VINITALY: LUOGO D’INCONTRO E DI SCOPERTA DEL MONDO DEL VINO

di Riccardo Cotarella

 width=Ci sono eventi che siamo abituati ad associare a una loro precisa ricorrenza. Una sorta di celebrazione, che è soprattutto legata a una data. Nel caso del Vinitaly quella di aprile. Così col tempo la rassegna ci diventa familiare, proprio perché ricorrente. Basti pensare alla Biennale di Venezia, dal cinema all’arte, nonché ai maggiori premi letterari: lo Strega, il Viareggio, il Campiello. Con gli anni, la data diventa un tutt’uno con la manifestazione, al punto da trovare un suo posto nella nostra memoria. Eppure, capita, e non è il primo caso, che situazioni imprevedibili e di particolare gravità ci costringano a rivedere questa “scadenza”, da sempre considerata intoccabile.  Inizialmente, infatti, era stato deciso di rinviarla a giugno, ma proprio al momento di andare in stampa con la nostra rivista è giunta la notizia dell’annullamento dell’edizione 2020, per riproporla nell’aprile del prossimo anno.

 

PER LA PRIMA VOLTA NELLA STORIA LA MANIFESTAZIONE VIENE ANNULLATA 

La decisione, assunta con molta riflessione e senso di responsabilità da parte di Giovanni Mantovani, direttore generale di Veroafiere Spa, ha trovato il consenso (e direi il conforto) di tutte le associazioni interessate, da Assoenologi a Federvini, Unione Italiana vini, Federdoc, Confcooperative e FIVI. Nel diffuso clima di contagio, non era pensabile, tenuto anche conto dei limiti imposti nei rapporti sociali, una tre giorni tanto impegnativa e coinvolgente. Scrivo questa nota dopo l’annuncio del rinvio dell’evento (che poi è diventato annullamento), per cui non avanzo considerazioni, ma punto piuttosto a ripercorrere un po’ di storia. Di qui qualche spunto per una lettura della rassegna, legata non ai suoi risvolti mercantili, (peraltro dai volumi significativi e preziosi per l’intero settore), ma alle relazioni umane fra gli operatori interessati. Perché è evidente che le “ragioni” dei produttori non sono quelle dei buyer e dei visitatori, anche se in apparenza finiscono per coincidere.

 

VINITALY, MERCATO STRAORDINARIO

Il Vinitaly, infatti, al di là della valenza culturale e turistica, è anzitutto uno straordinario mercato. Ed è giusto che la preoccupazione maggiore sia nata in chi fa vino. E non solo per l’annullamento della rassegna, quanto per le prudenti riserve che avrebbero potuto pesare anche sull’evento di giugno. Insomma, le incertezze erano tante, e non impegnavano solo il mercato. Il mio “ritratto” del Vinitaly quale viene fuori dalla memoria di decine e decine di manifestazioni, mi riporta invece a un’immagine viva, che ha conservato, intatta e sinceramente vissuta, l’atmosfera di sempre. Perché al Vinitaly gli incontri non hanno mai mancato di alimentare un rapporto cordiale, quasi fraterno direi, di quelli che traducono con immediatezza e sincerità il piacere di ritrovarsi dopo un anno. Anzi, ogni anno. Certo, molti purtroppo sono usciti di scena, e molti hanno passato la mano alle nuove generazioni. Ma il clima è rimasto quello della grande famiglia, che si ritrova intorno al tavolo, come per il Natale. Le misure suggerite per bloccare il contagio avrebbero (al di là di ogni risvolto economico) cancellato questa temperie fatta di effusioni, abbracci, calorose strette di mano, degustazioni all’insegna della più viva simpatia. Per cui capisco e condivido la decisione effettuata allo scopo di evitare il rischio di un mare di contagi. Sono convinto (ed è una fiducia carica di fede) che la prossima edizione – superata la brutta esperienza del virus, ci porterà a rivivere il clima di sempre. Il Vinitaly è un grande terreno d’incontri, direi il maggiore in Italia, che si trasforma in una miniera di relazioni umane. Molte di queste daranno vita a rapporti commerciali, o solo a preziose occasioni che, prima o poi, daranno i loro frutti. Così, penso ai miei tanti Vinitaly con un pizzico di nostalgia. E con la speranza che, superato il pericolo, saremo più forti e preparati a promuovere i nostri vini nel mondo. Il Vinitaly non è solo uno straordinario palcoscenico internazionale, che accoglie grandi interpreti. È anche quel loggione dove gli operatori più modesti possono trovare posto. Insomma, c’è la medaglia e il suo rovescio. Che fuori dalla metafora vuol dire non solo il luogo per celebrare i grandi vini, ma uno spazio privilegiato per chi si affaccia sul mercato.

 

È stato sempre così e tale deve continuare a essere.