Effetto della salinità e dell’inoculo con micorrize (Glomus fasciculatum) sulla crescita dei portinnesti

Dalla ricerca

Dal lavoro di Belew D., Astatkie T., Mokashi M.N., Getachew Y., Patil C.P., 2010. Effects of salinity and mycorrhizal inoculation (Glomus fasciculatum) on growth responses of grape rootstocks (Vitis spp.). South Africa Journal Enol. Vitic., Vol. 31, N. 2, 2010, 82-88.

 

Allargando i confini della viticoltura europea, è dalla collaborazione tra Etiopia, India e Canada che nasce questo studio volto a risolvere il problema della salinità dei suoli che limita la crescita delle piante e la produzione di biomassa nelle aree aride, semi-aride e tropicali.
L’esperimento si è svolto a Dharwad, in India, uno Stato in cui la coltivazione dell’uva svolge un importante ruolo produttivo, con una superficie vitata di oltre 40000 ettari. La stazione sperimentale (coordinate: 15°26N, 70°07E, 678 m s.l.m.), presenta un clima particolare: le piogge annue sono mediamente di 807 mm regolarmente distribuite da maggio a novembre; le temperature massime sono comprese tra 27,1°C e 36,6°C e le minime tra 12,4°C e 21,3°C; l’umidità relativa varia tra il 34 e l’84%.

In queste condizioni ambientali, i ricercatori hanno testato lo sviluppo di quattro portinnesti: Dogridge (V. champini), Salt Creek (V. champini), St. George (V. rupestris), e 1613 (V. riparia x V. rupestris x V. vinifera x V. candicans x V. labruska). Lo sviluppo delle talee è stato valutato in relazione all’inoculo con micorrize arbuscolari (Glomus fasciculatum) in diverse condizioni di salinità del suolo (0.5; 2; 4; 6; 8 dS/m a 25°C). La risposta delle piante è stata determinata in relazione a diversi parametri: lunghezza del germoglio, lunghezza degli internodi, numero di foglie, peso secco della pianta (radici e parte aerea), conta delle spore e colonizzazione delle radici.
I risultati ottenuti sono molto interessanti. È noto che la tolleranza alla salinità può variare considerevolmente tra specie e tra cultivar. Gli autori hanno evidenziato una decrescente tolleranza alla salinità: Dogridge > Salt Creek > 1613 > St. George. Questo risultato suggerisce un interesse verso la V. champini a questo scopo.
Dall’analisi della composizione delle piante, è risultata un’elevata correlazione negativa tra la crescita delle piante ed il contenuto in cloro e sodio. La presenza di questi elementi provoca effetti simili alla carenza idrica, diminuendo il potenziale osmotico della soluzione nel suolo. Questo stress si concretizza in perdita di turgore cellulare, ed aumento dell’energia necessaria a mantenere funzioni vitali come la traspirazione, il trasporto ionico e la traslocazione dei carboidrati, deviando i fotosintati dalla crescita all’osmoregolazione. Al contrario, lo sviluppo della pianta era maggiore con l’aumentare della concentrazione in azoto e fosforo. La diminuzione del numero di foglie non è legato solo all’inibizione alla crescita, ma anche all’effetto nocivo del sale, che provoca la senescenza anticipata e la morte delle foglie quando i loro vacuoli non posso sequestrarne altro. Nel caso specifico, il peso secco della pianta diminuiva all’aumentare della salinità. Questo può essere dovuto alla relazione inversa tra quest’ultima con la conduttanza stomatica e la fotosintesi netta, portando ad una riduzione della fotoassimilazione e della produzione di materia secca.

La presenza di micorrize aumenta la sopravvivenza e la crescita delle piante in terreni salini. Il primo beneficio apportato dalle micorrize arbuscolari è legato all’aumento dell’assorbimento e della traslocazione di alcuni ioni essenziali e poco mobili. Nel presente studio, gli autori rilevano un contenuto significativamente maggiore di fosforo nelle piante micorrizate. Nonostante ciò, anche per i funghi la salinità rappresenta un fattore limitante.

La figura riporta l’interazione tra l’inoculo con Glomus fasciculatum, il portinnesto e la salinità in relazione alla conta delle spore. Si noti come non solo la salinità diminuisca drasticamente la presenza dei funghi. Anche il genotipo del portinnesto può mostrare una diversa affinità. Comunque tutti i portinnesti rispondevano positivamente all’inoculo con micorrize, e la simbiosi aumentava la crescita vegetativa, incrementando significativamente anche la lunghezza degli internodi.

 

Anche se in Italia non abbiamo condizioni ambientali così limitanti dal punto di vista della salinità, questo studio può suggerire utili riflessioni ai viticoltori delle zone costiere. Inoltre focalizza l’attenzione sulla scelta del portinnesto, che viene spesso sottovalutata, ma che può essere di fondamentale importanza per l’equilibrio della pianta e per l’ottimizzazione delle produzioni. Infine, la possibilità di inoculare le barbatelle, così come la presenza di micorrize nel terreno sono interessanti valutazioni che il mondo produttivo potrebbe più spesso considerare.

 

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