Lollobrigida personaggio dell’anno di Assoenologi

da L'Enologo Giugno 2026

Il vino come patrimonio economico, culturale e identitario dell’Italia. Ma anche il vino come settore strategico da sostenere, tutelare e accompagnare nelle sfide future attraverso investimenti, promozione e una nuova narrazione capace di riaffermarne il valore nel mondo. È stato questo il filo conduttore della presenza del ministro dell’Agricoltura, della Sovranità alimentare e delle Foreste Francesco Lollobrigida al 79° Congresso nazionale di Assoenologi, ospitato a Conegliano Veneto, città simbolo dell’enologia italiana e sede della storica Scuola Enologica Cerletti. Nel corso della serata inaugurale del Congresso, il ministro è stato insignito del riconoscimento di “Personaggio dell’Anno 2026” di Assoenologi, un premio che testimonia il forte legame instaurato in questi anni con il mondo vitivinicolo italiano e la costante attenzione riservata alle istanze del comparto. Questa la motivazione del riconoscimento: “Per la sensibilità istituzionale, la vicinanza concreta al comparto e la capacità di interpretare il vino non solo come prodotto economico, ma come espressione della storia, del lavoro, della cultura e dell’identità italiana”. Il premio intende inoltre valorizzare “l’impegno profuso nell’ideazione e nel sostegno della campagna nazionale di sensibilizzazione e comunicazione dedicata al vino italiano, promossa dal Ministero, iniziativa senza precedenti per impegno economico, visione e attenzione al valore culturale, sociale e produttivo del settore vitivinicolo nazionale”. Nel suo intervento, Lollobrigida ha ribadito la centralità del comparto vitivinicolo nelle strategie del Governo, ricordando gli investimenti messi in campo in questi anni: oltre un miliardo e cento milioni di euro de-   stinati specificamente al settore vino, all’interno di un piano complessivo da 16 miliardi per l’agricoltura italiana. Risorse indirizzate verso innovazione, efficientamento energetico, ricambio generazionale, promozione internazionale, tutela delle denominazioni e difesa della qualità italiana sui mercati. A dialogare con il ministro è stato Luciano Ferraro, vicedirettore del Corriere della Sera, in una lunga conversazione che ha toccato tutti i temi chiave per il futuro del vino italiano: dagli investimenti alla comunicazione, dalla tutela del Made in Italy al rapporto vino-salute, fino alle prospettive dei mercati internazionali e alle nuove sfide del settore.

Ministro, negli ultimi anni il rapporto tra il mondo del vino e le istituzioni si è rafforzato. Quanto ha investito il Governo nel settore vitivinicolo? “Prima di tutto permettetemi di salutare Riccardo Cotarella, Assoenologi e tutti i rappresentanti delle istituzioni presenti. Siamo in una città straordinaria e simbolica per il vino italiano. Noi abbiamo investito molto sul settore agricolo e vitivinicolo. Sul vino siamo passati da circa 100 milioni di euro di investimenti che ho trovato al ministero a oltre un miliardo e cento milioni. Complessivamente il Governo ha investito 16 miliardi nel settore agricolo. Abbiamo lavorato sulla resilienza delle aziende, sull’efficientamento energetico, sul sostegno alle filiere, perché dalla produzione alla distribuzione bisogna fare squadra per creare valore aggiunto partendo dalla qualità”.

Uno dei temi centrali è la sostenibilità energetica delle aziende vitivinicole. “Abbiamo finanziato migliaia di aziende agricole e circa 2.500 aziende vitivinicole installeranno pannelli solari sui luoghi di trasformazione e sulle cantine, senza consumare suolo agricolo. Abbiamo impedito la speculazione sui terreni agricoli con interventi normativi specifici. Le aziende potranno ridurre i costi energetici di circa il 30%. Questo significa maggiore competitività e maggiore capacità di investimento”.

Lei ha parlato spesso anche della tutela del vino italiano. “La tutela è fondamentale. La legge a difesa dell’agroalimentare, approvata il 15 aprile dopo anni di attesa, rafforza il contrasto alle contraffazioni e protegge il lavoro dei nostri produttori. Abbiamo inoltre introdotto nuove etichette con QR code e sistemi di riconoscibilità che aiutano il consumatore a identificare il prodotto autentico italiano. Il Consorzio del Prosecco è stato il primo ad aderire. Ringrazio le forze dell’ordine e gli organismi di controllo che svolgono un lavoro straordinario. Proprio recentemente sono state ritirate centinaia di migliaia di bottiglie che evocavano impropriamente il Prosecco”.

