.
Infine, Matteo Zoppas, presidente dell’Ice, ha allargato lo sguardo ai mercati internazionali e ai cambiamenti del consumatore, esortando a non giudicare il momento storico con una fotografia, ma guardandolo “come un film, con il prima, il durante e il dopo”. Le azie nde italiane stanno reagendo alle difficoltà sui mercati esteri con promozioni, attività commerciali e una presenza più diretta nei Paesi di riferimento.
A questo si affianca il lavoro dell’Ice che, grazie a nuove risorse e su indicazione del Ministero, sta aumentando l’incoming di operatori internazionali nelle fiere, con l’obiettivo di “stare vicino alle imprese e alle aziende”. In questo scenario, Zoppas indica gli enologi come” motore del vino”, una funzione che per l’europarlamentare equivale al reparto ricerca e sviluppo di un’azienda. A un imprenditore a cui aveva chiesto come decidesse la direzione da dare al proprio vino, si è sentito rispondere: “Devo parlarne con l’enologo”. Per Zoppas, è la conferma di un ruolo ormai strategico, capace di leggere il mercato e tradurre i nuovi consumi in scelte produttive.
LE VISITE ALLE CANTINE DEL TERRITORIO NEL PROGRAMMA DEL CONGRESSO
Il tema dell’enoturismo, al 79° Congresso Assoenologi non è rimasto solo materia di confronto sul palco, ma è entrato concretamente nel vivo del programma, grazie all’organizzazione di un pomeriggio di visite nelle cantine del territorio, tra Conegliano Valdobbiadene, Montello e Colli Asolani e Valle del Piave.
Hanno aperto le loro porte a congressisti e accompagnatori: Astoria, Bellenda, Biancavigna, Bonotto delle Tezze, Borgo Antico, Bortolomiol, Ca’ dei Falchi, Cantina sociale di Conegliano e Vittorio Veneto, Ce.Vi.V., Cecchetto, Collalto, Giusti Wine, Il Colle, Le Manzane, Mionetto, Montelvini, Nani Rizzi, Pizzolato, Sorelle Bronca, Val d’Oca, Valdo, Villa Sandi.