Come hanno affrontato il periodo di pandemia le aziende leader del settore vitivinicolo

 

L’emergenza Covid ha stravolto le nostre vite. Ha messo in ginocchio interi settori produttivi, ha fatto scoprire al mondo una fragilità di fondo, per tanti versi inaspettata. Dai primi casi di Coronavirus registrati in Europa sono trascorsi una ventina di mesi, in cui abbiamo dovuto affrontare varie ondate del virus. A far intravedere la luce in fondo al tunnel ci ha pensato la campagna di vaccinazione. Ma tutto questo le aziende che ruotano attorno al mondo del vino come l’hanno affrontato?

Lo abbiamo chiesto direttamente a loro, invitandole a raccontarci come hanno vissuto questi quasi due anni. Nell’articolo troverete una quindicina di contributi, altrettanti saranno pubblicati nel numero di novembre de l’Enologo.

 

Aeb: una spinta verso la digitalizzazione

“Durante il difficile momento della pandemia ci siamo impegnati nella progettazione e nella preparazione di strumenti e soluzioni per supportare i nostri clienti e rendere le operazioni di cantina ancora più efficienti e mirate. Tra i principali fronti su cui ci stiamo muovendo – raccontano da Aeb – c’è sicuramente la digitalizzazione e la produzione di video e contenuti dall’elevato profilo tecnico-scientifico, che permettono di ottimizzare il tempo in cui il nostro personale tecnico commerciale e l’enologo lavorano per soddisfare le esigenze della cantina. In secondo luogo ci siamo dedicati allo sviluppo di attrezzature e sistemi di iniezione per assicurare dosaggi precisi, velocizzando il lavoro in cantina e rendendo ancora più efficiente l’utilizzo dei prodotti. Tutto ciò, permettendo un maggiore distanziamento naturale tra gli operatori. Infine abbiamo ulteriormente perfezionato il concetto di enologia mirata, grazie ad un supporto personalizzato: siamo parti dagli obiettivi enologici ed economici del produttore e li abbiamo indirizzati verso un utilizzo oculato e puntuale; tutto questo è andato a beneficio alle cantine rendendole competitive sul mercato dal punto di vista economico e qualitativo del vino prodotto”.

 

Apra: l’importanza del multicanale

“Nell’Italia post-pandemia, che ha visto cambiare le logiche e le priorità dei propri mercati, il sentimento di incertezza e paura che ha caratterizzato i mesi più duri, oggi sta lasciando il posto ad una volontà fatta di evoluzione e passione. Le aziende che hanno compreso e incentivato fin da subito la digitalizzazione dei propri processi di business, sono oggi le leve portanti dell’Italia in ripartenza” – piega Livio Grilli, presidente di Apra.  “Nel settore vitivinicolo, il mercato italiano sta mostrando un’indubbia resilienza -aggiunge il presidente-. Nell’anno 2020 la produzione di vini in Italia è addirittura aumentata del +3%, trainata ovviamente dai consumi entro le mura domestiche. Infatti, mai come in questo periodo si è mostrata la vulnerabilità delle aziende che hanno basato il proprio business in un solo canale di vendita. È finalmente entrato in azienda il concetto di diversificazione, non solo di canali, ma anche di produzione. L’esperienza del vino è oggi alla portata di tutti, grazie all’utilizzo sempre maggiore di e-commerce aziendali, siti web a prova di utente e la voglia di raccontare la propria storia e tradizione al mondo”,

 

Biosystems: nuovo personale e servizi

Da Biosystems fanno notare che: “L’impatto della pandemia di Coronavirus ha richiesto da parte nostra un adeguamento ed una velocità d’ azione senza precedenti al fine di ottemperare alle nuove esigenze dei clienti, senza tralasciare la cura per il proprio personale.  Ciò di cui si tratta è una crisi mondiale che ha messo a dura prova sia gli Enologi che le aziende produttrici. Per questo motivo Biosystems ha messo a disposizione tutto l’impegno necessario per venire meno alle carenze dovute alla criticità della situazione mondiale, assumendo nuovo personale ed incrementando servizi e trasporti; al primo posto ci sono sempre le singole esigenze delle persone, sia esse siano clienti che i propri dipendenti. Innovazione e sviluppo sono sempre i nostri mantra, con al centro i nostri partner dislocati in tutto il mondo. La pandemia ha messo a dura prova le nostre 20 filiali mondiali e i 90 distributori in tutto il mondo ma ci ha permesso di scoprire una forte resilienza e un maggior attaccamento e sforzo verso la nostra azienda. Abbiamo continuato ad investire ponendo sempre il cliente al centro di tutto, sviluppando nuove soluzioni che migliorino l’user experience e soddisfino appieno le esigenze di tutti”.

