Il mondo del vino sotto attacco: serve una reazione forte, compatta e senza paura
di Riccardo Cotarella
Il settore vitivinicolo sta affrontando una delle fasi più difficili della sua storia. La contrazione dei consumi, in Italia e all’estero, mette a dura prova le aziende. Il mercato americano, tra i principali sbocchi per il vino italiano, rischia di diventare un campo minato: il presidente degli Stati Uniti minaccia dazi fino al 200%, un colpo che potrebbe essere devastante per le nostre esportazioni. Come se non bastasse, da tempo siamo alle prese con le etichette salutari e allarmistiche e con campagne di disinformazione che si traducono in articoli e trasmissioni televisive a dir poco deleterie e molto spesso pretestuose.
A chi, oggi, cerca di gettare ombre e fango sul nostro lavoro, rispondiamo con la luce della nostra consapevolezza. Non ci fermiamo. Non torniamo indietro, neanche per prendere la rincorsa. Andiamo avanti, a testa alta, forti del nostro operato, della nostra professionalità e del rispetto per la terra che lavoriamo. Il vino italiano è un patrimonio da difendere, con orgoglio e determinazione. Non è più tempo di timidezze né di incertezze. È il momento di affrontare le sfide con tenacia e caparbietà, senza paura. Serve un cambio di passo culturale: la gestione di un’azienda vitivinicola non può essere più vista come una semplice tradizione da tramandare, ma come un’opportunità imprenditoriale da cogliere con visione, conoscenza dei mercati, capacità strategica e la totale consapevolezza dei problemi.
Chi fa vino non è solo produttore o enologo: è un imprenditore, un ambasciatore del territorio, un custode della tradizione e un innovatore. Il successo non arriva da solo, ma è il frutto di una mentalità imprenditoriale che deve evolversi costantemente. Troppo spesso, nel nostro settore, vediamo aziende che si accontentano di sopravvivere, senza spingersi oltre, senza rischiare, senza guardare lontano. Questo atteggiamento non ci appartiene. Dobbiamo osare, investire, innovare. Dobbiamo avere il coraggio di pensare in grande.
La sfida è complessa, perché il mondo cambia velocemente e la competizione è sempre più serrata. Ma noi abbiamo un vantaggio: la nostra storia, la nostra qualità, la nostra identità il nostro profondo amore per il vino. E soprattutto, abbiamo la capacità di adattarci, di rispondere alle difficoltà con resilienza. Perché fare vino significa anche questo: saper affrontare le avversità climatiche, economiche,umane e di mercato con intelligenza e determinazione.
Ce lo insegna l’esperienza di tanti grandi uomini della viticoltura italiana. E ce lo ricordano anche le parole di chi ci ha preceduto: “Sono pronto ad andare ovunque, purché sia avanti.” È una frase di David Livingstone, esploratore, scienziato e visionario, che affrontò l’ignoto con lo stesso spirito che oggi dobbiamo avere noi nel nostro settore. Perché è solo andando avanti che possiamo costruire qualcosa di duraturo.
Difendere il nostro lavoro significa non piegarsi alla disinformazione, alle critiche pretestuose, ai tentativi di delegittimazione. Significa raccontare con trasparenza e competenza la verità del vino, il suo valore, la sua identità. È un impegno che riguarda tutti: produttori, enologi, comunicatori, giornalisti. Dobbiamo essere compatti, determinati e orgogliosi di ciò che facciamo.
Dobbiamo prenderne le distanze, isolarli e denunciarli. Intanto guardiamo avanti, sempre. Perché il futuro si costruisce con la determinazione di chi ci crede e di chi non ha paura.

