Miki Antonucci: il mio lavoro è esprimere il territorio e crescere con lui

 

Nato a Lanciano (Chieti) nel 1988, Miki Antonucci si è diplomato all’Istituto agrario Celso Ulpiani di Ascoli Piceno, per poi laurearsi in Enologia all’Università Politecnica delle Marche. Subito dopo un’esperienza all’estero di un anno all’Università Politecnica di Valencia e diversi viaggi nel Nuovo Mondo. Ora è enologo in una delle realtà più importanti del territorio abruzzese, la stessa dove ha iniziato la sua esperienza in cantina a soli 18 anni.

Quando e come hai capito che la tua “vocazione” sarebbe stata quella di fare l’enologo?

Non mi piace definirla vocazione, ma più un amore a prima vista, per tutto ciò che rappresenta il nostro meraviglioso mondo. Un mondo fatto di tradizioni che mi sono state tramandate, sin da piccolo, dalla mia famiglia (vignaioli da generazioni) e soprattutto da mio padre Vincenzo, il mio primo esempio da seguire.

Qual è stata la tua prima esperienza lavorativa?

Dopo aver trascorso la mia infanzia a “giocare” nella cantina di famiglia, la mia prima vera avventura comincia a 18 anni, in concomitanza con la fine del mio percorso di studi all’Istituto Agrario Celso Ulpiani di Ascoli, quando inizio come stagista nella cantina che tutt’oggi rappresento e mi rappresenta: la Cantina Progresso Agricolo di Crecchio. Una realtà sempre all’avanguardia sotto il punto di vista tecnologico e qualitativo.

 

Hai avuto difficoltà ad approcciarti a questa professione?

Fortunatamente no. Ho avuto la fortuna di frequentare, prima degli studi universitari, l’istituto Ulpiani, che permetteva a noi studenti di affacciarci sin da subito al mondo del lavoro, proponendoci continuamente esperienze formative. Nel 2007 mi è stata data l’occasione di fare un primo percorso di formazione aziendale, anno decisivo per me, in quanto da lì è cominciato tutto. Ancora studente, facevo vendemmie e intanto proseguivo con l’università. Nel mentre andavano avanti la mia crescita, la mia carriera, la mia professione presso la cantina sopra citata, dove tutt’oggi ricopro la figura di Enologo.

 

Hai avuto una persona che ti ha professionalmente ispirato?

La prima ispirazione è stata sicuramente la mia famiglia. Mi ha insegnato ad amare questo lavoro con tutto me stesso. Un’altra persona che devo ringraziare e che mi ha stimolato lavorativamente è il mio “maestro”, l’enologo Matteo Fortunato, colui che più ha creduto nelle mie capacità e che è stato in grado di farmi crescere professionalmente.

 

Come hai proseguito il tuo percorso dopo la prima esperienza lavorativa?

Dopo il mio stage fatto di sacrifici e voglia di imparare e dopo i tanti viaggi fatti alla scoperta di diverse realtà vitivinicole nel “Nuovo Mondo”, ho preso la decisione che il mio lavoro dovesse essere quello di esprimere un territorio e crescere con “lui”. La mia determinazione mi ha portato a crescere all’interno della Cantina che rappresento e che ancora oggi vanta molti riconoscimenti qualitativi sia in Italia che all’estero. Anni di esperienza che mi hanno fatto capire l’importanza della figura dell’enologo per una grande azienda che rappresenta un territorio.

 

Quale credi sia oggi la figura di un enologo?

Credo che, oggi, la figura dell’Enologo sia quella che permette all’azienda di crescere, non solo da un punto di vista produttivo ma sotto ogni punto di vista. Una figura che deve saper comunicare il vino, che deve essere sempre aggiornata sui mercati e sulle tendenze, in grado di rappresentare un’azienda e un territorio attraverso il proprio prodotto.
Cosa consiglieresti a un giovane che vuole fare questo mestiere?
Ho la fortuna ogni anno di avere al mio fianco molti giovani enologi neolaureati con la voglia di crescere e imparare e l’unico consiglio che mi sento di dar loro è quello di credere nelle proprie passioni. Solo noi siamo gli artefici del nostro futuro, quindi lottiamo per tutto quello che ci riempie di soddisfazioni.

 

Quali sacrifici hai dovuto affrontare per riuscire a realizzare le tue ambizioni?

Molti potrebbero pensare che questo sia un lavoro privo di sacrifici, fatto di viaggi, buon vino, buone relazioni umane e tanto altro. Ma è proprio per questo che vale il contrario. Un percorso di studi e successivamente un lavoro fatto di innumerevoli viaggi ed anni vissuti lontano dalla propria famiglia, dalla propria terra, dalle abitudini, dagli affetti. Questi sì che sono dei sacrifici, ma i più belli che si possano affrontare, perché quando ami fortemente il tuo lavoro quegli sforzi svaniscono trasformandosi in qualcosa di meraviglioso: soddisfazione e riconoscenza. “Scegli il lavoro che ami e non lavorerai neanche un giorno della tua vita”. Beh, che dire, Confucio aveva pienamente ragione!

 

Qual è un obiettivo professionale che vorresti raggiungere?

La Condivisione. Sì perché l’obiettivo che vorrei raggiungere non riguarda me, bensì il mio territorio, l’Abruzzo. Vorrei crescere con e per questo territorio, vorrei condividere la mia regione con il resto del mondo attraverso i miei prodotti. Lavorare e continuare, come fatto fin ora, a far conoscere al mondo intero una terra meravigliosa definita “forte” e “gentile”.