Vino biologico: la disciplina nazionale si rinnova

di Stefano Sequino e Luigi Bonifazi

 

 

Come anticipato nel Focus, inauguriamo qui la rubrica “L’Approfondimento normativo”, un nuovo e importante contributo per essere aggiornati con le principali novità normative che interessano il nostro settore. Infatti, la legislazione che regolamenta i prodotti vitivinicoli ha subito notevolissimi cambiamenti negli ultimi anni, offrendo una maggiore fruibilità delle norme da una parte, ma anche un dettaglio applicativo molto ampio e spesso di difficile lettura anche per gli addetti ai lavori. Si tratta delle regole di base della nostra attività, che è necessario conoscere per poter operare correttamente e in modo professionale. Per competenza e professionalità questa rubrica viene affidata a vari professionisti tra i più competenti delle diverse tematiche affrontate. Per questo numero sono: Stefano Sequino agronomo ed enologo, e Luigi Bonifazi, agronomo, che collaborano oramai da diversi anni approfondendo lo studio della normativa vitivinicola. Sono coautori del libro “La nuova normativa vitivinicola”, testo premiato dall’Oiv Award 2020 nell’ambito della categoria “Diritto Vitivinicolo”.

 

 

Quello della vitivinicoltura biologica è un settore in grande crescita e decisamente sotto i riflettori, non solo dal punto di vista della visibilità e della commercializzazione, ma anche dal punto di vista normativo: le novità in questo primo scorcio dell’anno sono tante, a cominciare dal fatto che il 1° gennaio scorso è entrato in vigore il Reg. (Ue) 848/2018 (d’ora in avanti “Regolamento”) relativo alla produzione ed all’etichettatura dei prodotti biologici, che ha abrogato il vecchio Reg. (Ce) 834/2007. Ne risulta rinnovato l’impianto normativo con l’apporto di alcuni elementi di discontinuità rispetto al passato, e comunque nel solco di una materia fortemente regolamentata ed inquadrata in un contesto giuridico, tecnico e comunicativo sempre più sofisticato. Tanta attenzione a questo metodo di produzione deriva anche dalle aspettative che il legislatore vi ripone, visto che – nel rispetto di quanto disposto con la strategia Farm to Fork – ci si aspetta un aumento delle superfici a biologico tale da coprire il 25% dell’intera superficie agricola dell’Ue entro il 2030.
Si tratta di un ambito di lavoro assai complesso ed articolato, che non riguarda solamente le pratiche di campo e di cantina, ma offre disposizioni che regolamentano le prassi da seguire per i controlli e la certificazione, così come per l’etichettatura ed il trade.

Un impianto normativo con baricentro unionale

 

Il nuovo quadro normativo ne risulta profondamente modificato, tanto che, per quanto riguarda le pratiche ed i trattamenti enologici, valgono i divieti, le limitazioni e le restrizioni contenute nell’Allegato II parte VI del nuovo Regolamento, integrato dal Reg. (Ue) 1165/2021 che autorizza l’utilizzo di taluni prodotti e sostanze nella produzione biologica e ne stabilisce i relativi elenchi per i seguenti scopi:
a) sostanze attive da utilizzare in prodotti fitosanitari;
b) concimi, ammendanti e nutrienti;
c) additivi alimentari e coadiuvanti tecnologici;
d) prodotti per la pulizia e la disinfezione negli impianti di trasformazione e magazzinaggio;
e) ingredienti agricoli non biologici che possono essere utilizzati per la produzione di alimenti biologici trasformati.
Si tratta di una materia che trova il suo baricentro normativo naturale in ambito comunitario, tanto che il Testo unico del vino (Articolo 20 – Prodotti vitivinicoli biologici) rimanda senza indugio alle regole stabilite a livello europeo, prevedendo comunque che le relative disposizioni applicative riguardanti i prodotti vitivinicoli biologici vengano affidate ad un apposito decreto del Ministro. Questa funzione è stata esercitata in passato dal Dm 8 maggio 2018, il quale era però divenuto inadeguato avendo come riferimento il vecchio Reg. (Ce) 889/2008, ed in particolare l’Allegato VIII bis inerente i prodotti e le sostanze per uso enologico.

