AL GOVERNO DRAGHI CHIEDIAMO CORAGGIO E LUNGIMIRANZA

di Riccardo Cotarella

Il grande economista Federico Caffè diceva che “nessun male sociale può superare la frustrazione e la disgregazione che la disoccupazione arreca alle collettività umane”. Un pensiero che risale agli inizi degli anni Ottanta del secolo scorso, ma ancora di grande attualità e il cui peso, oggi, ricade tutto sulle spalle di colui che di Caffè ne fu allievo, vale a dire il neo presidente del Consiglio dei ministri, Mario Draghi. Chiamato a dare una speranza e un futuro a questo nostro Paese, profondamente segnato dalla pandemia e da una crisi economica che, credo, non abbia precedenti, fatta eccezione per gli anni del secondo conflitto mondiale.
Il presidente Draghi, che mi onoro di conoscere da tempo grazie a un’amicizia comune, immagino che sappia meglio di chiunque altro il significato di crisi applicato alla finanza, all’industria, al lavoro in generale e, di conseguenza, anche quali siano gli effetti drammatici che può generare la disoccupazione. Uno spettro che, in questi lunghi mesi di emergenza Covid, aleggia sulle teste del sistema produttivo italiano e internazionale. Se la luce in fondo al tunnel della pandemia si può intravedere grazie ai vaccini in corso di somministrazione, la ripresa economica dell’Italia, ma anche del resto d’Europa, si fa fatica a scorgerla. Da imprenditore e prima ancora da presidente della più importante associazione di enologi al mondo, non posso non avvertire preoccupazione per il perdurare della crisi. Mi rivolgo quindi al neo presidente del Consiglio innanzitutto per auguragli un proficuo lavoro a beneficio della nostra cara amata Italia e, al contempo, per garantire a lui e al suo esecutivo la piena disponibilità di Assoenologi a collaborare all’azione di governo, così da offrire un contributo alla ripresa economica del Paese che tutti auspichiamo.

Assoenologi, da sempre, si pone come interlocutrice istituzionale affinché si possano individuare e superare le criticità del settore a cui apparteniamo. Lo abbiamo fatto con i precedenti governi e anche questa volta siamo a totale disposizione, a cominciare con il neo ministro alle Politiche agricole, Stefano Patuanelli. Un grazie di cuore va anche a chi l’ha preceduto, alla ministra Teresa Bellanova, che ha sempre mostrato grande vicinanza alla nostra associazione e all’intero comparto. Adesso, a nome degli enologi, ma credo a nome dell’intero mondo del vino, al presidente Draghi chiediamo un’attenzione particolare per l’agroalimentare italiano. Così che possa trovare collocazione tra le priorità da inserire nel Recovery plan da presentare all’Europa. In tal senso siamo molto fiduciosi, il presidente sa molto bene cosa significhi e rappresenti, in termini di ricchezza, cultura, storia e tradizione, il mondo dell’agricoltura e nello specifico il settore enologico italiano. Di cui lui ne è grande cultore, oltre che conoscitore, come ho avuto modo di apprendere durante un viaggio aereo dove parlammo diffusamente. Un settore messo a dura prova dall’emergenza sanitaria che ha portato a ripetute e durature chiusure di ristoranti, enoteche, bar e locali in cui il vino svolge il ruolo di protagonista. Se ben consci delle difficoltà che un Esecutivo possa incontrare nell’arginare un virus così violento, abbiamo però anche la consapevolezza che occorrono misure altrettanto efficaci per salvaguardare la tenuta economica delle attività imprenditoriali.
Le misure da adottare richiederanno coraggio e sicura lungimiranza. In tal senso la fiducia nel presidente Mario Draghi è massima. Il mondo del vino e il Paese hanno bisogno di sostegno, ma anche di sognare. Questo è il tempo di immaginare l’Italia di domani. Un’Italia migliore e con gli anticorpi giusti contro il virus della disoccupazione che tanta frustrazione e disgregazione arreca alle collettività umane, come diceva il professor Caffè.

“Nessun male sociale può superare la frustrazione e la disgregazione che la disoccupazione arreca alle collettività umane”

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