MOLI-SANI STUDY: BERE VINO CON MODERAZIONE NEGLI UOMINI RALLENTA L’INVECCHIAMENTO BIOLOGICO

da L'Enologo Settembre 2026

Può il consumo moderato di vino avere una relazione con la velocità con cui il nostro organismo invecchia? Una risposta definitiva ancora non c’è, ma dal Moli-sani Study arriva un nuovo elemento destinato ad alimentare il dibattito scientifico sul rapporto tra vino, dieta e salute. La ricerca, pubblicata sull’International Journal of Public Health, ha analizzato 22.495 adulti italiani e ha rilevato che, negli uomini, il consumo moderato di vino secondo il modello tradizionale della Dieta Mediterranea è associato a un invecchiamento biologico più lento rispetto agli astemi. A firmare il lavoro sono Simona Esposito, Augusto Di Castelnuovo, Simona Costanzo, Alessandro Gialluisi, Antonietta Pepe, Emilia Ruggiero, Amalia De Curtis, Sara Magnacca, Mariarosaria Persichillo, Francesc Casanovas-Garriga, Chiara Cerletti, Maria Benedetta Donati, Giovanni de Gaetano, Licia Iacoviello e Marialaura Bonaccio. Un gruppo che coinvolge in primo luogo la Research Unit of Epidemiology and Prevention dell’Irccs Neuromed di Pozzilli, insieme alla Lum University di Bari, all’Università dell’Insubria e a istituzioni di ricerca dell’Università di Barcellona.
Nel Il titolo dello studio chiarisce subito il punto: moderate wine consumption, defined by the mediterranean diet, is associated with delayed biological aging in men from the Moli-sani Study. La parola decisiva è “associated”. I ricercatori non sostengono che bere vino faccia vivere più a lungo né che ne abbiano dimostrato un effetto causale. Registrano però un’associazione statisticamente significativa che merita attenzione, soprattutto per un elemento: lo stesso risultato non emerge quando si considera l’etanolo complessivamente assunto.

Un’età diversa da quella sulla carta d’identità

Per comprendere il valore della ricerca bisogna partire dal concetto di età biologica. Due persone con gli stessi anni anagrafici possono presentare condizioni fisiologiche molto differenti. Per questo la scienza utilizza sempre più spesso indicatori in grado di stimare quanto un organismo sia, biologicamente, più “giovane” o più “vecchio” rispetto all’età riportata sui documenti. Nel Moli-sani l’età biologica è stata calcolata attraverso un algoritmo di deep learning, una rete neurale che ha integrato 36 biomarcatori circolanti.
Sono stati presi in considerazione parametri riferibili, tra gli altri, al metabolismo dei lipidi e del glucosio, alla funzione cardiovascolare, renale ed epatica, ai processi infiammatori e a numerosi valori ematologici. La differenza tra età biologica ed età cronologica, definita Δage, diventa così un indicatore della velocità dell’invecchiamento: se il valore è positivo, l’organismo appare biologicamente più vecchio del previsto; se è negativo, l’invecchiamento risulta più lento. La popolazione analizzata aveva un’età cronologica media di 55,6 anni e un’età biologica media di 54,9.

Il punto più favorevole intorno a 170 millilitri

È entrando nel dettaglio dei consumi di vino che il lavoro offre il dato di maggiore interesse. Negli uomini classificati come consumatori moderati secondo il modello tradizionale della Dieta Mediterranea, l’età biologica risultava inferiore rispetto a quella degli astemi. Dopo gli aggiustamenti statistici per numerosi possibili fattori confondenti, la differenza nel Δage era pari a circa -0,39 anni. L’analisi dose-risposta ha evidenziato inoltre una curva a J. Il punto nel quale si osserva la maggiore associazione con un invecchiamento biologico più lento si colloca intorno a 172 millilitri di vino al giorno, con una differenza di circa -0,34 anni rispetto ai non bevitori. L’associazione favorevole rimaneva osservabile fino a circa 240 millilitri al giorno. Nella discussione dei risultati, gli stessi ricercatori traducono il dato in termini ancora più immediati: mediamente gli uomini che consumavano circa 200 millilitri di vino al giorno, all’incirca un bicchiere e mezzo o due, risultavano biologicamente più giovani di circa 0,4 anni rispetto ai non bevitori. È però essenziale comprendere la classificazione utilizzata. Nello studio il consumo “moderato mediterraneo” corrisponde a una fascia compresa tra 125 e 500 millilitri al giorno negli uomini e tra 62,5 e 250 nelle donne, secondo la definizione adottata dal Mediterranean Diet Score.
Si tratta di categorie utilizzate nella ricerca epidemiologica e non di indicazioni o raccomandazioni cliniche al consumo. Nelle donne, inoltre, dopo gli aggiustamenti statistici non è stata osservata una relazione significativa paragonabile a quella riscontrata negli uomini. Gli autori ricordano che metabolismo dell’alcol e fattori ormonali possono contribuire a determinare risposte differenti, anche se il test statistico complessivo di interazione tra uomini e donne non ha confermato una differenza netta tra i sessi.

