COSA CI SI ASPETTA DOPO IL LOCKDOWN

di Cristina Lauro

 width=Cosa succederà dopo il lockdown e questa fase due? Quando e come avverrà la ripresa? Di seguito pubblichiamo il parere di Cristiana Lauro, che lavora nel settore enogastronomico da diversi anni, ma parla anche da cliente di enoteche, mescite di vini e ristoranti in Italia e nel mondo. Un doppio punto di vista quindi.

 

La cosiddetta fase due che stiamo vivendo è quella delle regole e del rispetto degli altri. È il tempo della fiducia nel prossimo, anche se può sembrare un paradosso idealmente antitetico rispetto all’obbligo di mantenere la distanza gli uni dagli altri. Il distanziamento, ora più che mai, deve ispirare fiducia attraverso le regole che già rispettano con attenzione le enoteche e i ristoranti che fanno servizio di asporto. Una fitta campagna di richiamo alla responsabilità personale sarebbe uno strumento utile per sostenere il sogno della ripartenza che, prima o poi, rimpiazzerà gli incubi di questi dannati ultimi mesi.

 

INIZIA IL TEMPO DELLA FIDUCIA

In questa fase di adattamento e resistenza occorre riflettere sui passaggi successivi, perché ripartiremo con una spinta che ci farà correre come pazzi dietro al recupero e alla risalita dei consumi, strettamente legata al turismo che all’inizio sarà nostrano e caratterizzato da una forte attenzione alle spese, perché economicamente siamo tutti più deboli e anche la paura gioca la sua parte. L’apertura di una bottiglia di vino come gesto ostentativo episodico si trasformerà in piacevole abitudine conviviale che potrà fare a meno di esibirsi sui social. Gli acquisti di vino on line (in crescita) e nelle enoteche si orienteranno sulle aziende che hanno una storia e un nome da difendere. Il tempo della fiducia sarà riconoscente con i produttori che hanno consolidato negli anni l’affidabilità del proprio marchio e mantenuto il posto di lavoro a dipendenti e collaboratori durante questa crisi epocale; premierà, inoltre, le attività commerciali che hanno pagato con regolarità i fornitori anche quando non c’erano scuse per saldare le fatture in tempi biblici, ma solo il paravento di una legge mai applicata e dell’impunità praticamente certa per i trasgressori.
I vini di alto prestigio in vendita su assegnazione, saranno destinati solo ai clienti affidabili per porre fine al traffico di insoluti fin qui tollerato. Le vendite on line manterranno il trend di crescita attuale (chi ha imparato ad acquistare in rete durante il lockdown si divertirà a giocare con questa nuova agilità acquisita).
Lo spazio dedicato all’approccio sociale e conviviale subirà una contrazione. Dovremo rinunciare alle mescite in enoteca che creavano un rapporto di fiducia verso una figura di riferimento capace di consigliare l’assaggio di un vino e promuovere novità. Cosa che spesso ha determinato anche derive modaiole delle quali personalmente avrei fatto a meno, ma ne va del lavoro di tante persone.
Darei più fiducia ai rappresentanti di vino che negli ultimi anni hanno subito l’ingerenza di figure con ruoli e competenze poco chiare. Il lavoro di vendita e promozione svolto sul territorio dai rappresentanti è indispensabile alle aziende che in questo momento farebbero bene a disporre di incentivi incoraggianti, dati gli scenari imprevisti che hanno ribaltato l’assetto sulla scacchiera.
Infine penso che un po’ più di informazione scientifica e statistica sarebbero opportune, senza nulla togliere al racconto tipicamente italiano dell’indiscussa superiorità della cultura umanistica. Mi piacerebbe che a enologi e agronomi si riconoscesse uno spazio più ampio come divulgatori. Lo so che lavorano già tanto e la divulgazione è una responsabilità, ma mi auguro che succeda.