Un altro fronte sul quale il Governo si è mosso è quello della promozione del vino. “Il vino va raccontato come parte integrante di un’alimentazione bilanciata e della cultura italiana. Il mio primo voto in Europa è stato contro il divieto di finanziare la promozione del vino con fondi europei. Noi abbiamo scelto una linea diversa: sostenere il comparto e difenderlo. Abbiamo investito oltre 100 milioni di euro nella promozione per consolidare e ampliare i mercati. L’Italia deve continuare a raccontare il proprio vino, la propria identità e la propria qualità”.

 Nel suo intervento ha sottolineato il valore della formazione e del ruolo degli enologi. “Qui a Conegliano siamo in un luogo simbolico. La Scuola Cerletti rappresenta un patrimonio straordinario. Una cosa è produrre una bevanda a base d’uva, un’altra è fare un grande vino. Gli enologi italiani hanno un ruolo centrale nel successo del vino italiano nel mondo. Oggi il vino lo producono in tanti Paesi, ma l’Italia continua a essere leader perché punta sulla qualità e sulle competenze”.

Negli ultimi anni il tema vino-salute è stato al centro di un forte dibattito. “Tre anni fa il vino era continuamente attaccato e spesso criminalizzato. Oggi il clima è cambiato. Dire che il vino non fa male non è una vergogna. Bisogna naturalmente parlare di consumo responsabile, di equilibrio, di moderazione, ma non si può ridurre il vino esclusivamente al tema dell’alcol. Il vino è cultura, convivialità, tradizione, territorio. È parte della dieta mediterranea e dello stile di vita italiano”.

Avete anche promosso campagne di comunicazione sul consumo responsabile. “Sì, e continueremo a farlo. Lo spot Lo spot che abbiamo realizzato racconta l’Italia attraverso il vino: ambiente, qualità, tradizione, identità. Abbiamo promosso questa comunicazione anche durante grandi eventi internazionali e abbiamo visto quanto il cibo e il vino italiani siano apprezzati nel mondo. Bisogna spiegare che il vino è compatibile con un consumo responsabile. Non bisogna esagerare, come in tutte le cose”.

Il mondo del vino guarda con attenzione anche all’evoluzione dei mercati e alle nuove tendenze di consumo. “È evidente che il mercato stia cambiando. Ci sono nuove abitudini, cresce il consumo di spirits soprattutto tra i giovani e c’è una concorrenza sempre più forte a livello internazionale. Per questo l’Italia non può giocare la partita sulla quantità standardizzata o sulla competizione al ribasso sui prezzi. Se giochiamo su quel terreno perdiamo. Noi dobbiamo puntare sulla qualità, sull’identità, sul racconto del territorio e sulla capacità di trasmettere il valore del nostro vino”.

In Europa si discute anche della possibilità di ridurre le superfici vitate attraverso gli estirpi. Qual è la sua posizione? “Io personalmente non sono particolarmente convinto della strada degli estirpi. Il settore agricolo svolge due funzioni fondamentali: garantire la sicurezza alimentare e mantenere il territorio e l’ambiente. Non vorrei ritrovarmi con campagne abbandonate o improduttive. Credo che prima di arrivare a certe soluzioni si debba lavorare ancora sulla qualità, sulla promozione e sulla conquista dei mercati. Naturalmente ascolto sempre il settore. Se il mondo del vino dovesse arrivare a una posizione unanime, noi la valuteremmo con attenzione”.

Il vino italiano continua, dunque, ad avere prospettive importanti? “Assolutamente sì. L’Italia continua a essere leader mondiale e ha tutte le possibilità per rafforzare ulteriormente il proprio ruolo. Dobbiamo continuare a investire sulla qualità, sulla formazione, sulla ricerca e sulla capacità di raccontare il vino italiano nel mondo. Questa è la strada giusta per affrontare il futuro”.

