DAL CONVEGNO ORGANIZZATO DAL CONSORZIO DOC DELLE VENEZIE: PINOT GRIGIO UNA STORIA ATTUALE
di Rodolfo Rizzi
Lo scorso ottobre si è svolto a Venezia il primo Convegno sul Pinot grigio delle Venezie, promosso dal Consorzio tutela vini Delle Venezie Doc. Un appuntamento dal forte respiro internazionale e da tutto esaurito, sui temi del Pinot grigio nei mercati di riferimento.
Nei primi anni 60, quando l’enologia del Friuli-Venezia Giulia, muoveva i primi passi al di fuori dei confini regionali, la ristorazione delle grandi città, Milano in testa, ricercava con insistenza il Pinot Grigio. Un vino bianco, espressione della rinascita e del boom economico che, grazia alla sua acquisita popolarità, sapeva distaccare il consumatore dalle tradizioni di quel tempo e proiettarlo nella tanto attesa ripresa sociale. Oggi, al contrario di allora, la quotidianità ci scorre alla ricerca spasmodica delle nostre radici che, proprio nel mondo contadino, trovano la loro massima espressione. Ma il Pinot Grigio, a differenza di tanti altri vini, ha saputo reggere il cambio dei tempi, implementando la sua produzione per divenire il vitigno più coltivato nella nostra regione. Non solo, ma per affrontare l’espansione del mercato e focalizzare l’internazionalità di questo vino è nata, nel 2017, la più grande Doc d’Italia, che assume il nome di “Delle Venezie”.

DOC DELLE VENEZIE LA PIU’ GRANDE D’ITALIA
La Doc delle Venezie è interregionale (Friuli-Venezia Giulia, Veneto e Trentino), con lo scopo di gestire e regolamentare un vino dai numeri straordinari. Basti pensare che il Nordest, detiene la quota di primo produttore al mondo di Pinot Grigio con il 43%, mentre si passa all’85% dell’intera produzione nazionale, grazie ai suoi 26.000 ettari coltivati nelle tre regioni. Una superficie vitata importante, che immette sul mercato oltre 200 milioni di bottiglie, delle quali solo il 5% rimane sul mercato italiano e le restanti vengono commercializzate all’estero, Usa in testa e a seguire troviamo il Regno Unito e la Germania.

IL CONFRONTO SUL FUTURO
Per parlare di questo gioiello enologico e del suo futuro, il neonato Consorzio della Doc delle Venezie, guidato dal Presidente Albino Armani, ha organizzato, nella splendida cornice di Venezia, il primo convegno dedicato al Pinot Grigio. Lungo le rive del Canal Grande, imprenditori e giornalisti hanno messo a confronto le loro esperienze, facendo emergere un quadro veramente interessante. L’analisi è partita dalla storica diffusione di questo vino sui mercati internazionali, con la consapevolezza che non dev’essere una “commodity”, soprattutto vista la grande differenziazione che caratterizza il territorio di produzione. Ma è anche vero che, essendo il Pinot Grigio un vino da tantissimi anni presente sul mercato, ha bisogno di una rivisitazione sul piano del marketing, al fine d’incidere maggiormente sul consumatore storico e, nello stesso tempo, ricercare il coinvolgimento di nuovi fruitori, magari sul mercato nazionale. Interessante l’analisi fatta dall’ex amministratore delegato di Santa Margherita (l’azienda che per prima ha portato, nella seconda metà del secolo scorso, il Pinot Grigio oltre oceano), Ettore Nicoletto, il quale ha posto l’accento sull’impellente bisogno di dimostrare una reale attenzione all’ambiente e alla sostenibilità sociale, al fine di trasmettere costantemente quei valori di territorio, stile e innovazione propri del mondo vitivinicolo. Alla fine delle relazioni si è potuto degustare le quasi cento cantine presenti al banco d’assaggio, apprezzandone l’innalzamento qualitativo di questi ultimi anni. Il Pinot Grigio Doc Delle Venezie, si dimostra quindi, un vino dalle straordinarie potenzialità per i mercati, fermo restando che, le venti storiche Doc che lo compongono, rimangono attive per dare un forte segnale di appartenenza al territorio di produzione.
Sul mercato, il 2019 ha segnato un momento particolare. La Doc del Triveneto veniva da due campagne di commercializzazione influenzate, da un lato, dalla scarsa disponibilità nei volumi per via dell’annata 2017 e, dall’altro, da un 2018 in cui i produttori hanno scelto di ridurre i quantitativi attraverso il blocco. Il risultato è stato un calo nelle disponibilità del 25%. La domanda di Pinot grigio, tuttavia, ha premiato i produttori, segnando un +34% a dicembre 2019 che, tradotto in bottiglie, significa un aumento di quasi 58 milioni di unità rispetto al 2018. La denominazione ha così raggiunto i 223 milioni di bottiglie proprio in un momento caratterizzato da incertezze nel mercato. La quota export resta sempre molto alta, con una media del 95% dell’imbottigliato e un posizionamento internazionale trainato da Usa e Germania, con il mercato Uk in calo del 5% annuo. I vertici del consorzio incassano il momento di ripresa ma guardano sempre all’equilibrio della Doc e alla salvaguardia del suo valore economico. “Non è stato ancora raggiunto il riconoscimento economico e sociale sperato e meritato, e su questo dobbiamo lavorare ancora molto al fianco dei produttori e di tutta la filiera”, ha detto il presidente Albino Armani, che si augura di mantenere questo trend positivo, frenando l’espansione dei volumi e scongiurando i rischi di speculazioni sui prezzi. (Fonte Consorzio delle Venezie Doc)