Vino ed etanolo non sono la stessa storia

È probabilmente questo il passaggio più interessante dell’intero lavoro. Quando l’analisi si sposta dal vino all’etanolo totale assunto attraverso tutte le bevande alcoliche, il quadro cambia. A livelli bassi o moderati l’etanolo non mostra una chiara associazione con un rallentamento dell’invecchiamento biologico. E aumentando le quantità, soprattutto oltre i 30 grammi al giorno, la tendenza si sposta progressivamente verso un’accelerazione dell’età biologica, particolarmente evidente alle dosi più elevate. In altre parole, l’associazione osservata per il vino non viene replicata dall’alcol in quanto tale. Ed è proprio questa differenza ad aprire la parte scientificamente più stimolante dello studio. Secondo gli autori, il risultato potrebbe indicare che entrano in gioco componenti del vino diverse dall’etanolo. Il primo candidato è rappresentato dai polifenoli. Il vino contiene infatti numerosi composti bioattivi ai quali la ricerca attribuisce proprietà antiossidanti e antinfiammatorie e possibili effetti sui meccanismi metabolici e vascolari. Gli autori richiamano, tra le possibili spiegazioni, la modulazione dell’infiammazione e dello stress ossidativo, gli effetti sulla funzione endoteliale, sul profilo lipidico, sull’aggregazione piastrinica e sulla sensibilità insulinica. Non si tratta di una pista completamente nuova per il Moli-sani. Precedenti analisi della stessa coorte avevano già evidenziato un’associazione tra maggiore assunzione alimentare di polifenoli e un profilo di invecchiamento biologico più favorevole.

Non solo quanto, ma cosa e come si beve

Il messaggio che emerge dalla ricerca va dunque oltre il semplice conteggio dei grammi di alcol. Tipo di bevanda, quantità, frequenza, consumo durante i pasti e contesto alimentare possono rappresentare variabili differenti quando si studiano gli effetti sulla salute. Il vino consumato regolarmente e in quantità moderate durante i pasti appartiene storicamente al modello mediterraneo. Un aspetto che distingue questo modello da forme episodiche o eccessive di assunzione di alcol. Curiosamente, nel Moli-sani l’associazione tra consumo moderato di vino e invecchiamento biologico non cambiava in maniera sostanziale tra chi seguiva maggiormente la Dieta Mediterranea e chi vi aderiva meno. Un dato che, secondo gli studiosi, potrebbe far pensare a caratteristiche specifiche del vino o delle modalità con cui viene consumato, piuttosto che a un semplice effetto della qualità complessiva dell’alimentazione. La ricerca si inserisce in un panorama nel quale molti studi precedenti si erano concentrati prevalentemente sull’alcol totale, sugli elevati consumi o sul binge drinking. Pochi avevano isolato il vino come specifica esposizione e, secondo gli autori, nessuno aveva finora studiato direttamente la relazione tra consumo di vino e un indice di età biologica costruito attraverso un insieme così ampio di biomarcatori circolanti.

Un risultato importante, non uno slogan

Gli stessi ricercatori invitano alla prudenza. Il Moli-sani è uno studio osservazionale e questa particolare analisi ha natura trasversale: può quindi individuare associazioni, non dimostrare che il vino sia direttamente responsabile del rallentamento dell’invecchiamento biologico. I consumi sono inoltre ricostruiti attraverso questionari alimentari e quindi soggetti a inevitabili margini di errore. La popolazione studiata appartiene infine al Molise e più in generale a un contesto mediterraneo dell’Italia centro-meridionale: i risultati non possono essere automaticamente estesi a popolazioni con patrimonio genetico, abitudini alimentari e stili di consumo differenti. Serviranno quindi studi longitudinali e ricerche sui meccanismi biologici per capire se l’associazione osservata possa essere confermata e quali componenti siano realmente coinvolte. Per il mondo del vino, tuttavia, il dato ha un significato preciso. La ricerca torna a suggerire che, sul piano scientifico, parlare genericamente di “alcol” rischia di non esaurire la complessità del tema. Nel Moli-sani vino ed etanolo non mostrano infatti la stessa relazione con l’invecchiamento biologico. Ed è forse questa la conclusione più interessante: non una patente salutistica per il vino, ma un invito alla ricerca a distinguere meglio tra dose, bevanda, composizione, modalità di consumo e modello alimentare. Perché quando si parla di vino e salute, le differenze possono contare almeno quanto le quantità.