La rassegna dedicata al Pinot Nero della Sezione Lombardia Liguria

di Chiara Perego e Gabriele Valota

Il Pinot Nero è stato protagonista, lo scorso novembre, dell’incontro tecnico organizzato a Torrazza Coste dalla Sezione Lombardia-Liguria di Assoenologi presso la sede del Consorzio tutela vini Oltrepò Pavese, con il patrocinio congiunto del Consorzio stesso e della Fondazione Riccagioia.
L’evento, curato dal Gruppo Giovani di Sezione, ha proposto una riflessione approfondita sul valore tecnico e territoriale del Pinot Nero, declinato nelle sue molteplici espressioni in metodo classico, con momenti di degustazione e confronto tra esperti e protagonisti del mondo enologico.
La giornata si è aperta con il benvenuto del Presidente di Sezione, Alessandro Schiavi, che ha sottolineato il valore della formazione continua e della condivisione di esperienze tra generazioni di enologi, riconoscendo ai giovani colleghi un ruolo fondamentale nel futuro della professione e nella valorizzazione dei territori italiani. Schiavi ha inoltre ringraziato tutti i presenti per la grande partecipazione a un evento che, in pochi giorni, ha registrato il tutto esaurito, segno dell’interesse e della vitalità della categoria. Un ringraziamento particolare è stato rivolto anche ai colleghi della Sezione Lombardia-Liguria che, insieme a lui, si sono impegnati nella realizzazione e nel coordinamento dell’iniziativa, contribuendo al suo successo organizzativo e tecnico.
A seguire, il saluto di Emilio Renato Defilippi, co-presidente dell’Union Internationale des Œnologues, che ha richiamato l’importanza della dimensione internazionale della categoria e della collaborazione tra professionisti di diversi Paesi, a tutela della qualità e della reputazione globale dell’enologia.

Il ruolo del Consorzio di tutela

Il direttore del Consorzio tutela vini Oltrepò Pavese, Riccardo Binda, ha quindi sottolineato con grande enfasi l’impegno costante del Consorzio nel promuovere e valorizzare il Pinot Nero, varietà che rappresenta non solo un’eccellenza enologica, ma anche un vero e proprio simbolo identitario dell’Oltrepò Pavese. Binda ha evidenziato come il lavoro del Consorzio non si limiti alla promozione del vino in sé, ma si estenda a tutte le sue declinazioni, dai vini fermi al metodo classico, considerandole risorse strategiche fondamentali per lo sviluppo e la visibilità del territorio. In questo senso, il Pinot Nero diventa uno strumento prezioso per rafforzare la reputazione dell’Oltrepò Pavese a livello nazionale e internazionale, testimoniando la qualità, la tradizione e la competenza dei produttori locali.
Fra le autorità invitate, era inoltre presente Gian Luca Montuoro, direttore dell’Icqrf Lombardia, che ha aperto il suo intervento sottolineando quanto sia per lui un vero piacere partecipare a incontri come questo, occasioni preziose per dialogare con i protagonisti del settore e condividere esperienze e buone pratiche. Ha quindi evidenziato l’importanza cruciale della conformità normativa all’interno del settore vitivinicolo, spiegando come il rispetto delle regole e la trasparenza lungo tutta la filiera produttiva non siano solo obblighi burocratici, ma strumenti fondamentali per garantire la sicurezza e la tutela del consumatore. Allo stesso tempo, ha ricordato come questi principi rappresentino un elemento di credibilità imprescindibile per il vino italiano, contribuendo a rafforzarne l’immagine e la reputazione sia sul mercato nazionale che internazionale, e dimostrando l’impegno delle istituzioni e dei produttori nel mantenere elevati standard qualitativi.

La degustazione curata da Mario Maffi

La conduzione tecnica della degustazione è stata affidata all’enologo Mario Maffi, figura di spicco e memoria storica dell’enologia lombarda. Nato a Varzi e cresciuto a Retorbido (Pv), Maffi ha frequentato l’Istituto Agrario “Carlo Gallini” di Voghera, dove ha mosso i primi passi nel mondo della viticoltura. Dopo le prime esperienze in cantina, ha legato il proprio nome all’Azienda Montelio di Codevilla, dove ha operato dal 1982 al 2015, contribuendo alla crescita qualitativa e produttiva dell’azienda e dell’intero comparto.
Tecnico, divulgatore e profondo conoscitore del territorio, Maffi è oggi un punto di riferimento per l’enologia dell’Oltrepò Pavese. La sua storia professionale è raccontata nel volume “Vite mia – Dalla barbatella al Ditirambo” (Primula Edizioni), presentato durante l’incontro: un racconto di passione, mestiere e appartenenza al proprio territorio.
Nel suo intervento, Maffi ha guidato i partecipanti attraverso le peculiarità del Pinot Nero, illustrando il legame tra terroir, tecnica e interpretazione stilistica, con una degustazione di vini metodo classico provenienti da diverse aree vitivinicole italiane e internazionali.
La seconda parte dell’incontro è stata dedicata alla degustazione di otto campioni da vasca di Pinot Nero in purezza dell’annata 2025, destinati alla produzione di base spumante metodo classico Oltrepò Pavese. Questo territorio, considerato la culla italiana del Pinot Nero, occupa oggi il terzo posto al mondo per superficie vitata dedicata a questo vitigno, dopo Borgogna e Champagne, con circa 3.000 ettari, di cui l’80% destinati alla spumantizzazione.
L’Oltrepò Pavese è da sempre una terra di elezione per il Pinot Nero, varietà di straordinaria finezza ma al tempo stesso complessa e impegnativa per chi la coltiva e la vinifica. Il suo ruolo è centrale nella produzione della regione: il mosaico di colline, le esposizioni variabili e il microclima particolarmente favorevole offrono condizioni ideali per esprimere al meglio le molte sfumature di questo vitigno, capace di rivelare personalità e profondità sia nelle versioni in rosso, sia come base per lo spumante metodo classico.

