E’ cambiato il modo di bere, una sfida e un’opportunità per il settore vinicolo

di Paolo Brogioni

Attivo nel settore vini e bevande alcoliche già a partire dagli anni Novanta, Sandro Sartor ha iniziato la sua attività alla Cinzano, come direttore finanziario della Divisione di Distribuzione Italiana (successivamente parte di Diageo plc). Nel corso degli anni, il suo percorso professionale si è evoluto all’interno di Diageo, allargando le sue responsabilità attraverso un ruolo strategico/commerciale più ampio, fino a essere nominato amministratore delegato di Diageo Italia nel 2005. Successivamente, in parallelo con il suo coinvolgimento presso Federvini, ha assunto un ruolo attivo nella promozione del consumo responsabile. Nel 2011, Sandro è stato scelto da Constellation Brands (CB) per guidare l’integrazione della nuova azienda vinicola Ruffino. Investito di questo nuovo ruolo, viene eletto nel Consiglio di Unione Italiana Vini (Uiv) con un focus speciale su vino e salute. Dal 2017, la sua posizione in Ruffino è affiancata da quella di Managing Director per la regione Emea su tutto il portafoglio CB Wine and Spirits. È stato eletto vicepresidente di Uiv nel 2019 e presidente di Wine in Moderation nel 2020.

L’intervista

Sandro, ci racconti cos’è Wine in Moderation?

Si tratta di una associazione nata nel 2011 per la guida, la gestione ed il coordinamento del programma di Wine in Moderation. Programma che è nato nel 2008 su impulso della associazione Europea dei produttori vinicoli al fine di sviluppare e promuovere programmi di educazione al consumo moderato e responsabile del vino da poter condividere con tutte le aziende produttrici ed i professionisti della filiera. Come elemento di ispirazione ed impulso e a dimostrazione dello spirito responsabile del settore.
Nel corso di questi anni il Programma è cresciuto moltissimo avendo anche acquisito associati in quasi tutti i paesi di produzione, anche sudamericani, e molti dei paesi importatori di vino. Di fatto, quando si parla di consumo responsabile del Vino, la nostra associazione è di gran lunga l’interlocutore più autorevole ed anche il più credibile e riconosciuto dalle varie istituzioni nazionali ed europee.

Cosa si propone esattamente Wim?

La vision di Wim è quella di creare una “cultura sostenibile del vino” ovvero di mobilitare tutti i professionisti del vino affinché la narrazione che tutti loro fanno del vino con i propri consumatori sia anche comprensiva degli elementi e delle raccomandazioni che possano associare sempre la piacevolezza di un calice di vino al suo consumo responsabile affinché questo piacere possa continuare per tutta la vita e non diventare mai un pericolo per la propria salute. Di fatto il vino racchiude un universo infinito di valori culturali, identitari, economici che non possono essere banalizzati facendolo diventare “solo” un contenitore di alcol. Certamente dentro al vino è contenuto una certa percentuale di etanolo. Ma infatti è contenuto anche l’etanolo, ma dentro a ciascuna bottiglia è contenuto anche molto di più di questa molecola. Moltissimo di più oserei dire. E quindi, tutti insieme, dobbiamo fare attenzione affinché l’etanolo non cannibalizzi tutto il resto, e che tutti gli appassionati del vino possano goderne appieno ma in moderazione e con responsabilità.

Da quando sei presidente di Wim e come è successo?

Sono stato eletto presidente nel 2020, subentrando a George Sandeman, personaggio carismatico e presidente sin dai primi giorni del programma “Wine in Moderation”. L’intenzione, con la mia elezione, era quella di dare nuovo impulso e linfa alla associazione anche ed in particolare a livello internazionale e la mia esperienza pluriennale in questo mondo è sembrata utile. Infatti, sono ormai più di 30 anni che lavoro nel mondo del vino e alcol beverage avendo fatto parte di due grandi gruppi internazionali ovvero Diageo per 17 anni e Constellation Brands/Ruffino negli ultimi 14 anni fino ad adesso. Credo che questa esperienza mi stia aiutando molto. Non ultimo, sono stato coordinatore del tavolo “Vino e salute” di Unione Italiana Vini per diversi anni e certamente l’essere italiano ha aiutato. Ci dobbiamo ricordare che siamo i primi produttori di Vino al mondo e quindi a certe responsabilità, anche di leadership internazionale, non possiamo sottrarci.

