Il vino va veloce e guarda a nuovi modelli di business

di Riccardo Cotarella

 

Qualche mese fa da queste colonne scrivevo: “Su i motori, si riparte”, prendendo in prestito un’espressione usata in Formula Uno. Adesso che siamo ripartiti, non fermiamoci più. La macchina del vino sta correndo veloce: non solo sta recuperando il terreno perduto nei mesi più complicati dell’emergenza pandemica, ma sta addirittura superando, in termini di valori assoluti, i numeri del 2019.
Il vino è vita e la voglia che in tutti noi c’è di ritornare alla normalità pre Covid fa da traino anche al nostro settore. Tutto questo lo si è visto anche nei tre giorni di Vinitaly, malgrado fosse un’edizione ristretta rispetto al grande evento a cui eravamo abituati.
Vinitaly Special Edition, così è stata ribattezzata la kermesse, è stato un momento bello, emozionante e importante. Di fatto, un autentico successo difficile da immaginare alla vigilia. I numeri rilasciati dagli organizzatori al termine dell’evento, fotografano in maniera eloquente la voglia che in tutti noi albergava di tornare a vivere giornate come quelle vissute a Verona. Dicevamo dei numeri: sono stati oltre 12.000 gli operatori professionali presenti in fiera, più di 2.500 i buyer, vale a dire, più o meno, il 22% del totale e 60 le nazioni rappresentate. Cifre che raccontano bene il successo della manifestazione, ma non spiegano, ovviamente, l’emozione che l’evento in presenza ha suscitato in tutti noi. Esserci stati, come ha fatto Assoenologi con la propria collana editoriale, è stato un privilegio.

Verona ci vedrà ancora protagonisti in dicembre, quando le grandi sale della fiera ospiteranno il nostro 75° Congresso nazionale, che darà continuità e prospettiva alla rinascita del mondo del vino. Perché questo è il tempo di guardare oltre il presente, è oggi che dobbiamo, con responsabilità e un pizzico di lucida follia, disegnare il nostro domani. Lo dobbiamo fare con competenza, scienza e passione. Mai come in questa epoca si avverte l’esigenza di andare verso un mondo nuovo. La sfida che ci attende è semplicemente affascinante e ancora più elettrizzante sarà costruire modelli di business sostenibili anche nella produzione dei nostri vini. Sostenibili in termini economici, oltre che ambientali. Il rispetto del Pianeta va da sé che sia un qualcosa che ci deve venire da dentro, lo dobbiamo fare per lasciare ai nostri figli e nipoti un mondo migliore in cui potranno continuare a godere della sua bellezza, mentre la sostenibilità economia è un qualcosa a cui arrivare attraverso un salto culturale.
Con il Piano nazionale di ripresa e resilienza – che porterà nel nostro Paese circa 250 miliardi di euro – tutti i settori produttivi italiani si attendono dei sostegni mirati per favorire la ripresa delle loro attività. Ovviamente anche l’agroalimentare e quindi il ramo vino, auspica che dal governo centrale possano arrivare quegli incentivi utili per avviare una nuova fase imprenditoriale che passi soprattutto attraverso la ricerca e la promozione. Ma se ci fermassimo agli aiuti di Stato o se preferite europei, credo che commetteremmo un errore imperdonabile. Le imprese del vino, cavalcando anche questa eccezionale voglia di ripresa, sono chiamate a immaginare modelli di business capaci di sorreggersi con le proprie gambe. Non la ritengo una sfida epocale, bensì di buonsenso che passa attraverso la scienza, la digitalizzazione, l’internazionalizzazione, la passione e ovviamente la qualità dei prodotti. Qualità che significa anche valore di mercato dove il vino italiano è chiamato a un ulteriore balzo in avanti. In tutto questo non potrà non esserci la mano di noi enologi, che dobbiamo avere il coraggio di fare nostre queste grandi sfide e lo dovremo fare attraverso il nostro sapere e il nostro lavoro quotidiano. Sono certo che sapremo essere all’altezza, come la storia della nostra categoria insegna. Già altre volte abbiamo indicato il viatico migliore perché l’Italia del vino si imponesse nel mondo. Sapremo farlo anche in questa occasione. Ce lo chiede la storia.