 

Cifo: record di fatturato nel 2020

Dichiarazioni di Pierluigi Picciani, direttore Commerciale e Marketing CIFO

“La pandemia e le sue ripercussioni economiche riguardanti la scarsa reperibilità di materie prime, la crisi nei trasporti, e il conseguente aumento dei costi delle une e degli altri, hanno impattato pesantemente sul nostro settore – ha detto Pierluigi Picciani, direttore Commerciale e Marketing Cifo-. Ciò nonostante, Cifo ha chiuso il 2020 con il suo record storico di fatturato. Per questo non possiamo che valorizzare i nostri punti di forza, rivelatisi strategici in questo delicato momento storico: la nostra vocazione al biologico, che ci ha resi meno vulnerabili rispetto alla carenza di materie prime. L’appartenenza ad un grande Gruppo dei fertilizzanti speciali che, oltre ad avere un forte potere di acquisto, è anche integrato per varie materie prime a monte, come ad esempio per le alghe, acidi umici, fulvici, ed amminoacidi di origine animale e vegetale. Tutto questo rappresenta per la stessa azienda un indubbio vantaggio competitivo. In vista della ripresa e consapevoli dei disagi di cui abbiamo fatto esperienza, soprattutto a livello di logistica, stiamo lavorando per ottimizzare la gestione delle nostre risorse e minimizzare i potenziali rischi insiti nel mercato globale”.

 

Dal Cin: capacità di investimento e programmazione

“Nella crisi sorgono l’inventiva, le scoperte e le grandi strategie, scrisse Einstein: in quest’ottica la crisi pandemica vissuta dalla nostra impresa è stata utilissima – ha sottolineato Marzio Dal Cin, presidente-. Dopo una giustificabile ‘frenata’ del mercato enologico di riferimento, abbiamo assistito a una decisa ripresa del lavoro e un aumento della fiducia dei nostri clienti, legati a un “partner solido e affidabile”: alcune strategie di approccio e sviluppo, potenzialmente utili anche in caso di nuove crisi future, hanno sostituito alcuni progetti, procrastinati senza particolari conseguenze. Obiettivo prioritario è stato quello di mantenere la capacità di investimento e programmazione, indipendentemente dal fatturato, confermando tutti i fondamentali di crescita e la tenuta delle componenti economica e finanziaria della società, senza perdere il potenziale di sviluppo, a vantaggio dei nuovi progetti. Uno stress-test quindi ampiamente superato, verificando la tenuta aziendale nelle situazioni di crisi e con ottime prospettive per il futuro”.

 

Enartis: smart working e digitalizzazione

“Affrontare un evento come il Covid-19, così inaspettato e dagli scenari mutevoli ed imprevedibili, è stato complesso per Enartis come per la quasi totalità dei brand in tutto il mondo – ha detto Francesco Bergaglio, Bunisess Director di Enartis Italia -. Fondamentale in questo lungo periodo è stata la passione che accomuna il nostro team. Grazie ad essa, siamo riusciti a svolgere al meglio le principali attività lavorative scoprendo modalità nuove: smart working e digitalizzazione. Siamo sempre rimasti accanto ai produttori per dare loro supporto ed assistenza tecnica anche nei momenti più difficili. Abbiamo introdotto non solo webinar tecnici ma soprattutto incontri formativi per sostenere le vendite in un momento in cui il mercato del vino è stato completamente stravolto dalle conseguenze della pandemia. La visione di Enartis per il futuro del vino in Italia e nel mondo è ottimistica. Dopo un momento di crisi c’è sempre una risalita. Nei mesi a venire la qualità delle relazioni tra le persone sarà, insieme all’innovazione tecnologica, alla ricerca scientifica e alla sostenibilità, la chiave di volta per il futuro del mercato del vino e anche dell’enologia”.

