Assoenologi, un nuovo manifesto per il vino

di Riccardo Cotarella

 

Sarà il mio ultimo mandato da presidente, ma lo vivrò con l’entusiasmo, la determinazione e la voglia di portare sempre più in alto il nome e il prestigio della nostra amata associazione. E sapete perché? Perché Assoenologi è per chi vive e ama il mondo del vino. Noi enologi, in questo, siamo un esempio indiscusso.

Il nuovo Consiglio di amministrazione, da poco eletto, è un bellissimo e perfetto mix generazionale che saprà interpretare al meglio il mondo che cambia, cogliendone esigenze e sfumature. Ci attende un triennio affascinante, dove saremo chiamati a lavorare per il presente e contestualmente gettare le basi per il futuro.

Durante l’ultimo Cda sono stato favorevolmente colpito dagli sguardi attenti, concentrati e determinati dei consiglieri più giovani che per la prima volta si sono affacciati sul palcoscenico nazionale dell’Associazione. In loro ripongo vive speranze, perché Assoenologi è da sempre un’Associazione che ha trovato linfa vitale nella spinta propulsiva dei giovani enologi che ben si amalgama con l’esperienza dei più navigati. In questo triennio, spetterà proprio a noi più esperti facilitare l’inserimento delle colleghe e dei colleghi più giovani. Lo dovremo fare con amore, passione e pazienza. Soltanto se sapremo preparare in maniera adeguata la futura classe dirigente dell’associazione potremo dire di aver svolto al meglio il nostro ruolo, dandogli così un senso compiuto. Sono sicuro che riusciremo nell’intento, così come sono certo che Assoenologi continuerà a crescere sotto ogni punto di vista. Anche nella consapevolezza che gli obiettivi si raggiungono con il contributo di tutti, senza personalismi o velleità individuali.

Far parte della grande famiglia Assoenologi ci riempie di orgoglio, ma al tempo stesso ci deve responsabilizzare ogni oltre limite nella nostra quotidiana attività. Le sfide che ci attendono per questo nuovo mandato saranno da affrontare con la massima concentrazione e con la consapevolezza che non potremo fare errori. Il tempo che stiamo vivendo, tra pandemie e guerre, impone azioni decise e mirate, così da rendere ancora più solide le fondamenta del settore enologico, che ha sempre più bisogno di essere al meglio raccontato.

La comunicazione sarà sempre più la chiave del successo perché i vini italiani possano conquistare nuove fette di mercato. In tal senso, grazie anche ai nuovi mezzi di comunicazione, sono stati fatti passi in avanti importanti e credo che altri saranno fatti grazie proprio ai giovani enologi che tanta dimestichezza hanno nell’uso dei social e nel parlare le lingue del mondo.

Ma non ci sarà mai cassa di risonanza risolutiva se quello che andiamo a proporre non sarà un prodotto all’altezza delle aspettative e quindi il mantra che dovrà accompagnare il lavoro dell’enologo dovrà essere ancor di più la ricerca della qualità. È solo ed esclusivamente la qualità che permetterà al vino del nostro Paese di continuare ad essere l’ambasciatore dell’Italia nel mondo al pari dell’arte, della storia e della cultura. Infine, la sperimentazione e la ricerca costante di nuove tecniche e nuove metodologie, anche in nome di una sostenibilità ambientale ed economica necessaria per la sopravvivenza del Creato e più prosaicamente delle nostre aziende. Qualità, sostenibilità e comunicazione continueranno ad essere le parole chiave di un rinnovato “Manifesto” che Assoenologi vuole fare ancora proprio. Un “Manifesto” che è assolutamente alla portata del nuovo Consiglio di amministrazione che, sono convinto, saprà anche andare oltre ogni aspettativa. In ballo non c’è il futuro di ognuno di noi, ma il futuro del vino italiano e dare il massimo ogni giorno, spendersi con tutte le proprie energie per la causa comune ce lo chiedono il Paese, la storia e anche le nostre coscienze.