Siamo al paradosso, fa male anche l’acqua
di Riccardo Cotarella
Fa male al cervello. Può danneggiare il cuore. Incide negativamente sulla qualità del sonno. In alcuni casi può addirittura creare una forma di dipendenza, portando l’organismo a richiederne sempre di più, anche quando non ne ha realmente bisogno. Bere troppo può avere effetti devastanti sul nostro equilibrio fisiologico, compromettendo la normale gestione dei liquidi da parte del nostro corpo. Detto così, sembra che stiamo parlando di alcol, di superalcolici, magari persino del vino. Invece no. Stiamo parlando dell’acqua. Proprio lei, la fonte della vita, quella stessa sostanza che ci viene raccomandata in abbondanza ogni giorno per garantire il corretto funzionamento del nostro organismo. Eppure, secondo lo studio di un gruppo di ricercatori della Whiteley Clinic di Londra, anche l’acqua può diventare un pericolo. Se assunta oltre un normale consumo può portare a disturbi gravi, persino fatali. Il meno che può capitare è una sudorazione eccessiva, che può però portare, in casi estremi, alla rimozione delle ghiandole sudoripare. E bere troppa acqua provoca anche problemi di insonnia perché agisce in maniera negativa sull’ormone che regola l’attività dei nostri reni mentre dormiamo.
Ecco, siamo arrivati al paradosso: oggi si discute se faccia male persino l’acqua. Ma allora, chi dobbiamo ascoltare? Da un lato, la medicina ufficiale raccomanda di bere almeno due litri al giorno, per mantenere il corpo idratato e in equilibrio. Dall’altro, ci mettono in guardia dal pericolo di berne troppa. Non è un caso isolato. Siamo ormai immersi in un mondo in cui studi, ricerche, dichiarazioni più o meno autorevoli ci condizionano in ogni aspetto della nostra vita quotidiana, influenzando le nostre scelte e spesso generando confusione più che chiarezza e con tesi spesso contrapposte Pensiamo a ciò che sta accadendo al vino, alla carne rossa, ai salumi, ai formaggi. Prodotti che per secoli hanno fatto parte della nostra alimentazione, legati alle tradizioni, alla cultura e al territorio. Eppure, secondo alcune istituzioni europee, questi alimenti andrebbero limitati, ridotti, persino evitati, perché ritenuti dannosi per la salute. Prendiamo il vino. Un prodotto frutto della vite e del lavoro dell’uomo, parte integrante della nostra identità mediterranea. Ma secondo alcune politiche europee, il vino è da considerarsi alla stregua di una sostanza nociva, equiparata in certi contesti persino alle sigarette. Per poi venire a conoscenza di un nuovo studio, condotto dall’Università di Barcellona, in cui si evidenzia che bere 35 bicchieri di vino al mese riduce del 50% il rischio infarto. Siamo alla confusione più completa. Si passa dalle etichette allarmistiche all’esaltazione medica del vino. Noi siamo della filosofia che ogni cosa, se consumata senza equilibrio, può essere dannosa. Ma il problema è il metodo con cui vengono diffuse certe informazioni, soprattutto quelle allarmistiche. Allarmismo ad orologeria come quello cremato piu o meno involontariamente con il nuovo codice della strada Siamo sicuri che dietro queste prese di posizione ci sia sempre e solo la scienza? O piuttosto, in alcuni casi, si tratta di scelte ideologiche, politiche, economiche? Demonizzare alcuni alimenti e promuoverne altri senza un reale fondamento scientifico porta a conseguenze gravi, soprattutto per il settore agroalimentare italiano, che da sempre è sinonimo di qualità e sostenibilità. Dietro al vino, alla carne, ai prodotti tipici ci sono aziende, lavoratori, tradizioni secolari. E c’è anche un modello alimentare – la dieta mediterranea – che è stato riconosciuto dall’Unesco come patrimonio immateriale dell’umanità, e che ha sempre avuto al centro la moderazione e l’equilibrio. Ecco perché dobbiamo stare attenti. Dobbiamo imparare a distinguere la vera scienza dalle mode passeggere, dai condizionamenti mediatici, dalle strategie politiche. Dobbiamo difendere il nostro settore agroalimentare, che non è solo un pilastro economico, ma un simbolo della nostra cultura. E forse è arrivato il momento di dirlo chiaramente: se sarà necessario, scenderemo in piazza. Non solo per difendere il vino, ma per difendere il nostro stile di vita. Per dire no a divieti e imposizioni che non trovano alcun fondamento nella vera ricerca scientifica. Per proteggere la dieta mediterranea, il nostro modello alimentare, il lavoro di migliaia di produttori che ogni giorno si impegnano per garantire la qualità delle nostre eccellenze.