 

La nuova normativa nazionale per i prodotti biologici

 

Con l’entrata in vigore del nuovo Regolamento, e sulla base dei nuovi elenchi dei prodotti e delle sostanze per uso enologico contenuti nel Reg. (Ue) 1165/2021, si è reso necessario un aggiornamento delle disposizioni nazionali: solo pochi giorni fa è stato pertanto firmato il decreto attuativo Dm 20 maggio 2022 n. 0229771 (d’ora in avanti “Decreto”), che contiene le disposizioni per l’attuazione del Regolamento in materia di produzione del vino e di tutti i settori dell’agroalimentare, mantenendo infatti quell’impianto orizzontale che caratterizza il regime biologico. Inoltre il nuovo decreto impatta su molte tematiche importanti, come:
• la gestione delle deroghe;
• l’adozione di norme eccezionali di produzione;
• l’etichettatura;
• gli adempimenti degli operatori ai fini del controllo;
• la trasmissione di informazioni.
Vediamo le principali tematiche trattate dal nuovo Decreto.

Le novità per la viticoltura

 

Perché vegetali e prodotti vegetali, derivanti da colture arboree come la vite, siano considerati prodotti biologici, è necessario che le norme di produzione stabilite nel Regolamento siano state applicate negli appezzamenti per un periodo di conversione di almeno tre anni prima del primo raccolto di prodotti biologici. Il nuovo Decreto ribadisce che – ai sensi dell’articolo 10, paragrafo 2 del Regolamento – l’inizio del periodo di conversione coincide con la data di conclusione della procedura di compilazione della notifica prevista dall’articolo 34 del Regolamento.
Vengono affrontate anche le casistiche di proroga del periodo di conversione per contaminazione dei terreni con prodotti o sostanze non autorizzate, e di eventuale accorciamento nel caso di trattamenti obbligatori contro organismi nocivi o erbe infestanti nel quadro di esperimenti scientifici. In un caso e nell’altro l’autorità competente a decidere in materia è la Regione di riferimento.
Una novità di assoluto rilievo per il settore vitivinicolo è data dall’introduzione di un ulteriore elemento di calcolo dell’apporto degli impieghi di rame: trattandosi di una sostanza “candidata alla sostituzione”, che si prevede, cioè, che non venga più autorizzata per uso agricolo successivamente al 31 dicembre 2025, il Decreto (art. 4 comma 12) dispone che si debba tenere conto anche di eventuali apporti da altre fonti, diverse cioè dai prodotti fitosanitari. Ricordiamo che, ai sensi del Reg. (Ue) 1981/2018, il valore massimo di applicazione, valido a partire dal 1 gennaio 2019, è di 28 kg/ha nell’arco di sette anni (vale a dire, in media, 4 kg/ha/anno).

 

L’utilizzo in deroga di prodotti non biologici

 

