L’APOLOGO DEL COLIBRì

di Riccardo Cotarella

Sarà l’antico legame col mondo delle fiabe, ovvero di quella magica stagione che è stata l’infanzia di ognuno di noi, ma quando comincia e quando finisce? Semplice. Nasce nel momento in cui la nostra fantasia si apre alla favola, per concludersi quando quest’ultima non trova più spazio, o meglio, più credito. è insomma una sorta di conto aperto. Funziona finché lo onoriamo. Così, la fase di isolamento per questa triste epidemia, mi ha consentito di ascoltare a più riprese un apologo, che trovo molto in linea con la missione sociale dell’Assoenologi. Ve lo ripropongo con la stessa immediatezza con la quale è stato trasmesso in rete, riservandomi solo qualche riflessione a margine. La storiella è molto semplice. Nella foresta scoppia un incendio devastante che mette in fuga i tanti animali che la popolano. Anche il leone è in fuga, preoccupandosi, però da buon monarca, che tutti riescano a salvarsi. Nella confusione generale, il leone vede un colibrì che vola in direzione opposta da quella seguita da tutti i fuggitivi. Così, lo chiama a gran voce: “Ma dove vai?” Il colibrì, con la dovuta deferenza, gli risponde: “Sto andando verso il lago a prendere un po’ d’acqua per spegnere l’incendio”. E, il leone: “Ma, sei diventato matto? Quanta acqua pensi di poter portare nel tuo piccolo becco?”. E il colibrì: “Sto facendo, soltanto, la mia parte!”. Fin qui l’apologo. Che non penso necessiti di spiegazioni o approfondimenti. Anche se mi ha richiamato una lontana e toccante intervista a Madre Teresa di Calcutta. La quale, al giornalista che le ricordava gli scarsi risultati della sua attività, di fronte all’immensa povertà del mondo, non esitò a rispondere: “Ha ragione: quanto faccio io, è solo una goccia nel mare, ma se da domani lo farà anche lei le gocce saranno due. E se a lei si unirà la sua famiglia, i suoi amici, i suoi colleghi saranno tante gocce….”. Madre Teresa non ha sconfitto la povertà, ma ha fatto la sua parte con amore, impegno e dedizione tali da essere ammirata e ricordata da milioni di persone credenti e non.

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La storiella e l’intervista sono tuttavia il pretesto per una profonda riflessione. Il contributo di una singola persona, o di una singola categoria, ha un impatto ridotto e non può cambiare in alcun caso le sorti del mondo. Ma può costituire una preziosa testimonianza che stimoli tutti gli altri a fare la propria parte. Che significa sconfiggere l’inerzia, l’indifferenza, il lassismo, il menefreghismo. Penso in proposito alla nostra Associazione che – pur operando in un contesto di oltre un milione di persone – rappresenta numericamente meno dello 0,4% della popolazione che opera nella filiera del vino, a livello nazionale. E aggiungo dieci volte di meno di quello internazionale. Insomma, una goccia nel mare nel primo caso, e nell’oceano, nel secondo.
Eppure, come il colibrì, ci siamo sempre impegnati per “fare la nostra parte”, mettendo al primo posto la continuità e la crescita delle nostre cantine e il prestigio e lo sviluppo del nostro Paese. In più, abbiamo provato a insegnare a vari livelli che questi due obiettivi devono essere raggiunti contestualmente, perché si alimentano a vicenda. La qualità delle nostre cantine traduce l’immagine complessiva del nostro Paese, e questo le rende ancora più eccellenti. Una sorta di circolo virtuoso, al quale abbiamo lavorato per decenni e che non ci stancheremo mai di sostenere. Ma l’apologo del colibrì merita ancora una considerazione. Perché non cede al panico, e non fugge come tutti gli altri, ma vola nella direzione opposta… quante volte anche noi lo abbiamo fatto!
Mi viene in mente a questo punto, Stanisław Jerzy Lec: “Se vuoi arrivare alla sorgente di un fiume, devi nuotare controcorrente”. E noi lo abbiamo fatto. Convinti di poter interpretare, proporre, avanzare soluzioni. è la sola regola per risalire alle origini dei problemi o, semplicemente, delle consuetudini e dei comportamenti. Spesso, grazie alla originalità delle nostre ricerche e dei nostri studi, abbiamo proposto soluzioni innovative, idee e progetti che non sono stati accolti subito, perché troppo distinte e distanti dal pensiero prevalente. Ma questo non ci ha scoraggiati. Nè abbiamo rinunciato a batterci a favore dei migliori destini delle nostre cantine. Che poi significa del nostro territorio e del nostro meraviglioso Paese.
La consapevolezza di aver assolto con costanza e impegno la nostra missione ci rende orgogliosi di appartenere ad una categoria che ha saputo sempre fare la propria parte.