Unione del vino: il coraggio di cercare la pace in un mondo che si divide

di Riccardo Cotarella

I sessant’anni di storia dell’Union Internationale des Œnologues (che mi ha visto per 9 anni copresidente con l’amico Serge Dubois) non rappresentano soltanto un traguardo associativo, ma sono l’occasione per riflettere sul valore più profondo del nostro lavoro e su ciò che il vino è diventato per l’umanità. È un pretesto, un gancio per alzare lo sguardo oltre le contingenze e ricordare che il vino non è semplicemente un prodotto, ma un linguaggio universale capace di unire ciò che spesso la storia divide. Il vino accompagna la civiltà da millenni ed è sempre stato strumento di incontro. Nel gesto antico del brindisi – che nasce come promessa di fiducia reciproca – c’è un codice morale che attraversa culture, religioni e continenti. È un gesto semplice, eppure potentissimo: avvicina, scioglie diffidenze, apre dialoghi. L’Europa lo conosce bene. Italia e Francia, culle di una tradizione secolare, ma anche Spagna, Portogallo, Germania, Austria: popoli diversi che nel vino hanno trovato un terreno comune, un patrimonio condiviso che ha costruito più ponti di quanti se ne siano mai costruiti con la sola diplomazia.

Oggi il vino parla molte lingue. Dalla California al Cile, dal Sudafrica all’Australia, dalle valli della Georgia alle steppe della Cina. E più la geografia delle vigne si allarga, più si rinnova la consapevolezza che il vino sia uno dei pochi simboli autenticamente globali della convivenza pacifica. Una forza discreta, silenziosa, ma reale. Un esempio che porto sempre nel cuore è la cantina di Cremisan, in Terra Santa. Lì, tra Palestina e Israele, in una delle aree più complesse e cariche di storia del mondo, cristiani, musulmani ed ebrei lavorano fianco a fianco, condividendo la cura della vite e della terra. La vite non conosce confini; cresce dove viene ascoltata e rispettata. E quando il vino nasce da mani, che appartengono a comunità tradizionalmente divise, esso diventa non solo un prodotto, ma un messaggio, un invito a credere che la pace non sia un’utopia, ma una possibilità concreta. Viviamo un tempo in cui i conflitti continuano a riaccendersi: in Medio Oriente, in Ucraina, in Africa, in troppe parti del pianeta. Guerre lontane geograficamente, ma vicine al nostro senso di responsabilità. E proprio per questo il vino può avere un ruolo speciale: non quello, ingenuo, di risolvere le tensioni, ma quello, più realistico, di ricordarci che il dialogo esiste, che l’incontro è possibile, che l’altro non è un nemico ma un compagno di viaggio. Il vino non salva il mondo, ma indica una strada. Per noi enologi questo è un dovere morale, oltre che professionale. Studiare la vite, proteggerla, accompagnare il vino nel suo percorso è un atto di cura. E la cura è già, di per sé, una forma di pace. Lo è nelle vigne, lo è nei rapporti internazionali, lo è nelle relazioni umane.

L’Union Internationale des Œnologues, che riunisce delegazioni di tutto il mondo, ci ricorda ogni giorno che siamo parte di una comunità globale che condivide gli stessi problemi, gli stessi sogni, le stesse fatiche. L’unione non è uno slogan: è una responsabilità. E ora che si avvicina il Natale, la simbologia del vino acquista un significato ancora più profondo. Natale è il tempo in cui ci si ferma, ci si guarda negli occhi, ci si augura pace. È il tempo in cui un bicchiere diventa gesto di accoglienza, promessa di ascolto, desiderio di riconciliazione. È il tempo in cui comprendiamo, forse più chiaramente che in altri momenti, quanto l’umanità abbia bisogno di unire, non di dividere. Ecco allora il mio auspicio: che il vino continui a essere strumento di fratellanza, terreno comune su cui costruire dialogo, cultura, rispetto. Che ogni brindisi sia un piccolo patto di pace. Che le nostre vigne ci insegnino, ancora una volta, che la bellezza nasce dall’equilibrio, e l’equilibrio dalla convivenza. Perché dentro un calice non c’è solo un prodotto: c’è una visione. C’è la storia dell’uomo. C’è, soprattutto, la speranza di un futuro condiviso. Alla pace, al vino, all’umanità.