Covid e rincari folli, serve un piano per salvare l’agroalimentare italiano

di Riccardo Cotarella

 

Il rincaro delle materie prime e delle bollette di luce e gas sta pericolosamente frenando la crescita economica italiana e a risentirne è, inevitabilmente, anche il settore vitivinicolo e quindi l’intero agraolimentare. Il governo Draghi nelle ultime settimane ha messo in campo una manovra da quasi 8 miliardi di euro per fronteggiare il caro energia, ma il timore è che non basterà. A fine mese, finalmente, vivremo in presenza il nostro tanto atteso Congresso, in cui festeggeremo i 130 anni di Assoenologi e quindi ho pensato di affrontare, in questo editoriale, il tema dei rincari per offrire un ulteriore spunto di riflessione proprio in vista dell’appuntamento congressuale. Certo è che mai, nella mia vita, avrei immaginato di vivere anni così complicati, dove l’escalation delle difficoltà sembra non avere una sua fine. Ma nonostante ciò, il nostro amato mondo del vino ha saputo resistere, ha saputo meglio di altri rialzare la testa e addirittura crescere in fatturato. Roba da andarne fieri, ma non da cullarsi sugli allori.

Proviamo a fare un po’ di ordine nel ragionamento ristabilendo la cronologia di questi due anni terribili, ma anche lusinghieri, come abbiamo detto, sotto il profilo dei mercati enologici. Arriviamo al Congresso dei 130 anni, che si sarebbe dovuto svolgere lo scorso mese di dicembre, dopo aver attraversato una delle pandemie più disastrose della storia. Abbiamo pianto la scomparsa di amici e parenti, abbiamo conosciuto la privazione della libertà attraverso le quarantene e i coprifuoco. Ma in questi due anni abbiamo anche avuto la riprova di quanto la ricerca scientifica sia significativa per la salvezza del pianeta e dei suoi abitanti. Se oggi la curva pandemica è finalmente in flessione lo dobbiamo soltanto ai vaccini anti Covid. Insomma, se qualcuno in alto voleva metterci alla prova c’è riuscito benissimo. Una prova che potremmo dire superata, anche se a caro prezzo. Ma purtroppo non abbiamo ancora raggiunto l’altra sponda del fiume. Già, perché dopo oltre 24 mesi di contagi oggi il mondo dell’impresa sta vivendo l’attacco di un altro virus pericolosissimo, quello dei rincari folli dei materiali, che rischiano di mettere in ginocchio migliaia di imprese, comprese le nostre. La domanda che in questi giorni tutti noi ci poniamo è cosa possiamo fare per arginare questa situazione. Una risposta la si attende dalle massime istituzioni nazionali ed europee e speriamo che non tardi ad arrivare. Il segnale dato dall’Esecutivo italiano è sicuramente importante e durante i lavori congressuali cercheremo di sollecitare ulteriori aiuti ai ministri che avremo ospiti. In tal senso cercheremo anche di elaborare delle proposte puntuali così da consegnarli ai rappresentanti del Governo perché ne possano discutere nelle opportune sedi. Alcuni mesi fa, Assoenologi si fece promotrice di una serie di proposte, che prendevamo spunto dalla difficoltà dettata dall’emergenza pandemica, che vale la pena ricordare. Chiedevano ad esempio la riduzione della pressione fiscale per il comparto agroalimentare, del turismo e del commercio, anche con applicazioni di strumenti sul modello flat tax. Ma anche un fondo straordinario di finanziamento per una campagna pubblicitaria nazionale sulla valorizzazione delle peculiarità territoriali, culturali ed enogastronomiche, finalizzata a riattivare il flusso turistico e un finanziamento a fondo perduto o detraibilità fiscale per l’acquisto di beni e servizi strumentali all’attività di promozione e valorizzazione dei territori e prodotti nazionali per le imprese del settore agroalimentare, del turismo e del commercio. In parte alcune risposte alle nostre richieste possono arrivare dal Piano nazionale di ripresa e resilienza che costituisce la grande speranza di rilancio, per almeno i prossimi dieci anni, del nostro Paese, ma stando la situazione attuale servono interventi tempestivi che forse mal si conciliano con i tempi di attuazione del Pnrr o di altre misure. Serve subito un piano di salvaguardia nazionale per la tenuta economica e finanziaria dell’agroalimentare italiano. Un ruolo determinante lo dovranno recitare anche le aziende, in termini di efficienza e magari creando reti di impresa che possano renderle più forti sui mercati. È questo il tempo di crearci il nostro futuro.