SMART WORKING PER L’ENOLOGO? DIFFICILE MA NON IMPOSSIBILE LA FIGURA DEL CONSULENTE ENOLOGO AI TEMPI DEL COVID-19

di Andrea Pagliai - Enologo e Consulente vitivinicolo

 width=Ci troviamo di fronte alla più grande crisi sociale ed economica dal dopoguerra. La maggioranza delle persone aveva all’inizio sottovalutato quella che poi si è rivelata essere una pandemia globale, che ha inevitabilmente investito anche il nostro settore vitivinicolo. Le aziende stanno affrontando una prova durissima, specialmente quelle che prevalentemente sfruttano il canale di vendita Horeca, e che dovranno poi fare i conti con il dopo lockdown, caratterizzato da una ripartenza convulsa e dai caratteri non ben definiti. Non ci sono dubbi: ci troveremo a dover affrontare un successivo periodo, in termini economici, di “media lunghezza”. Ma come si inserisce in tutto ciò la figura del consulente Enologo? 

 

IL RUOLO DELL’ENOLOGO PRIMA E DOPO LA RIPRESA 

Fino a prima dell’emergenza sanitaria, ci siamo trovati davanti ad una vera e propria evoluzione della figura del consulente all’interno delle realtà vitivinicole. L’Enologo ha rivestito un ruolo chiave per l’azienda, non solo per il supporto e l’assistenza nelle varie fasi produttive, ma anche per la partecipazione attiva e talvolta fondamentale nella diligence dell’azienda stessa. Quando le aziende si troveranno a dover “rialzare la testa” da questo duro periodo, il ruolo dell’Enologo sarà ancora più fondamentale per guidarle verso una ripresa mirata, con strategie che dovranno essere adattate alle singole realtà e che in ogni caso saranno innovative rispetto al passato. Come prima fase strategica, si deve focalizzare l’attenzione sull’esaltazione delle caratteristiche qualitative del prodotto e sulla vicinanza del consulente alle aziende, che in questo momento andranno invece a percepire la presenza non tanto di una figura esterna, quanto di un componente della famiglia stessa (parlo delle realtà medio piccole). È qui che la tecnologia si fa avanti. L’utilizzo delle moderne tecniche vedeo-comunicative, corredate dall’invio al domicilio del professionista dei campioni d’assaggio, danno la possibilità al consulente di interloquire con l’azienda stessa e di non sospendere in nessun caso la propria attività professionale. Grazie a queste modalità il consulente può controllare l’azienda a distanza e avere l’opportunità di “imprimere” ai prodotti quelle sfumature qualitative, che fanno la differenza. Alle tante persone con cui ho a che fare e me lo chiedono, la risposta è sempre la stessa: “L’Enologo è come un pittore che esprime la propria arte, ma in un’opera, che all’inizio può sembrare simile alle altre, sono i dettagli che fanno la differenza e che la rendono unica”.

 

UN NUOVO MODO DI LAVORARE 

Il cosiddetto smart working dell’Enologo non va ovviamente a sostituire la sua presenza in azienda, che rimane e rimarrà fondamentale, ma sarà una parte delle innovazioni che anche in futuro potranno essere utilizzate per poter abbattere i tempi di realizzazione delle operazioni enologiche, o di risoluzione di eventuali problemi e per limitare una parte dei costi relativi alla consulenza stessa.
Ma passata la prima fase che è stata individuata come “l’esaltazione qualitativa” del prodotto, comincia la vera sfida: la ripartenza e il riscatto del mercato da parte delle nostre aziende. Giunge il momento in cui le nostre realtà vitivinicole devono riprendersi ciò che gli spetta di diritto: un posto in prima fila sugli scenari nazionali e internazionali del settore vinicolo. E qui giocherà un ruolo fondamentale l’innovazione, che assieme all’esaltazione qualitativa costituiranno la carta vincente. Innovazione vista come: rilancio dei brand aziendali, strategie comunicative, promozioni dei prodotti, restyling delle grafiche eccetera. In una parola: Rinascita.  

 

LA RINASCITA VA PREPARATA

Le realtà che ripartiranno con un piede avanti, quelle che avranno approfittato del momento di “pausa” per costruire un nuovo futuro saranno quelle che si differenzieranno dalle altre e di conseguenza quelle che meno risentiranno del momento vissuto e con le quali la risposta del consumatore e dei mercati sarà più netta e marcata. In ultimo, ma non per importanza, giocheranno un ruolo cruciale anche i consorzi di tutela che dovranno far sì che vi sia un controllo sugli aspetti economici del prodotto immesso sui mercati, volto a prevenire uno scostamento dei prezzi medi da quelli pre-coronavirus. La speranza è quella che questa dura prova ci faccia rinascere migliori di prima.