 

Ever: investimenti per la ripresa

“La pandemia da Covid-19 non è stata una circostanza prevedibile, né a ridotto impatto economico per le realtà viticolo enologiche -dicono da Ever-. Fin dalle primissime fasi dell’emergenza, siamo rimasti vicini ai clienti ed ai collaboratori, abbiamo valorizzato i forti rapporti interpersonali e collaborato con tutti per elaborare nuove soluzioni per le tante nascenti necessità: dall’uso degli strumenti digitali, ai social fino ad eventi on-line interattivi. Grazie ai webinar abbiamo continuato a condividere la vita aziendale, i progetti tecnici, la ricerca e la passione per l’autenticità dei vini e dei territori che ci contraddistingue da sempre. Abbiamo rafforzato i rapporti già consolidati e ne abbiamo creati di nuovi.
Durante questo periodo di ripresa, iniziamo a raccogliere i frutti degli investimenti fatti prima e durante la pandemia, quali ad esempio l’ampliamento dell’impianto fotovoltaico, elemento che ci permetterà di essere autosufficienti sul fronte energetico, oppure la nuova area logistica coperta da 3800 mq, per garantire ai tutti i nostri clienti un servizio sempre più efficiente, personalizzato e in tempo reale. L’impiego di risorse in attività dedicate alla sostenibilità sociale, economica e ambientale è uno dei punti cardine sui cui in Ever vogliamo puntare, per la ripresa del mercato e per dare sempre un maggior slancio al settore enologico”.

 

Gai: nuove opportunità di lavoro

“Il settore dell’imbottigliamento ha sicuramente sofferto meno di altri i contraccolpi della pandemia da Covid-19. In azienda – racconta Gianpaolo Dogliani, Direttore Commerciale – abbiamo dovuto organizzarci per poter lavorare nel rispetto delle norme anti-contagio. Ci è stato di supporto il nostro presidio sanitario. Abbiamo la fortuna di lavorare in uno stabilimento in cui non esiste il problema di spazi angusti. Il distanziamento era garantito senza stravolgere la nostra dislocazione negli uffici e in produzione. Abbiamo sempre  permesso le visite dei nostri clienti, magari utilizzando, ove possibile, la modalità da remoto. Abbiamo scoperto che persino certe operazioni relative al collaudo possono esser portate avanti in tale modalità. La pandemia, con i suoi disagi, ci ha anche permesso di sperimentare nuove opportunità di lavoro. Ovviamente la presenza fisica resta per noi prioritaria e siamo felici di tornare a riprendere il contatto reale con i nostri clienti, facendo tuttavia tesoro anche di quanto di nuovo abbiamo imparato durante i mesi precedenti”.

 

Garbellotto: unione e determinazione

“La nostra azienda, insieme alla nostra Famiglia, ha affrontato questo momento storico con grande unione, determinazione e dedizione, portando a compimento il nuovo stabilimento di Sacile e inaugurandolo il 24 luglio del 2020 alla presenza dei Governatori Massimiliano Fedriga e Luca Zaia, del giornalista Bruno Vespa e di 60 ospiti -ha detto Piero Garbellotto, Ceo-. Lo stabilimento sorto su 15.000 mq dei 70.000 a disposizione è stato progettato con il piano di industria 4.0 e denominato “Intelligenza Artigianale” per l’impiego di tecnologie che vanno ad alleviare i lavori pesanti, rendendoli così maggiormente sicuri e sostenibili. Oggi, solamente un anno dall’inaugurazione, per far fronte all’aumento della produzione ed al rimbalzo del fatturato, abbiamo presentato un programma di ampliamento per totali 2000 mq, suddivisi in 500 mq di tettoia per la selezione del legno e 1500 mq di magazzino termocondizionato per lo stoccaggio delle botti e delle barriques che poi saranno spedite in tutto il mondo”.