Chi sono i vari componenti che compongono l’associazione?

Alla associazione, oltre che al Comité Européen des Entreprises Vins (Ceev) che è la associazione europea dei produttori di vino, partecipano di fatto 3 categorie di associati. Ci sono le varie associazioni nazionali dei produttori e/o importatori di vino. Tali associazioni nazionali, quasi sempre, partecipano con il ruolo di National Coordinators ovvero sono coloro che operano per implementare a livello nazionale il programma di Wine in Moderation.
Direttamente o per tramite dei propri associati. In Italia, per esempio, abbiamo tre coordinatori nazionali. Unione Italiana Vini, Federvini ed il Consorzio del Prosecco DOC. Ci sono quindi anche le varie associazioni di altri paesi quali Francia, Spagna, Portogallo, Slovacchia, Ungheria, Ucraina, Grecia, Paesi Bassi, Cile, Argentina, Uruguay per citarne solo alcuni. Poi abbiamo le Ambassador Companies, ovvero aziende medio grandi che desiderano aderire al programma in modo diretto (e non quindi solo per il tramite delle associazioni cui fanno parte). Tra queste troviamo Moet & Hennesy, Pernod Ricard, Ruffino, Sogrape, Mezzacorona e Caviro. Altre importanti aziende internazionali sono in procinto di entrare. Ed infine abbiamo svariati partners ovvero altre associazioni, aziende, consorzi, università, Fiere che fanno parte della filiera del vino e che sono interessati come noi alla costruzione di una “cultura sostenibile del vino”. Per esempio, per quanto riguarda l’Italia, abbiamo il Movimento del turismo del vino, il Consorzio vini Doc delle Venezie e il Gruppo Vason. Ma anche altri soggetti sono in procinto di entrare. Infine, esiste un’ulteriore categoria, che, pur non essendo parte attiva della associazione, è estremamente importante e molto numerosa. Sono i Wim supporters, ovvero tutte le singole persone o micro aziende (soprattutto piccoli produttori ma anche professionisti del settore) che si sentono impegnate e solidali con il nostro scopo e che vogliono sentirsi al nostro fianco e pertanto decidono di diventare Wim supporters. Non è difficile aderire ed inoltre è gratuito. Basta andare nel nostro sito (wineinmoderation.eu) e seguire le istruzioni su come diventare Wim supporter.

Quali materiali o informazioni sono disponibili per chi diventa vostro associato?

Ci sono diversi pacchetti (li chiamiamo così, per via del fatto che sono documenti che contengono tutte le informazioni ed i materiali) che soddisfano diversi bisogni a seconda dell’interlocutore. Abbiamo il pacchetto per “La gestione della comunicazione responsabile del vino”, quello per la “Gestione del vino nel mondo digital”, per la comunicazione nell’ambito dell’Enoturismo e molti altri.
Ultimo nato è il training per il “Servizio responsabile del vino” ovvero per tutti coloro che servono il vino per mestiere come Sommelier, Enologi, Ristoratori, Educatori. Il corso è anche On Line ed è disponibile in svariate lingue compreso l’Italiano. Il Corso consiste in diversi moduli ed è possibile farlo in forma integrale oppure concentrarsi su quei moduli che interessano di più. Per chi lo completa integralmente è previsto il rilascio di un certificato di partecipazione.

Come vede Wim il consumatore del vino di oggi?