Con la pubblicazione dell’Allegato V parte D del Reg. (Ue) 1165/2021, applicabile a decorrere dal 1° gennaio 2022, viene riportato un elenco dettagliato (tecnicamente si parla di “elenco positivo”) di prodotti e sostanze autorizzati per la produzione e conservazione dei prodotti vitivinicoli biologici: si tratta di quei prodotti e sostanze previsti dall’art.24 del Regolamento da utilizzare nel corso delle pratiche, processi e trattamenti enologici attuati nel rispetto del metodo biologico.
A differenza dei precedenti elenchi (li conoscevamo con la sigla “Allegato VIII bis” del vecchio Reg. (Ce) 889/2008 e successive modifiche), si nota una maggiore aderenza a quanto previsto dal Reg.(UE) 934/2019, che trae ispirazione dalle raccomandazioni e dagli studi dell’Organizzazione Internazionale della Vigna e del Vino (Oiv).
All’interno di questi nuovi elenchi è previsto, nella colonna “Condizioni e limiti specifici”, che diversi prodotti (esattamente quelli riportati nell’allegata Tab. 1)
siano ottenuti da materie prime biologiche, se disponibili. Il nuovo Decreto prevede che l’operatore, o gruppo di operatori, si attenga alla procedura descritta nell’Allegato V al fine di verificarne la disponibilità presso i fornitori. Si tratta di una procedura molto simile a quella prevista dall’abrogato Dm 8 maggio 2018: l’operatore, per ciascuna campagna, invia una richiesta per la fornitura dei prodotti che siano ottenuti da materie prime biologiche, se disponibili, ad almeno due fornitori.
Qualora le richieste abbiano esito negativo l’operatore è autorizzato ad utilizzare, esclusivamente per quella campagna vitivinicola, le corrispondenti sostanze di origine non biologica. Si tratta di un provvedimento che riguarda prodotti il cui mancato reperimento da parte dell’operatore può costituire una criticità per le corrette operazioni di cantina: il legislatore utilizza quindi un elemento in grado di offrire flessibilità, consentendo di superare le difficoltà di reperimento di prodotti e sostanze da materie prime biologiche.

 

La parola d’ordine è tracciabilità

 

L’operatore che voglia adottare la prassi prevista dalla deroga, inoltra le richieste a mezzo fax, posta elettronica o posta elettronica certificata e conserva, insieme alle relative risposte, l’intera documentazione rendendola disponibile all’Autorità Competente ed agli Organismi di controllo, il cui compito è quello di verificare la correttezza delle operazioni.
Rispetto alla corrispondente procedura del vecchio Dm 8 maggio 2018 n. 34011, nel nuovo provvedimento viene prevista un’ulteriore agevolazione per gli operatori: infatti, qualora per una determinata campagna l’Autorità Competente accerti la non disponibilità dei prodotti in questione su tutto il territorio nazionale, la stessa Autorità provvede a diffondere l’informazione con un comunicato pubblicato sulla Gazzetta Ufficiale e sui siti internet del Ministero (www.politicheagricole.it) e del Sinab (www.sinab.it).

 

La deroga sull’anidride solforosa per i vini Bio

 

Ma una volta abrogato l’art. 3 del Dm 8 maggio 2018, qual è la procedura per autorizzare l’uso di anidride solforosa fino ad un tenore massimo fissato conformemente al Reg. (Ce) 934/2019? Il nuovo Decreto recepisce il Reg. (Ue) 2146/2020 per quanto riguarda le norme eccezionali di produzione applicabili alla produzione biologica.
Nel caso di comprovate condizioni meteorologiche avverse in grado di determinare il deterioramento della situazione sanitaria delle uve, in deroga a quanto disposto dal Reg. (Ue) 1165/2021, viene ammesso l’utilizzo dell’anidride solforosa fino al tenore massimo previsto per l’agricoltura convenzionale (Vedi Tab. 2).
In particolare, l’art. 10 del nuovo Decreto (Adozione di norme eccezionali di produzione) rimanda agli enti competenti in materia di eventi emergenziali l’individuazione delle circostanze calamitose che consentiranno alle Regioni la concessione della deroga: le stesse dovranno poi effettuare apposita comunicazione al Mipaaf.
Queste disposizioni lasciano impregiudicato – e quindi sempre possibile – il ricorso ad eventuali deroghe alle norme della Pac in casi di forza maggiore e in circostanze eccezionali, quali quelle dovute al verificarsi di un evento meteorologico grave che danneggi l’azienda del beneficiario ad un livello paragonabile ad una calamità naturale. (art. 3 del Reg. (Ue) 2116/2021).