 

Hts: l’enologo al centro della produzione

“Quando uscirai da questa tempesta, non sarai più la stessa persona che è entrata, ecco cos’è la tempesta, scrisse H. Murakami,. Le aziende stanno affrontando una delle sfide più complesse degli ultimi decenni, con effetti ancora difficili da prevedere e misurare – dicono da Hts-. La nostra priorità è stata fin da subito la tutela della salute e trasmettere fiducia ai collaboratori. Eravamo già pronti per il lavoro a distanza che abbiamo ulteriormente sviluppato, riuscendo a mantenere il contatto con i nostri clienti con webinar, che si sono rivelati uno strumento molto utile per rimanere aggiornati sulle nostre proposte e innovazioni tecniche. Consapevoli che questa crisi cambierà molto la gestione del business, il nostro approccio è guardare al futuro con atteggiamento proattivo, creando soluzioni flessibili. La nostra vision prevede un’importante progetto di semplificazione e riduzione del lavoro manuale in cantina, con l’enologo sempre di più al centro del sistema produttivo garantendo la massima qualità, una corretta sostenibilità, la gestione di diverse fasi della vinificazione e delle lavorazioni da remoto, in tutta sicurezza con i nostri sistemi automatici  (AVAFERM™ e BIONICA® ) e la gamma dei prodotti biotecnologici pronti all’uso Easy to Use®”.

 

Lafood Group: tanta voglia di ripresa

“Ci sarà veramente questa ripresa di cui tutti parlano? Se si, quando? Queste sono le domande che ormai da un po’ di tempo riempiono le pagine dei quotidiani, le riviste e i media italiani e internazionali. Noi come Lafood®Group siamo presenti in molteplici nazioni, spaziando dall’Europa alle Americhe e sinceramente abbiamo vissuto svariati momenti e diverse situazioni di Covid19. Diverse, perché a nostro avviso, ogni nazione ha vissuto la pandemia in modo differente, così come differente è stato l’impatto della crisi su ogni settore e su ogni azienda. Noi possiamo affermare oggi, di aver superato a pieni voti “l’esame Covid19”, realizzando un 46% in più nel fatturato 2020 rispetto al 2019. A nostro avviso, l’impatto della pandemia non è stato catastrofico nel settore enologico. Altri invece sono stati i settori più colpiti, e un pensiero di conforto va alle aziende che non sono riuscite ad “oltrepassare al meglio la tempesta”. La Ripresa… noi pensiamo che ormai sia una cosa concreta, la stiamo toccando con mano, percepiamo nell’aria positività generata dalla voglia di riprendere la quotidianità che per troppo tengo ci è stata negata”.

 

Naturalia: una crisi superata

“Naturalia nasce per offrire al mercato della dolcificazione un prodotto unico al mondo: lo zucchero estratto dall’uva in forma cristallina, il c.d. Mosto d’Uva Cristallizzato. Siamo parte di una filiera agricola-alimentare che risente delle opportunità e delle crisi che impattano il settore dolciario e soprattutto quello vinicolo. La pandemia non ha risparmiato nessuno sotto il profilo umano, organizzativo economico-produttivo e finanziario. Dopo casse integrazioni, smartworkig forzato, riduzione degli ordini e scarsa liquidità: siamo ripartiti come meglio non speravamo.  Abbiamo mantenuto i prezzi bloccati e dato una maggiore flessibilità al lavoro e grazie alla fiducia di clienti, distributori e fornitori, abbiamo superato un contesto che, già difficile per tutti, ha visto Naturalia coinvolta anche in una crisi societaria; che felicemente si è appena conclusa con l’approdo in una nuovo assetto di governance. Siamo adesso in avvio di una nuova fase di allargamento distributivo e di maggior penetrazione dei mercati, supportato da un nuovo progetto di comunicazione finalizzato a far comprendere i reali benefici e l’unicità di uno zucchero estratto dalla frutta, che preserva la propria struttura e le proprie caratteristiche naturali. Vogliamo servire con soddisfazione il trend crescente di quei prodotti fatti da ingredienti di origine naturale con etichette sempre più trasparenti e snelle; di quelle aziende e consumatori alla ricerca di una dolcificazione naturale, buona e responsabile: sia per il settore dolciario che per il settore enologico, sempre più attento alla creazione di un vino 100% da uva, per la salvaguardia dell’identità naturale del prodotto e della filiera vitivinicola”.

