Analisi sensoriale: un aggiornamento essenziale sull’arte della degustazione
di Miki Antonucci
La Cantina Vinco di Ortona ha ospitato un interessante incontro di formazione professionale dedicato all’analisi sensoriale e alla compilazione e taratura delle schede di degustazione vini. L’evento, che ha visto gli interventi degli enologi Giovanni Pasquale (presidente Assoenologi Sezione Abruzzo Molise), Miki Antonucci (Assoenologi giovani Sezione Abruzzo Molise) e Enrico Bortolini (Alea Evolution), con la partecipazione di numerosi enologi, si è focalizzato sull’importanza di uno strumento metodologico per affinare le proprie capacità sensoriali e analizzare con precisione le caratteristiche di un vino.
La serata si è aperta con una descrizione dettagliata della scheda di degustazione. Sono stati illustrati i diversi campi che la compongono, evidenziando come ciascuna sezione – dall’esame visivo all’analisi olfattiva e gustativa – rappresenti un passo fondamentale per una valutazione completa e oggettiva. Infatti, l’uso della scheda di degustazione di un vino, utilizzata in tutti i concorsi enologici, spinge ad osservare il vino con attenzione, analizzando la sua limpidezza, la sua intensità colorante, i suoi eventuali riflessi. La scheda diventa così una guida nell’esplorazione olfattiva, invitando a distinguere le diverse famiglie aromatiche, la loro intensità e la loro evoluzione nel tempo accompagnandoci nell’assaggio vero e proprio al fine di focalizzarci sull’evoluzione in bocca, sulla persistenza e sulla qualità dei tannini, dell’acidità e della dolcezza. Inoltre, la scheda di degustazione, con i suoi parametri standardizzati e il suo vocabolario specifico, ci fornisce uno strumento di comunicazione efficace.
Il cuore dell’incontro, dunque, è stato rappresentato dalla degustazione guidata di una selezione di vini, accuratamente scelti per illustrare diverse tipologie e sfumature, e dalla conseguente compilazione delle schede di degustazione.
I partecipanti hanno avuto l’opportunità di compilare individualmente le schede di degustazione per ciascun vino e di confrontarsi, mettendo in gioco le esperienze individuali, le proprie intuizioni, ma anche i dubbi e le incertezze. Questo scambio aperto e costruttivo ha permesso di superare i limiti della dimensione soggettiva, concentrandosi su parametri di qualità universalmente riconosciuti e oggettivi piuttosto che sul personale gusto così da costruire una visione più completa e sfaccettata. Infatti, la fase successiva, e forse la più stimolante, è stata la discussione collettiva sui risultati della degustazione.
Questo momento di confronto ha permesso di evidenziare le diverse interpretazioni sensoriali, stimolando un dialogo costruttivo sull’importanza di un approccio metodologico rigoroso.
Sono emersi spunti interessanti sulle diverse chiavi di lettura di un vino, sottolineando come la scheda di degustazione possa diventare uno strumento prezioso non solo per la valutazione dei vini durante/in fase/ in vista di concorsi enologici, ma anche per la comprensione più profonda del prodotto e del suo legame con il territorio. Degustando, infatti, è possibile scoprire territori e prodotti al fine di comprendere le caratteristiche del luogo con il solo “naso nel calice”. Comprendere un vino prende avvio dall’analisi sensoriale nel calice e significa immergersi nell’anima del luogo da cui esso proviene. Ogni sorso diventa allora un’eco di quel paesaggio, un sussurro delle sue peculiarità. D’altronde, l’enologia non è forse un viaggio affascinante, un’esplorazione continua che affonda le radici nella terra stessa?
Un incontro di crescita professionale
L’incontro presso la cantina Vinco si è confermato un’occasione preziosa di formazione/crescita professionale (con il riconoscimento di 1 credito formativo ai partecipanti) e personale degli enologi, ribadendo l’importanza di un approccio consapevole e strutturato all’affascinante mondo della degustazione enologica. È bene sottolineare che l’importanza di questa formazione non si è limitata esclusivamente all’acquisizione di nozioni tecniche; insegna anche l’arte della narrazione, l’importanza di saper comunicare le emozioni che un vino e il suo territorio suscitano: è necessario imparare a scegliere le parole adeguate, proprie del gergo enologico, e quelle che accendono l’immaginazione e creano una connessione con chi ascolta. Investire nella formazione per raccontare il vino e il suo territorio non è solo un arricchimento personale, ma un investimento nel futuro dell’eccellenza. Significa preservare la memoria dei luoghi e delle persone che danno vita a questi capolavori.
Tali circostanze, dunque, rappresentano momenti preziosi in cui le idee si mescolano, si arricchiscono a vicenda, creando un terreno fertile per la crescita personale e collettiva. Proprio come un buon vino che matura nel tempo, le idee condivise acquistano profondità e sapore, pronte per essere gustate appieno.