La discussione sulla vendemmia 2025

L’opportunità di approfondire la discussione sulla vendemmia appena passata è stata resa possibile dalle aziende Ballabio, Vigne Olcru, Monsupello, Calatroni, Conte Vistarino, Azienda Agricola Montello, Alessio Brandolini e La Valdonica che hanno fornito i campioni con grande disponibilità e professionalità. La loro volontà di contribuire all’occasione di assaggio di masse ancora in fase di affinamento per colleghi enologi da tutta la Sezione denota un grande spirito di collaborazione che è una delle basi fondamentali per il miglioramento costante della figura professionale dell’enologo, oltre che dei territori nel loro complesso. Si tratta indubbiamente di una premessa molto promettente per una zona dalle molte sfaccettature, ma che ha dimostrato ancora una volta grande apertura e ampiezza di vedute.
La degustazione e il dibattito in sala che ne è scaturito sono stati guidati, come anche la parte precedente del pomeriggio di formazione, da Alessandro Schiavi, Emilio Renato Defilippi e dall’ospite della giornata, l’enologo Mario Maffi.

Ascoltare la voce dell’esperienza diretta sul campo accumulata con decine e decine di vendemmie da queste due personalità di spicco dell’enologia in Oltrepò Pavese è stata un’occasione di arricchimento professionale per tutti i presenti. Nel dettaglio, tutti i campioni hanno mostrato un livello qualitativo più che soddisfacente, nonostante la fase preliminare di produzione in cui si trovavano ad essere valutati. Questo è stato correlato all’andamento climatico di un’annata che è sembrata decisamente adatta alla produzione proprio del Pinot Nero, al contrario delle due precedenti che avevano avvantaggiato maggiormente altre varietà.
In particolare, alcuni campioni delle due batterie degustate presentavano un livello di prontezza olfattiva o di equilibrio gustativo invidiabile. Da questa osservazione sono scaturiti alcuni momenti di approfondimento sull’importanza della longevità delle basi spumante e sulla scelta enologica di fronte alla quale spesso ci troviamo in quanto tecnici: privilegiare la prontezza olfattiva o dare più spazio alla longevità con vini dall’equilibrio ossidoriduttivo più spiccato e che avranno modo di svilupparsi meglio in seguito? Certo è che avere l’opportunità di lavorare con vini base puliti dal punto di vista olfattivo, espressivi del territorio da cui provengono e con l’acidità e il pH idonei alla produzione di base spumante metodo classico amplia tantissimo le opportunità e gli orizzonti di scelta dei tecnici e delle cantine.
Un altro aspetto su cui i presenti si sono confrontati con i relatori è stato quello della centralità presente e futura del Pinot Nero nelle cuvée. Indipendentemente dalla volontà di utilizzare o meno la quota ammessa a disciplinare di altri vitigni per la produzione di Oltrepò Pavese Metodo Classico, l’evento ha dimostrato ancora una volta che i tecnici hanno la certezza di poter fare affidamento sulla combinazione vincente varietà-terroir instauratasi sulle colline pavesi.

Le osservazioni conclusive

Le osservazioni conclusive sono state affidate all’enologo Mario Maffi. Prodotti di qualità e zona dalla profondissima vocazione enologica sono le premesse su cui può contare l’Oltrepò, ma la possibilità di vincere le sfide di domani passerà senza dubbio dalla collaborazione sinergica tra l’esperienza di chi ha vissuto innumerevoli vendemmie con questo terroir nel sangue e i nuovi tecnici che si approcciano con competenza e preparazione all’enologia di domani. Gli ostacoli che le aree enologiche così sfaccettate e ricche di storia di trovano ad affrontare possono trasformarsi in stimoli e opportunità nel momento in cui la sinergia intergenerazionale e l’evoluzione cosciente sono protagonisti dei progetti per il futuro.
La giornata si è conclusa con un momento conviviale, un aperitivo offerto a tutti i partecipanti presso la sede del Consorzio Tutela Vini Oltrepò Pavese a Riccagioia, che ha suggellato un incontro di grande valore tecnico e umano.
L’iniziativa è stata resa possibile grazie al sostegno di aziende che condividono la visione di Assoenologi e la passione per la spumantizzazione d’eccellenza. Bonera Refrigerazioni, da sempre al fianco degli enologi nella gestione del freddo, ha ribadito il proprio impegno in una filiera dove la precisione termica è cruciale. Enol-Pav, storica azienda del territorio, ha patrocinato l’evento confermando la propria missione di supporto tecnico alle cantine locali. Infine, Enoservice, realtà franciacortina con oltre quarant’anni di esperienza, ha contribuito offrendo consulenza e assistenza specializzata, a testimonianza del legame tra tradizione, competenza e innovazione che caratterizza il mondo Assoenologi.