Varietà resistenti: il progetto studio dell’Itas “F. De Sanctis” di Avellino

di Francesco Martusciello

Il 24 marzo scorso, nell’aula magna dell’Istituto tecnico agrario Francesco De Sanctis di Avellino è stato organizzato un importante convegno in cui sono stati presentati i primi risultati di un progetto portato avanti proprio dalla storica scuola in Irpinia sui vitigni resistenti e loro prove sperimentali di microvinificazione effettuate sulle uve raccolte nella vendemmia 2024.

I Piwi in sintesi

I vitigni resistenti sono ottenuti mediante incroci interspecifici tra varietà sensibili di Vitis vinifera e una selezione che porta i caratteri di resistenza. Queste selezioni derivano da 50, a volte 100 anni di reincrocio tra vite europea e ibridi realizzati alla fine dell’Ottocento e nei primi decenni del Novecento usando viti americane e/o asiatiche. In Italia l’art. 33 comma 6 del Testo Unico del Vino (legge 238/2016) ne impedisce l’utilizzo delle Doc e nelle Docg.

I contenuti del seminario

Alla scoperta dei vitigni resistenti allevati nella scuola enologica di Avellino – degustazione tecnica trasversale vinificazioni sperimentali vendemmia 2024 – il tema del programma dell’incontro che ha coinvolto la partecipazione di Assoenologi Campania e in particolare del Comitato dei Giovani, i Vivai Cooperativi Rauscedo, i rappresentati dei principali organi di controllo del comparto vitivinicolo, la Regione Campania. I lavori della giornata sono stati introdotti dall’ing. Petro Caterini, preside dell’istituto, che ha spiegato come il progetto sia nato in risposta ai cambiamenti climatici con la necessità di avviare uno studio scientifico sui Piwi, il primo in Campania.
Sono seguiti i saluti del presidente nazionale di Assoenologi Riccardo Cotarella, collegato via web, che ha sottolineato ancora una volta l’importanza di questi incontri come propedeutici alla cultura del vino e della cooperazione, e del presidente di Assoenologi Campania Roberto Di Meo, che ha ribadito ai giovani studenti presenti quanto sia importante la formazione e l’aggiornamento professionale per l’enotecnico e l’enologo. La dott.ssa Addolorata Ruocco, dirigente della Regione Campania, ha approfondito la disponibilità di misure specifiche come Psr e Csr a sostegno sia dei produttori sia della ricerca. Della garanzia per i consumatori in merito alla tracciabilità dei vini hanno parlato il dott. Rosario Lopa e il dott. Gianluca Zavalloni funzionari dell’Icqrf.

Le relazioni tecniche

Il prof. Fabrizio Scotto Di Vetta, direttore dell’azienda agraria ed enologica dell’Istituto, ha introdotto gli aspetti agronomici del progetto-studio presentando la riqualificazione dell’azienda agraria, nata nel lontano 1925, e ristrutturata completamente e modernizzata nel 2017. Nel 2021 nasce la parte dell’azienda agraria definita “resistente” destinando, cioè, un’area dei 16 ettari dell’intera superficie vitata all’impianto sperimentale di 14 vitigni resistenti: Kersus, Soreli, Fleutai, Pinot Iskra, Sauvignon Kretos, Sauvignon Rytos, Sauvignon Nepis, Pinot Kors, Volturnis, Merlot Kanthus, Merlot Khorus, Cabernet Volos, Cabernet Eidos, Julius.

Il progetto, che si pone l’obbiettivo di studiare le varietà resistenti per limitare il numero dei trattamenti fitosanitari, gli sprechi d’acqua e di evitare inutili fenomeni di compattazione del suolo abbattendo i costi di produzione, è stato suddiviso in più fasi. Dalle operazioni preliminari d’impianto, con la scelta dell’appezzamento e l’estirpo del vecchio vigneto esistente, la preparazione del terreno, la scelta del sesto d’impianto e la forma di allevamento fino alla messa a dimora delle barbatelle. Tutto eseguito con le più moderne tecnologie di agricoltura 4.0.
Infatti, anche per l’analisi delle fasi fenologiche e il monitoraggio delle maturazioni successivamente è stato importante il supporto dei dati ottenuti dai vari sensori posizionati in campo: pluviografo, termografo, igrografo, bagnatura fogliare, anemografo, barometro, termometro per il suolo, sensore per l’umidità del suolo, tensiometro, sensore per la misura della radiazione solare.
All’analisi agronomica è seguita con il prof. Ernesto Buono, ex alunno del De Sanctis e oggi docente, quella produttiva-enologica, risultato delle diverse microvinificazioni portate avanti nella cantina sperimentale della scuola nella vendemmia 2024 con il valido supporto del prof. Mario Aquino, docente dell’istituto e degli studenti.
Definita l’epoca di raccolta, con metodica Icv di analisi sensoriale e indici di maturazione, le uve sono state avviate alla vinificazione utilizzando protocolli specifici e poco invasivi pensati per valutare se i vini ottenuti richiamassero i caratteri del vitigno genitore. Pertanto, le uve a bacca bianca sono state diraspate e pigiate con aggiunta di 5g/Hl di Metabisolfito. Sul mosto fiore ottenuto è stata avviata una fermentazione alcolica con lieviti indigeni alla temperatura controllata di 16°C. Chiarifica con bentonite, filtrazione, leggera solfitazione e imbottigliamento. Le uve a bacca rossa sono state pigiadiraspate con un’aggiunta di 4 g/Hl di Metabisolfito. La fermentazione alcolica a 24°C è stata condotta con lieviti indigeni. Affinamento successivo a fine F.A. e malolattica svolta con batteri indigeni. Chiarifica con bentonite, filtrazione, leggera solfitazione e imbottigliamento. L’intervento del prof. Buono si è concluso con una descrizione dettagliata dei descrittori molecolari evidenziati nei vini prodotti.

A chiusura degli approfondimenti tecnici, importante il contributo del dott. Cesare Tiberio dell’area manager dei Vivai Cooperativi Rauscedo incentrato sulle attività sperimentali e di ricerca che Rauscedo sta portando avanti sui PIWI.
Già nel 2006, i Vivai Cooperativi Rauscedo avevano percepito l’importanza di dare risposte tangibili alle emergenti necessità in tema di sostenibilità vivaistico-viticola e per tale motivo hanno dato corso ad una proficua collaborazione negli anni con l’Università di Udine e l’Istituto di Genomica Applicata con l’obbiettivo di mettere a disposizione dei viticoltori nuove varietà ad uva da vino resistenti alle principali malattie (peronospora e oidio).

 

LA DEGUSTAZIONE DELLE 14 VARIETA RESISTENTI OGGETTO DI SPERIMENTAZIONE

La degustazione dei vini ottenuti dalle prove di microvinificazione, condotta da Francesco Martusciello, coordinatore del Comitato dei Giovani di Assoenologi – area Centro-Sud Italia, ha concluso i lavori dell’intensa mattinata.

Dagli assaggi è emerso che molti dei bianchi resistenti hanno conservato i caratteri primari del vitigno genitore di origine, associati a pronunciate note di aromi fermentativi e in alcuni casi anche più complessi evidenziando ad esempio note sapide e minerali derivanti quasi sicuramente dalla natura dei suoli irpini (di medio impasto caratterizzati matrici vulcaniche e sabbiose, ricchi in argille).

Anche i rossi molto interessanti e riconducibili ai sentori del vitigno genitore. Tutti molto netti al naso, non è emerso nessun sentore di foxy e fragola, che invece erano maggiormente riscontrabili negli ibridi di prima generazione di qualche anno fa.