Addio al professor Antonio Piracci, pioniere della ricerca enologica italiana

Chimico di formazione, laureato alla Sapienza di Roma e specializzato in Chimica degli alimenti e Analisi chimica strumentale, Piracci ha dedicato oltre quarant’anni alla ricerca applicata, guidando con competenza e visione scientifica diversi istituti sperimentali di enologia: da Velletri a Barletta, da Asti fino a Gaiole in Chianti. La sua carriera lo ha visto direttore ordinario di prestigiose sedi del CRA – Consiglio per la Ricerca in Agricoltura, punto di riferimento per generazioni di ricercatori e tecnici del settore.
Autore di oltre 225 pubblicazioni scientifiche e di più di un centinaio di contributi divulgativi, relatore in 177 convegni internazionali e membro di commissioni tecniche dell’Oiv – Organisation de la Vigne et du Vin, il professor Piracci ha saputo unire rigore accademico e capacità di visione, aprendo strade nuove in campi fino ad allora inesplorati.
Tra i suoi meriti più significativi va ricordato il ruolo da delegato del Ministero delle politiche agricole e forestali nella sperimentazione dei frammenti legnosi di rovere in enologia: un percorso lungo oltre dieci anni, iniziato nel 1996 e culminato nella loro legalizzazione nel 2009. Da quella rivoluzione tecnologica nacque ENÒ, con la missione di divulgare e diffondere in Italia e nel mondo un approccio innovativo all’affinamento dei vini, capace di coniugare tradizione e modernità.
Premiato dall’Associazione enologi enotecnici italiani per i suoi contributi alla ricerca, socio dell’Accademia Italiana della Vite e del Vino, docente a contratto in numerosi atenei italiani (da Pisa a Firenze, da Teramo a Bari, fino a Chieti e Campobasso), Piracci ha incarnato fino all’ultimo l’immagine dello studioso curioso, appassionato e sempre proiettato verso il futuro.
“Alla grande competenza scientifica univa profonde doti di visione», ricorda oggi Ennio Stangoni Amministratore di ENÒ che ama ricordarlo come suo maestro e mentore enologico.
La sua eredità rimane non solo nei testi e nei progetti che ha firmato, ma soprattutto nel solco che ha tracciato per l’enologia contemporanea: una disciplina sempre più capace di innovare senza dimenticare il legame con la tradizione.
Con la scomparsa del professor Antonio Piracci, il mondo del vino e della ricerca perdono una delle sue menti più brillanti e generose.