Oggi, le tendenze del consumo di vino in tutto il mondo stanno cambiando in maniera significativa. In molti mercati, il consumo complessivo è diminuito e le ricerche dimostrano che uno dei fattori alla base di questo declino è il cambiamento del comportamento soprattutto dei giovani nei confronti del consumo di bevande alcoliche (IWSR’s No/Low Alcohol Strategic Study, 2024). Per alcuni, questo mutamento significa bere meno o scegliere alternative analcoliche; per altri, potrebbe trattarsi di ridefinire il proprio rapporto con il vino, dando priorità all’esperienza, alla qualità e al significato rispetto alla quantità.
Questa evoluzione rappresenta una sfida e un’opportunità per il settore vinicolo. Richiede un nuovo modo di coinvolgere i consumatori, che celebri la qualità e il patrimonio culturale, allineandosi ai valori di responsabilità sociale, sostenibilità ed equilibrio. È proprio qui che s’inserisce Wine in Moderation. Innanzitutto, promuovendo la cultura del vino sostenibile e che si basi sul consumo moderato e responsabile. WiM vuole essere elemento di ispirazione per il settore affinché il vino sia parte integrante della società e di uno stile di vita moderno ed equilibrato.

Wim cosa intende per “moderazione”?

È importante notare che non esistono linee guida internazionali uniche e globalmente riconosciute sul consumo di alcol e che ogni paese definisce un po’ le proprie linee guida. Nell’ambito di Wine in Moderation abbiamo adottato le seguenti linee guida sul consumo moderato di alcol, in base alle prevalenti prove scientifiche disponibili che sono state confermate dagli esperti scientifici del Wine Information Council. Per le donne fino a 2 unità di assunzione al giorno (equivalente a un massimo di 200 ml di vino con il 12,5% vol. di alcol), per gli uomini fino a 3 unità al giorno (equivalente a 300 ml di vino con il 12,5% vol.) e non oltre 4 unità in qualsiasi unica occasione. In caso di dubbio, consigliamo sempre di consultare il proprio medico. Il consumo di bevande alcoliche dovrebbe essere del tutto evitato in determinate situazioni e per alcuni individui (ad esempio, in età minore, durante la gravidanza e l’allattamento, in associazione a determinati farmaci, ecc.). Invitiamo a visitare il nostro sito web per ulteriori informazioni.

I prodotti No e Low Alcol sono la soluzione?

I prodotti analcolici e a bassa gradazione alcolica stanno gradualmente entrando nel mercato del vino perché c’è una specifica domanda, completando così l’offerta disponibile e offrendo una valida opzione per le persone che non possono o non vogliono bere bevande alcoliche per vari motivi (salute, scelte personali o stile di vita). Tuttavia, noi non li consideriamo l’unica soluzione per ridurre i danni correlati all’abuso di alcol: sarebbe possibile abusare di un low alcol e quindi “eccedere” ugualmente. Vogliamo, invece, costruire una cultura di responsabilità che consenta alle persone di poter godere del vino come parte di uno stile di vita equilibrato e sano. La chiave per farlo in sicurezza è la moderazione, il consumo responsabile, in quantità appropriate e durante i pasti.

Cos’è il Wine Information Council?

Il Wine Information Council (Wic) è un organismo scientifico fondato nel 2009 nell’ambito del programma di Wine in Moderation, con la missione di fornire a Wim e ai suoi partner informazioni basate su evidenze scientifiche in merito agli aspetti sanitari, sociali e culturali del consumo di vino. È composto da scienziati provenienti da diversi campi di competenza che forniscono le prove scientifiche su cui Wine in Moderation basa il proprio messaggio.
Uno dei principali successi del WIC è stato l’organizzazione del congresso Lifestyle, Diet, Wine & Health: una preziosa opportunità per la comunità scientifica internazionale di riunirsi e presentare le più recenti ricerche ed evidenze scientifiche sull’impatto sulla salute di stile di vita, dieta e vino.

Secondo recenti analisi scientifiche, non esiste un quantitativo di alcol (vino, birra e superalcolici) innocuo per la salute. L’Oms considera ideale per la salute l’astensione totale dal consumo totale di alcol. Quali sono le tue considerazioni in merito come presidente della WiM?

