Nardella: l’arte del fare vino deve entrare nell’elenco dell’Unesco

di Riccardo Cotarella

Nato a Torre del Greco nel 1975, vive a Firenze dal 1989. È laureato in Giurisprudenza all’Università di Firenze, dove ha conseguito il Dottorato di ricerca in diritto pubblico e diritto dell’ambiente ed ha insegnato Legislazione dei beni culturali. Coltiva da sempre la passione per la musica che lo ha portato a diplomarsi in violino e a svolgere l’attività professionale musicale. È stato sindaco della città di Firenze e attualmente è europarlamentare del Partito Democratico, eletto nella Circoscrizione Italia Centrale.
L’amore verso la cultura, la curiosità verso il mondo e l’attenzione al prossimo animano da sempre il suo impegno civico. La sua vocazione per la politica si può riassumere in questa espressione di Baden Powell: “Cercate di lasciare questo mondo un po’ migliore di come l’avete trovato”.

 

Onorevole Nardella, ci racconti della sua nuova esperienza a Bruxelles: che effetto le fa trovarsi lì dopo dieci anni da sindaco di una delle più belle città del mondo come Firenze?
Fare il sindaco di una città così universale e complessa e l’eurodeputato sono due mestieri diversi tra di loro, ma entrambi interessanti e pieni di responsabilità. Al Parlamento ho la chiara impressione di trovarmi nel cuore dell’Unione, dove si prendono decisioni importanti che incidono su milioni di cittadini e imprese. Inoltre, forte della mia esperienza di amministratore, posso portare in Europa la voce della mia città, di una regione importante come la Toscana e di tutta l’Italia.

Lei è membro della Commissione Agri, una delle più importanti del Parlamento europeo, nella quale riveste l’incarico di coordinatore per il gruppo S&D. Quali sono le priorità che si è dato con questo incarico?
L’agricoltura sta vivendo un momento cruciale, forse il più difficile da quando esiste l’Unione, a causa di una pluralità di fattori: dall’emergenza climatica, alla competizione internazionale, alla rivoluzione dei modelli di consumo e degli stili di vita. Nel mio ruolo in Commissione mi impegnerò per affrontare tutte queste grandi sfide partendo da un approccio innovativo, anche perché credo che la migliore difesa, per ciò che negli anni è stato costruito nell’agricoltura, sia l’attacco. Dobbiamo scommettere su nuovi mercati, investire sull’innovazione digitale e tecnologica, aprire il settore alle nuove generazioni, sperimentare nuove forme di promozione e produzione delle nostre eccellenze, valorizzando al massimo le filiere, che sono il punto di forza dell’Italia e dell’Europa.

Il settore vitivinicolo europeo non sta vivendo un momento positivo, soprattutto in termini di consumi e di superficie coltivata. Cosa ne pensa degli ultimi trend dei consumi?
È vero, il 2024 è stato un anno ai minimi storici per la produzione mondiale di vino e le previsioni parlano di un ulteriore peggioramento; le cause si trovano proprio in quelle sfide di cui parlavo prima, a cui stiamo cercando di trovare risposte rapide ed efficienti. Pensiamo a che impatto potrebbero avere i tanto citati dazi da parte degli Usa e quanti benefici invece apporterà l’accordo Mercosur. Dobbiamo ricordare, infatti, che l’Unione Europea copre il 60% della produzione globale e di conseguenza è la prima a risentire del calo dei consumi e delle esportazioni. Proprio per affrontare queste tendenze è nato il Gruppo di alto livello sulla politica vitivinicola, che alla fine del 2024 ha presentato delle raccomandazioni per salvaguardare il settore.

Un tema caldo per il settore è quello relativo all’etichettatura. Regole modificate di recente, ma che potranno essere nuovamente oggetto di modifiche negli anni a venire. Cosa ne pensa in merito e quale la sua posizione circa l’etichettatura digitale?
Non prevedere un’etichettatura digitale in un mondo che è dominato dal digitale è un terribile controsenso. Il consumatore ha diritto a un’informazione chiara, completa e accessibile perciò le etichette digitali si rivelano essenziali, per esempio attraverso la modalità del QRcode. Allo stesso tempo la comunicazione deve essere equilibrata per evitare effetti distorsivi sulle scelte del consumatore. Nessun allarmismo, dunque, che avrebbe un impatto negativo senza alcun beneficio per la salute.

Cosa pensa della stretta sull’alcol nel nuovo Codice della strada?
Credo che ognuno di noi condivida l’obiettivo di ridurre il numero degli incidenti stradali, che provocano solo in Italia più di 3000 decessi all’anno. Ma, è fondamentale attuare misure equilibrate ed efficaci, senza scadere nella mera strumentalizzazione politica. Il rischio, infatti, è che provvedimenti restrittivi vengano adottati più per finalità propagandistiche che per una reale efficacia nella prevenzione.
Perché è andato a incontrare i dirigenti dell’Unesco per parlare di vino? Ha qualche idea da lanciare?
Ritengo che il vino rappresenti un unicum nel panorama agroalimentare mondiale, perché non è solo un prodotto da consumare, ma anche parte del patrimonio dell’umanità. Al vino si associano secoli di storia e per questo credo che lo si debba valorizzare anche nella sua componente culturale, storica e tradizionale. Per questo mi sto impegnando affinché l’arte del vignaiolo possa entrare nell’elenco dei beni immateriali del patrimonio dell’umanità. Sarebbe una grande conquista etica e culturale per il vino, non più tutelato solo come prodotto di qualità.

Ci racconti del suo rapporto personale con il vino.
Sono molto legato al mondo del vino, soprattutto perché mi ricorda la mia infanzia, quando d’estate andavo a trovare la famiglia del mio nonno paterno in Puglia, nel Gargano, per aiutarlo nelle attività agricole. Anche il mio background è quindi, legato alla viticultura. Mi inorgoglisce molto vedere come i miei cugini abbiano fatto tanti passi in avanti nella produzione del vino della mia famiglia. Per questo il rapporto con la terra suscita in me sempre emozioni e ricordi bellissimi e credo che sia un aspetto irrinunciabile per la vita di ogni persona.

Cosa suggerirebbe a un giovane che volesse intraprendere l’attività di viticoltore?
Mi è capitato di parlare con numerosi giovani che lavorano in aziende vitivinicole e ho sempre avuto molto da imparare. Mi hanno colpito soprattutto l’entusiasmo e le competenze con cui si approcciano a questo settore. Perciò suggerisco ai giovani di lanciarsi in questo mondo dal quale possono trarre molte gratificazioni, anche economiche, e di farlo sempre scommettendo sulla formazione professionale. Il vino è come un grande teatro in cui ognuno può trovare il proprio ruolo di attore e per un giovane è sicuramente pieno di stimoli e potenzialità. È la più famosa cultura che può fare le cose più nuove.