 

Tn Coopers: il legno assicura solidità

“La pandemia è stata una durissima prova, inattesa e inimmaginabile, che ha inciso fortemente sulle abitudini dei consumatori, sullo stile dei vini, sui canali di distribuzione e consumo. Un periodo nel quale abbiamo ricevuto costanti conferme che i nostri prodotti sono strumenti sempre più indispensabili nell’intero processo produttivo e dal quale stiamo uscendo più forti, nella consapevolezza delle nostre qualità e più solidi nei rapporti con i nostri clienti. Il legno, nelle sue varie forme, è stata la soluzione più efficace per affrontare tempi di permanenza più lunghi in cantina, accompagnando la maturazione dei vini e conferendo loro longevità e maggiore stabilità. Ha rappresentato, inoltre, lo strumento più rapido e flessibile per accompagnare la ripresa del mercato ed intercettare i nuovi stili e le nuove abitudini. Il post pandemia sarà caratterizzato da nuove sfide e nuovi scenari ancora in parte sconosciuti ma TN Coopers, come nel suo stile, sarà sempre al fianco delle cantine con la qualità e l’innovazione che ci contraddistinguono”.

 

Vason Group: guardiamo avanti con spirito rinnovato

“Ci siamo impegnati per proteggere i nostri collaboratori, clienti e fornitori, rispettando, appoggiando e promuovendo le regole di sicurezza sanitaria. Oggi, grazie all’adattamento a questa “nuova normalità”, guardiamo avanti con spirito rinnovato, consapevoli che la nostra capacità di affrontare i momenti difficili rappresenterà un insegnamento per le generazioni future -ha detto Albano Vason, Member of the Board di Enologica Vason-. Questo periodo difficile ci ha spinti ad avviare progetti innovativi, trasformando le sfide in opportunità. Le distanze tra le nostre sedi italiane ed estere si sono sorprendentemente accorciate, lo scambio di informazioni e di opinioni è oggi più sistematico e intenso. Siamo riusciti a trasformare un momento buio in un percorso luminoso, che ci ha permesso di raggiungere gli obiettivi che ci siamo posti”.

 

Vcr: la crisi c’è stata ma si prospetta un futuro positivo

“La crisi generata dall’emergenza Covid-19 non ha risparmiato il vivaismo viticolo che, al pari di altri settori, ad oggi, non ha ancora risposte circa un sostegno governativo, quali vendemmia verde e distillazione accordati alla produzione vitivinicola. Per quello che concerne le vendite VCR nella scorsa annata possiamo affermare che il mercato, in assenza della pandemia sarebbe stato caratterizzato da una domanda in crescita che ci avrebbe permesso di chiudere al di là delle migliori aspettative formulate a budget. Il Covid ha frenato gli investimenti viticoli sia nelle piccole che nelle medio-grandi imprese e in particolar modo in quelle il cui prodotto viene esitato sul canale Horeca che sono risultate essere le più penalizzate a livello di volumi di vendita. Ovviamente il vivaismo viticolo, sia nazionale che europeo, ha risentito di questa situazione tanto che l’invenduto nelle ultime 2 campagne ha registrato un sensibile incremento rispetto al passato con conseguenze negative in termini di reddittività e capitalizzazione delle imprese vivaistiche. Per il futuro si prospetta una situazione positiva a livello di domanda di mercato, in funzione di una vendemmia decisamente scarsa con prezzi delle uve in netto rialzo e quindi anche prezzi delle barbatelle che dovrebbero tornare ad essere remunerativi e tali da compensare le perdite registrate nel recente passato e permettere la ripresa degli investimenti  in ricerca ed innovazione come del resto ha fatto nel recente passato VCR con la costruzione ed attivazione del VCR Research Centre ed il lancio di una nuova serie di prodotti adatti alle molteplici esigenze dei viticoltori”.