Intervista a un enologo senza frontiere: Luca Marcozzi

 

Riprendiamo la nostra rubrica con un’intervista a un giovane enologo che ha scelto di viaggiare in diversi Paesi del mondo per conoscere e lavorare in diverse realtà, crescendo così professionalmente e culturalmente. Classe 1991, Luca Marcozzi è di Ascoli Piceno, si è diplomato Enotecnico all’Istituto tecnico Celso Ulpiani per poi laurearsi in Viticoltura ed Enologia a Teramo nel 2016. È socio di Assoenologi dal 2018.

 

Quando e come hai capito che la tua “vocazione” sarebbe stata quella di fare l’enologo?
Ho capito che la mia vocazione era poter un giorno esercitare la professione di Enologo quando ancora frequentavo la scuola media. Non ebbi nessun dubbio infatti nel scegliere l’Istituto tecnico agrario di Ascoli Piceno, con l’obiettivo di frequentare, presso lo stesso, il corso per la specializzazione in viticoltura ed enologia di 6 anni.

 

Qual è stata la tua prima esperienza lavorativa?
Ho iniziato a muovere i primi passi in questo settore lavorando presso diverse cantine in Italia, tra Marche Abruzzo e Veneto, in concomitanza con gli studi scolastici e universitari, ricoprendo diverse mansioni in azienda, dalla vigna alla commercializzazione finale del prodotto.

 

Hai avuto difficoltà ad approcciarti a questa professione?
Non ho avuto particolari difficoltà. Ho avuto la fortuna di apprendere e collaborare con diversi professionisti di questo settore e di avere ottimi insegnanti a scuola e all’università. L’alternanza studio/cantina, mi ha portato ad avere una buona formazione sin da giovane.

 

Hai avuto una persona che ti ha professionalmente ispirato?
Credo di esser stato ispirato dai miei zii, anche loro da anni operanti nel settore enologico e che ringrazio per la passione che hanno saputo trasmettermi nei riguardi di questa professione, così come i miei genitori e la mia ragazza Valeria che sempre hanno sostenuto le mie scelte.

 

Come hai vissuto le prime esperienze all’estero?
Con grande entusiasmo e con una gran voglia di poter lavorare in realtà enologiche diverse, seppur anche con qualche difficoltà.
Non è sempre facile e scontato ottenere visti, permessi di lavoro ed adempiere alle molte burocrazie necessarie per vivere e lavorare legalmente in altre nazioni.
La mia prima esperienza all’estero è stata in Australia, avevo venticinque anni. Da lì sono poi seguite California e Germania. Ora mi trovo in Spagna, a lavoro presso Bodega Oloron ad Alaro, nell’isola di Majorca.

Come viene visto un enologo Italiano all’estero?
In ambito internazionale, gli enologi italiani, così come tutti i professionisti del settore agroalimentare, sono considerati una garanzia.

 

Cosa consiglieresti a un giovane che vuole fare questo mestiere?
Consiglierei di non fermarsi alle zone limitrofe del suo territorio, bensì di viaggiare, conoscere diverse realtà enologiche, diverse mentalità di organizzazione del lavoro.

 

Secondo te, che competenze deve assolutamente avere un giovane enologo che si affaccia al mondo del lavoro?
Credo che per un giovane enologo sia importante capire sin da subito, che bisogna cercare di essere professionisti completi, in grado di poter supportare al meglio l’azienda, non solo per quanto concerne la produzione del vino, ma anche la sua commercializzazione. Occorre poi ben conoscere il mondo legislativo che ad esso è legato. È importante non specializzarsi in un solo ambito né focalizzarsi su un solo obiettivo; le competenze e la professionalità si acquisiranno poi con il tempo. Per un giovane enologo forse è più importante la mentalità con la quale si vivono le prime esperienze.

 

Quali errori non dovrebbe mai fare un giovane enologo per crescere professionalmente?
Un giovane enologo non deve mai commettere l’errore di sentirsi un “grande” enologo. Deve sempre rimanere umile e di basso profilo. Ho vissuto e lavorato per diverse cantine in cinque diverse nazioni, ma mi considero ancora un enologo junior, ben lieto di poter apprendere da professionisti con molti più anni di esperienza di me.

 

Qual è la denominazione che ti ha dato più soddisfazioni?
Ho ricevuto molte soddisfazioni con diverse denominazioni e varietà.
Ricordo con piacere dei bei lavori fatti con lo Zinfandel in California, Riesling in Germania, Durif in Australia.
Ora sto ricevendo belle soddisfazioni per i nuovi vini 2021 presso la cantina ove sto lavorando qui in Spagna.

 

Ci racconti l’esperienza che ti l’ha colpito di più in giro per il mondo?
Era l’aprile 2018, mi trovavo a Yenda, in Australia, la domenica di Pasqua. Yenda, dove vivevo e lavoravo presso la cantina Berton Vineyards, è un piccolo paese di 200 abitanti nel deserto australiano, Sydney e Melbourne distanti ben otto ore. Ero un po’ giù di morale e stavo camminando lungo una ferrovia abbandonata vicino casa mia, pensando che ero solo nel giorno di Pasqua nel deserto australiano. Mi chiesi se avessi fatto una follia a lasciare l’Italia e i miei affetti, ma in lontananza potevo scorgere la cantina e pensai: “non sei folle, sei solo un giovane enologo in vendemmia dall’altra parte del mondo che cerca di realizzare i suoi sogni”.

 

Qual è stata la tua più grande soddisfazione professionale?
Ad oggi, aldilà di quelli che sono stati i risultati conseguiti durante queste esperienze, credo che la soddisfazione più grande, sia quella di riuscire ora ad integrarmi facilmente in qualunque azienda/nazione al mondo, senza avere problemi di comunicazione, essendo in grado di parlare fluentemente diverse lingue.

 

Quali sacrifici hai dovuto affrontare per riuscire a realizzare le tue ambizioni?
Tra i sacrifici compiuti, i più difficili sono stati lasciare gli affetti, ma anche vincere la tensione che si avverte prima di dover lasciare la propria terra per iniziare una vita nuova in un altro Paese, in giovane età. Il limite mentale più grande da superare, se si sceglie di essere cittadini del mondo, specie all’inizio, è la paura di avere problemi in un posto sconosciuto e doverli affrontare soli. Credo che riuscire ad avere il coraggio di partire dopo mesi di pensieri e sogni, sia stato per me il sacrificio più grande.

 

Qual è un obiettivo professionale che vorresti raggiungere?
Spero un giorno di poter essere un enologo apprezzato in Italia e all’estero e di continuare, per il momento, a vivere queste esperienze. Fino a pochi anni fa era solo un sogno che non pensavo si sarebbe mai realizzato.