 

IL MINISTRO CHE ASCOLTA IL VINO ITALIANO

di Riccardo Cotarella

Ci sono riconoscimenti che nascono da una decisione formale e altri che maturano nel tempo, attraverso il confronto quotidiano, l’ascolto, la presenza costante e la capacità di comprendere davvero un settore nelle sue dinamiche più profonde. Il premio “Personaggio dell’Anno 2026” che Assoenologi ha conferito al ministro Francesco Lollobrigida appartiene certamente a questa seconda categoria. È un riconoscimento che va oltre la motivazione ufficiale, pur importante e significativa.
È un premio che il ministro si è conquistato giorno dopo giorno, fin dal suo insediamento al Ministero dell’Agricoltura, della Sovranità alimentare e delle Foreste, dimostrando immediatamente una vicinanza concreta al mondo del vino italiano, alle sue imprese, ai suoi territori, ai suoi professionisti. In questi anni abbiamo trovato nel ministro non soltanto un interlocutore istituzionale attento, ma una figura capace di ascoltare davvero le istanze del comparto vitivinicolo. Un ministro che ha voluto conoscere il vino italiano non attraverso le sole statistiche o i dossier ministeriali, ma entrando nei territori, confrontandosi con produttori, enologi, viticoltori, consorzi e associazioni. Il mondo del vino non chiede privilegi. Chiede attenzione, competenza, capacità di comprendere quanto il vino rappresenti per l’Italia non soltanto sotto il profilo economico, ma culturale, identitario, ambientale e sociale. E credo che Francesco Lollobrigida abbia colto pienamente questa dimensione. Il settore vitivinicolo italiano vive una fase complessa, attraversata da cambiamenti nei consumi, tensioni internazionali, nuove sensibilità e spesso anche da attacchi ideologici che rischiano di ridurre il vino a una lettura superficiale e semplicistica. In questo contesto, il ministro ha avuto il merito di difendere con equilibrio e determinazione il valore del vino italiano anche nei tavoli europei, dove troppo spesso il nostro settore ha trovato approcci poco rispettosi della sua storia e della sua specificità. Difendere il vino non significa negare il tema del consumo responsabile. Significa invece affermare con forza che il vino è cultura, convivialità, paesaggio, lavoro, tradizione, qualità della vita. Significa ricordare che dietro ogni bottiglia ci sono famiglie, territori, competenze e una filiera che custodisce una parte essenziale dell’identità italiana. In questi anni il Ministero dell’Agricoltura ha messo in campo un impegno importante e concreto per il settore. Gli investimenti destinati al vino, superiori al miliardo di euro, rappresentano un segnale chiaro di attenzione strategica verso un comparto che continua a essere uno dei grandi ambasciatori dell’Italia nel mondo.
Così come significativa è stata la scelta di sostenere una grande campagna di comunicazione nazionale dedicata al vino italiano, iniziativa senza precedenti per visione, impegno economico e capacità di riportare al centro una narrazione positiva, moderna e consapevole del nostro vino. Ma accanto all’aspetto istituzionale, desidero sottolineare anche il lato umano del ministro Lollobrigida. In ogni occasione di confronto abbiamo trovato una persona presente, disponibile, diretta, capace di instaurare rapporti autentici con il mondo produttivo.
Una qualità non scontata nelle istituzioni e che invece rappresenta un valore importante, soprattutto in una fase storica nella quale i settori produttivi hanno bisogno di interlocutori credibili e partecipi. Naturalmente Assoenologi conserva gratitudine e rispetto verso tutti i ministri che negli anni hanno dimostrato attenzione e sensibilità nei confronti del vino italiano. Ognuno ha contribuito, con il proprio lavoro, alla crescita del settore. Ma crediamo che Francesco Lollobrigida abbia saputo interpretare questo ruolo con una particolare continuità di presenza, con una forte convinzione personale e con una capacità concreta di fare sintesi tra le esigenze del comparto e l’azione politica. Per questo il premio “Personaggio dell’Anno 2026” assume un significato che va oltre il riconoscimento simbolico. È il segno di un rapporto costruito sulla fiducia reciproca e sulla consapevolezza che il vino italiano meriti di essere sostenuto, raccontato e difeso con orgoglio. E di questo, come presidente di Assoenologi e come uomo del vino, sento il dovere di ringraziare sinceramente il ministro Francesco Lollobrigida.