Alcune delle esternazioni dell’Organizzazione mondiale della sanità secondo cui non esisterebbe un livello minimo e sicuro di consumo di alcol sono in effetti molto controverse e hanno suscitato un acceso dibattito all’interno della comunità scientifica.
Per quanto ci riguarda, pur riconoscendo pienamente l’importanza di sensibilizzare i consumatori sui rischi associati all’uso improprio e all’abuso di vino, noi sosteniamo che sia fondamentale non dimenticare il contesto culturale, sociale e alimentare in cui il vino viene consumato. Per esempio, il concetto di “modalità di consumo”, che si riferisce al modo in cui le persone consumano il vino, piuttosto che alla quantità. È preferibile bere piccole quantità in diverse occasioni piuttosto che grandi quantità nella stessa occasione, accompagnare il vino con acqua, consumarlo durante un pasto e in un contesto sociale conviviale. In occasione dei due congressi Lifestyle, Diet, Wine & Health (Toledo 2023 e Roma 2025) e nell’articolo scientifico redatto da tre degli scienziati presenti al congresso, “A glass of wine with my dinner” pubblicato sul Journal of Epidemiology and Public Health, è stato ribadito che un consumo moderato di vino può certamente far parte di uno stile di vita equilibrato, in combinazione con altri fattori, quali dieta sana, attività fisica, sonno adeguato e vita sociale appagante. Ci sono numerose ricerche che dicono questo. Non è certo la prima. Anzi, la grande maggioranza delle meta-analisi condotte conferma l’esistenza di quella che viene chiamata curva a J (dove la lettera J s’intende coricata) per cui a un consumo moderato è associato un rischio complessivo inferiore a quello relativo al consumo zero. Ovvero la curva del rischio, all’aumento del consumo, dapprima decresce per poi risalire solo quando i consumi superano le soglie della moderazione.

Parliamo del tema più spinoso. Vino e salute. Sappiamo che è in via di approvazione il documento dell’Oms programmatico e strategico sulle malattie non trasmissibili e che ha visto proprio Wine in Moderation molto attiva nella interlocuzione istituzionale negli ultimi 18 mesi. Cosa dobbiamo aspettarci su questo fronte?

Siamo molto soddisfatti della versione finale del documento strategico del Oms sulle malattie non trasmissibili che sarà presentata all’approvazione alla assemblea di ottobre dell’Onu. È utile precisare che questo esito non è figlio della fortuna o del caso ma è il risultato di un enorme lavoro fatto ed iniziato almeno tre anni fa. Fu il report Beca o meglio il travagliato iter di approvazione dello stesso che infatti agì da sveglia per tutto il settore e ci fece finalmente capire cosa stesse succedendo nelle stanze della politica europea che essendo molto lontane dai vigneti e dalle cantine sembravano non avere alcuna importanza e certamente non un pericolo. Invece andammo vicini ad un esito disastroso e per la prima volta capimmo quale scenario futuro potrebbe capitarci se il settore venisse classificato come nocivo per la salute tout court.
Il Convegno di Roma organizzato a marzo da Wine in Moderation (lifestyle, diet, wine and health) è stato un tassello fondamentale per ribadire ancora una volta quella che è la posizione vera della scienza sul tema del consumo moderato del vino nell’ambito della dieta mediterranea ovvero che non vi sono evidenze sul fatto che un consumo moderato possa essere dannoso alla salute. Convegno che ha visto la partecipazione di luminari dei diversi ambiti medico scientifici provenienti da tutto il mondo.
Siamo inoltre anche molto contenti del fatto che il documento richiami al ruolo attivo e fattivo che tutto il settore può svolgere (e deve svolgere) nel collaborare per la creazione di una cultura sostenibile del consumo e quindi la diffusione del consumo responsabile. Ricordo che tale ruolo è stato molto spesso contestato e discusso ovvero veniva sostenuto che noi non potessimo essere interlocutori credibili e benvenuti quando si fosse parlato di salute, etichettatura o di educazione.
Speriamo adesso che tutto venga approvato. Ma soprattutto ricordiamo che abbiamo vinto solo una battaglia, per quando molto importante ma la “guerra” non è finita.
I tentativi di mettere il settore in cattiva luce continueranno e dovremo quindi tenere sempre alta la guardia. Per farlo, tutti insieme, dobbiamo aderire a Wim e lavorare di concerto sia a livello nazionale che comunitario.