Arturo Ziliani: proiezione verso il futuro ed esaltazione del territorio chiavi del nostro successo

di Riccardo Cotarella

 

 

Nell’anno in cui alla Guido Berlucchi viene riconosciuto il titolo di Cantina dell’Anno 2022 dalle Guide del Gambero Rosso e a pochi mesi dalla scomparsa del patron e fondatore della Franciacorta, Franco Ziliani, vogliamo dedicare queste pagine a questa meravigliosa azienda, che ha saputo esaltare un territorio, facendolo conoscere nel mondo come zona di produzione di spumante italiano metodo classico a livello internazionale. La Guido Berlucchi & C. è infatti riconosciuta come azienda creatrice della Docg Franciacorta: nel 1961 Franco Ziliani, infatti, sigillò tremila bottiglie di Pinot di Franciacorta, il primo metodo classico del territorio.

Iniziamo con una fotografia di ciò che è oggi Berlucchi.

La Guido Berlucchi è l’azienda fondatrice e di riferimento della Franciacorta; gestiamo oltre 550 ettari dei quasi 3.000 totali del territorio franciacortino e produciamo all’anno circa 4 milioni di bottiglie di Franciacorta. Nata quasi come una “start-up”, il progetto imprenditoriale di mio padre Franco Ziliani e di Guido Berlucchi è oggi una realtà florida, che mantiene l’animo dell’azienda familiare – con alla guida me e i miei fratelli Cristina e Paolo -, ma conta oggi oltre 100 dipendenti.
In quanto azienda familiare, la proiezione al futuro è insita nel nostro Dna. Sentiamo fortemente il tema della preservazione delle risorse e del rispetto del territorio: è in questo stesso territorio che viviamo noi, le nostre famiglie e i nostri collaboratori. Curarlo con amore non è solo un dovere, ma un atto per noi spontaneo, naturale come accudire un membro importante della nostra famiglia.
Inoltre, i risultati qualitativi sul vino ci hanno nel tempo dato ragione. Da un territorio perfettamente sano, bilanciato e vario nel suo ecosistema nascono uve più espressive e di grande qualità, a loro volta fondamentali per ottenere Franciacorta di carattere, che rispecchino al meglio l’identità del territorio.
Vogliamo seguire le innovative orme paterne, migliorando in modo costante la qualità dei nostri vini e agendo contemporaneamente sulla salute del territorio e sulla preservazione di un ecosistema bilanciato, investendo nella ricerca e nella tecnologia per arrivare a questo scopo. Inoltre, sentiamo fortemente l’importanza della divulgazione della cultura eno-gastronomica, come tassello fondamentale per creare un mercato sempre più consapevole della qualità e della cura di ciò che trova nel calice e quindi in grado di scegliere e bere consapevolmente.

 

Una storia che arriva da lontano e che vede protagonista Franco Ziliani. Di cui abbiamo letto tanti ricordi in questi mesi. Da lei, che è il figlio, vorremmo invece saperne di più di Franco padre, oltre che grande imprenditore.

Mio papà era un uomo dal carattere forte e appassionato. Aveva trovato nella sfida enologica la sua grande passione, una passione che ha certamente tramandato a me e ai miei fratelli, che oggi portiamo avanti con impegno e passione ciò che lui ha fondato. Ha voluto coinvolgermi fin da subito. Ricordo i nostri primi viaggi in Champagne quando avevo solo sei anni e non ero certo entusiasta delle ore interminabili passate in automobile. Negli anni però ho imparato ad apprezzare sempre di più quei viaggi in auto insieme, fonte interminabile di ispirazione e di apprendimento. Mio padre non ha mai smesso di insegnare a me, ma ha anche avuto l’umiltà di essere aperto a quelle che sono state le innovazioni che noi, nuova generazione, abbiamo apportato. Certo, non sono mancati gli scontri, ma aver avuto un maestro del suo calibro e della sua esperienza è stato qualcosa di impagabile, così come impagabile è stata per me la soddisfazione di assaggiare i vini prodotti sotto la mia conduzione, frutto delle mie scelte e vedergli l’orgoglio brillare negli occhi.

 

Suo padre è ricordato per la sua intraprendenza professionale. Che messaggio si sente di lasciare ai tanti giovani enologi?

Di seguire la loro passione. Mio padre si definiva spesso un uomo felice e realizzato, un uomo che aveva avuto il coraggio di seguire la propria passione con intraprendenza, e che ogni mattina si svegliava felice e fiero di ciò e delle sue scelte. L’enologia è una professione che richiede sacrifici e flessibilità, ma dà grandi soddisfazioni. Se ci si sente “la stoffa” per perseguire questa strada, non c’è niente di più bello. Un altro grande suggerimento che posso dare è quello di non smettere mai di investire tempo ed energie nella propria formazione. Il vino è un microcosmo di cui continuiamo a scoprire sfaccettature, la sua produzione impiega tecnologie che possono fare la differenza, sia in termini di qualità che in termini di risorse impiegate. Ritengo sia un dovere di tutti cercare di portare avanti le imprese economiche in modo sostenibile e rispettoso, e la chiave per farlo è non fermarsi mai nella formazione e non essere spaventati dall’innovazione.

 

Da un punto di vista prettamente enologico, possiamo dire che suo padre ha introdotto la spumantizzazione con il metodo classico in Italia per la produzione di qualità dei vini spumanti, esaltando non solo la Franciacorta ma facendo conoscere lo spumante italiano a livello internazionale. Che lei sappia aveva qualche progetto di prospettiva di questo importante segmento di mercato e cosa possiamo dire che abbia lasciato all’enologia italiana?

