La valorizzazione del territorio vitivinicolo: una missione sociale dell’enologo

di Riccardo Cotarella

Un grande estimatore del nostro Paese e del nostro vino, come Goethe, sosteneva che “niente è più difficile da vedere con i propri occhi di quello che si ha sotto il naso”. Probabilmente aveva ragione, se pensiamo alla vita di tutti i giorni e alle tante cose che diamo per scontate, come la bellezza dei nostri borghi e dei nostri territori, dimenticandoci spesso dell’immensa fortuna di vivere in un contesto territoriale caratterizzato da una quantità di ricchezze artistiche, ambientali e alimentari unica al mondo (lo sottolinea con grande efficacia il mio amico Oscar Farinetti in una apprezzata e diffusa clip). Va, però, aggiunto che questa dimenticanza, estesa e generalizzata, non è attribuibile all’enologo, non perché costituisca una specie eletta, ma, molto più semplicemente, perché la riscoperta di tanti vitigni
dimenticati e la valorizzazione del territorio costituiscono una missione sociale che informa e caratterizza la nostra attività, come peraltro ci viene riconosciuto da autorevoli organi di stampa e operatori del settore italiani ed esteri. Penso ai tanti siti e vitigni venuti alla luce grazie, soprattutto, alla nostra passione e al nostro impegno, ma anche al rigore e alla fermezza che ci hanno costantemente imposto di non rassegnarci ai luoghi comuni e agli stereotipi presi a riferimento per
determinare la “vocazionalità” di territori e vitigni, talvolta anche da parte di operatori che non hanno titolo, merito e competenze adeguate in materia. E penso anche che l’approccio scientifico della nostra categoria professionale salvaguardi il nostro comparto dalla faciloneria e dall’approssimazione, con
ricadute di elevato spessore per l’eccellenza dell’intera filiera vitivinicola.
Anni fa, un bravo giornalista mi chiese come riuscissimo a svolgere il nostro compito di orientamento del gusto, in un mondo in cui l’infinita ricchezza e complessità di proposte può disorientare chi vi si accosta con la curiosità di vivere nuove esperienze. Gli risposi che per studiare bene un fiume è bene partire dalla sorgente. Allo stesso modo, nel nostro caso, è sempre opportuno partire dal proprio territorio. Che senso avrebbe per un toscano scoprire il Barolo, se non conosce il Brunello? Non
intendevo e non intendo porre limiti alla legittima curiosità di gustare un vino del quale si conosce solo il nome, ma sottolineare come la conoscenza del territorio e della sua storia possa rappresentare una grande opportunità di apprendimento o di approfondimento delle origini dei vigneti, delle varietà degli uvaggi, delle caratteristiche del terreno e dei caratteri climatici.

Oltre quarantamila cantine, sparse sull’intero territorio nazionale, danno vita a una serie di vini che pur non7 godendo della medesima notorietà, sono egualmente importanti, in quanto espressivi di un territorio e di tradizioni, miti e riti, che accompagnano la vita dei campi e delle cantine, proprio come
racconta Cesare Pavese nel libro “La luna e i falò” e come mi ricorda, spesso, l’amico e collega Piero Cane. Una storia antica che si svolge in uno scenario suggestivo quanto quello delle Langhe Roero e Monferrato, oggi patrimonio mondiale dell’Unesco, al pari delle incantevoli Colline del Prosecco di Conegliano e Valdobbiadene. Ma il rapporto territorio-vino è da sempre declamato: lo fecero Gabriele D’Annunzio, Mario Soldati e il grande Leonardo Da Vinci che teorizzava proprio il legame profondo
tra vino e territorio, sostenendo che la felicità degli uomini è strettamente determinata dalla bontà dei vini presenti nei luoghi in cui abitano. Per mia personale esperienza, le nuove generazioni sono decisamente più sensibili a questi temi, più attente verso i vini del territorio di appartenenza e più
curiose di conoscere sia nuovi vini, che i territori che li hanno generati.
Forti di questa consapevolezza continueremo a svolgere, con sempre maggiore impegno e determinazione, il nostro ruolo di scoperta e valorizzazione dei nostri territori, perché siano sempre
più coloro che vogliano conoscerli, studiarne la potenzialità, comprendere a quale cultivar vogliono maritarsi, apprezzarne la bellezza, gustarne la bontà, viverne la poesia.