La visione di mio padre era quella di creare un metodo classico italiano, e in particolare franciacortino. Era originario del territorio e aveva identificato nelle peculiarità climatiche e pedologiche della zona dei buoni presupposti per la spumantizzazione, che vennero poi confermati quando ebbe modo di assaggiare i vini fermi prodotti da Guido Berlucchi, in cui identificò le caratteristiche giuste per le sue basi spumante. Questa intuizione ha cambiato completamente volto al territorio, proteggendolo dall’industrializzazione sfrenata e mantenendo un “giardino vitato” nel cuore della Lombardia. Ha perseguito poi tanti altri progetti, non ha mai smesso di portare innovazione e di dimostrare di essere il grande imprenditore per cui viene oggi riconosciuto. Dalla tenuta in Toscana “Caccia al Piano” ad altre tenute in Franciacorta, progetti legati all’ospitalità e all’export. Un uomo coraggioso, che ha segnato un’epoca e ha lasciato il segno creando un vino “che desse gioia già al primo sorso” e che non si è mai sentito “arrivato”, ma a continuato a cercare nuove strade e innovazioni.

 

Negli ultimi due anni il mondo è stato sconvolto dalla pandemia e nelle ultime settimane siamo chiamati a vivere nell’ansia di un tragico conflitto in Ucraina. Come ha vissuto e sta vivendo tutto questo? Come si mette un’azienda al riparo da questi due grandi eventi dell’umanità?

Il lavoro legato all’ambito agricolo porta con sé l’implicazione di “accettare” una serie di incertezze, anche se solitamente più climatiche che socio-economiche. Ci sono rischi che da una parte non possono essere ignorati, dall’altra è molto difficile calcolare e quantificare. Convivere con questa incertezza porta a costruire fiducia nelle proprie capacità: si costruisce la consapevolezza che nonostante le avversità avvenute nel tempo ci si è sempre rialzati, con forza e decisione. Questo porta a fronteggiare le nuove sfide, le nuove incertezze, con un bagaglio di trascorsi, di vittorie – ma anche di sconfitte – che nel tempo rende più “pronti”. Si impara poi a pianificare in anticipo, cercando di prevedere quelle che possono essere le fatalità. Così, ad esempio, per fronteggiare una perdita

di produzione, di costruiscono riserve di cantina. Per fronteggiare le fluttuazioni del mercato si esplorano nuovi canali. Si ricerca, senza mai fermarsi, soluzioni alternative a problemi non ancora sorti, per non farsi cogliere impreparati.
E come si fronteggia una pandemia, come si fronteggia una guerra? Certo questi sono scenari che esulano da quelli che normalmente un imprenditore agricolo fronteggia e che nessuno poteva prevedere, ma la forma mentis di una gestione abituata a fare i conti con l’incertezza ha sicuramente aiutato a riorganizzare il lavoro velocemente durante la pandemia, con flessibilità da parte sia della famiglia che dei collaboratori.
Inoltre, vedere il germogliare della vigna e il suo fiorire giorno per giorno anche nel periodo più buio della pandemia ci ha dato speranza e ci ha dato, nell’incertezza, anche una certezza solida su cui costruire.
Ritengo che anche questo sia un aspetto importante per navigare nell’incertezza: avere una stella polare, una direzione di massima da perseguire. Per noi questa certezza è sempre stata la qualità dei nostri prodotti: indipendentemente dalla situazione e dai contesti mutevoli abbiamo investito con costanza su quello che troviamo dentro le nostre bottiglie: il cuore pulsante del nostro business.

 

Come immagina il futuro dell’enologia e mondo del vino nei prossimi 10 anni?

Per noi, parte di questo futuro è già in bottiglia. La sfida del metodo classico è quella di pensare con anticipo e imbottigliare un pezzettino di futuro, con un gusto che – per quanto accuratamente possiamo cercare di immaginare – rivela sempre delle sorprese. Possiamo identificare alcuni trend che stanno guidando sempre di più i consumatori nelle loro scelte: una ricerca di approfondimento sempre maggiore, che premia i prodotti di alta qualità e storicità, (trend che si accompagna al crescente numero di appassionati ed enoturisti che vediamo ogni weekend venire a visitare le nostre cantine); un’ottima performance del segmento bollicine e più nello specifico di Franciacorta e un interesse sempre crescente per i rosé.

 

Il 2021, malgrado l’emergenza Covid, i mercati del vino hanno fatto segnare segni positivi. Cosa significa e come è stato possibile?

Nel periodo di incertezza, i consumatori si sono orientati verso i brand nella cui qualità nutrono fiducia, per ricercare un senso di familiarità e godersi un piccolo “lusso”, un’atmosfera positiva. Passando più tempo e consumando più pasti a casa, ci si è concentrati su vini di qualità più alta, come Franciacorta, che potessero impreziosire il pasto e trasformarlo in una vera e propria esperienza. Anche allentate le costrizioni date dalla pandemia, i consumatori hanno continuato a premiare quei prodotti “esperienziali” e hanno continuato a scegliere vini di grande qualità. Sicuramente rimane fondamentale incontrare questa domanda crescente essendo presenti su più canali, per intercettare varie preferenze di acquisto: dall’online, alla Gdo, all’Horeca, che – ricordiamo – dopo uno stop iniziale dovuto al lockdown, ha registrato performance in netto incremento e portato a ottimi risultati.