Sting: il vino è come una canzone, deve raccontare una storia

di Riccardo Cotarella

Sting, nome d’arte di Gordon Matthew Thomas Sumner, è senza dubbio uno dei cantautori britannici più noti al mondo. La sua carriera ha inizio con il gruppo The Police (formatosi a Londra nel 1977 attorno alla sua figura). Il gruppo si scioglie nel 1984 e da allora Sting porta avanti una brillante carriera da solista. Negli anni Ottanta conosce Trudie Styler, cantante, attrice e produttrice cinematografica, che sposa nel 1992, dopo tanti anni di convivenza, per non lasciarla più. Ha avuto sei figli: i primi due, Joseph Sumner (classe 1976), che ha seguito le orme del padre, e Kate (1982), dal primo matrimonio con Frances Tomelty, gli altri quattro con l’attuale moglie Trudie. Sono Brigitte Micheal (1984), attrice, Jake (1985), Eliot Paulina (1990), cantautrice, e Giacomo Luke (1995). Oltre a essere padre, Sting è anche nonno di numerosi nipoti. Un musicista eccezionale che ha segnato con i suoi brani la storia della musica e ora anche della storia del vino. Dagli anni ’90 è proprietario di una Tenuta in Toscana, dove dal 2002 pianta i vigneti iniziando a produrre vino. Oggi la sua passione per il vino e la vitivinicoltura lo hanno portato a produrre vini di alto profilo, tanto da essere stati giudicati tra i 100 migliori d’Italia da Wine Spectator.

 

Ho incontrato Sting e sua moglie Trudie, per avere una testimonianza della loro passione. Ecco cosa mi hanno raccontato.

 

So che l’Italia è per voi un posto speciale. Che cosa vi attrae di più di questo Paese, quali sono le differenze rispetto ad altre località in cui avete vissuto, cosa funziona e cosa non funziona secondo voi?

Negli anni ’80 – risponde Trudie – ho trascorso molto tempo in Italia per girare film a Cinecittà, ed è stato un periodo favoloso.
Stavo all’Hotel de la Ville, in cima alla scalinata di Piazza di Spagna, con una vista spettacolare sulla città. Amo ancora tantissimo quel panorama, che per me è il più bello del mondo perché mi ricorda uno dei periodi più eccitanti e appaganti della mia vita. In quel periodo lavoravo moltissimo e con grande entusiasmo, vicino ad artisti italiani di grande talento e generosità. Mi sentivo fortunata e felice. Roma era così bella.
Io e Sting amiamo il cibo e lo stile di vita degli italiani, che sono sempre stati gentili con noi. Siamo sempre stati accolti a braccia aperte e quindi ci siamo sempre sentiti come se fossimo a casa. Apprezziamo la calorosità della gente, la bellezza dei territori, l’architettura, l’arte, la moda, il cibo e, naturalmente, il vino!
A volte le formalità burocratiche del Paese possono essere molto impegnative: ci sono un’infinità di regole che sembrano applicarsi a tutto e questo è difficile da capire quando vieni da una cultura diversa, ma poi la ricompensa di vivere qui è immensa.

Nel 1998 avete acquistato la tenuta “Il Palagio” a Figline Valdarno, in provincia di Firenze. Cosa sta dietro a questa scelta e come si è evoluta in questi 23 anni?

Era l’inverno del 1984 quando io e Trudie siamo venuti in Italia, per la prima volta insieme. Trudie era incinta di nostro figlio Jake e quel viaggio rimane uno dei momenti più speciali e romantici che abbiamo mai vissuto. Qualche anno dopo Trudie stava per avere il nostro terzo figlio e abbiamo trascorso tre mesi in una villa vicino a Pisa mentre stavo scrivendo l’album Soul Cages. Quindi si potrebbe dire che l’Italia ha sempre avuto un ruolo importante nello stimolare la nostra creatività, nel fare bambini e scrivere canzoni.
Questi lunghi soggiorni in Italia ci hanno fatto capire che volevamo avere una casa qui e, sebbene ci siano voluti altri dieci anni per trovare quella giusta, alla fine ce l’abbiamo fatta, acquistando la tenuta Il Palagio, a sud di Firenze. Aveva abbastanza spazio per la nostra famiglia in crescita, molta terra, vigneti e uliveti. Ci siamo sentiti come se fossimo tornati a casa. Una volta sistemata l’abitazione, ci siamo occupati della terra e, nel 2002, abbiamo piantato i vigneti. Da allora, il nostro vino, grazie alla capacità degli enologi italiani, si è sviluppato e migliorato, regalandoci grandi soddisfazioni.

 

Sting, una volta hai detto che per te “un vino è come una canzone, deve raccontare una storia”. Quali storie raccontano i tuoi vini?

Una buona canzone e un buon vino raccontano storie, in quanto hanno narrazioni con un inizio, una parte centrale e una fine. Ogni sezione della canzone o il profilo gustativo del vino deve darti un senso di riconoscimento e familiarità, in modo che tu ti senta a tuo agio, ma anche una sorpresa, per farti venire voglia di ascoltare di più, di esplorare di più il gusto.
Per quanto riguarda le storie in sé, penso che ciò che le unisce sia il romanticismo. Uno dei nostri vini, ad esempio, si chiama When We Dance, una frase che evoca ogni tipo di immaginazione romantica. Sister Moon è un’altra canzone d’amore, ma il riferimento alla luna è anche simbolico della biodinamica che abbiamo usato quando abbiamo prodotto per la prima volta il nostro vino Sister Moon, che prevede la semina secondo le fasi lunari. E Roxanne, naturalmente, che era l’amante di Cyrano de Bergerac, è uno dei nomi più romantici, con cui ho chiamato la mia canzone dopo una grande storia d’amore.

 

Trudie, se tu dovessi identificarti con un vino, che vino saresti?

Un rosato fresco e sbarazzino, come il nostro nuovissimo New Day, appena valutato con un punteggio di 91/100. Fruttato, cremoso, fresco e pulito, un buon rosato si esalta in estate, proprio come me!

Sting, qual è il tuo approccio verso il pianeta e il tema della sostenibilità?

Trudie ed io abbiamo fondato il Rainforest Fund 32 anni fa, inizialmente in risposta a una richiesta di aiuto del capo Raoni del popolo Xingu in Brasile. La loro casa, la foresta, era minacciata dalle industrie che arrivavano per rubare e sfruttare la terra e ripulirla dagli alberi – un modello di business che continua ancora oggi su scala globale, decimando una delle risorse più essenziali per la vita della Terra. Questo è sicuramente il massimo dell’insostenibilità, nonché un disprezzo criminale per i diritti umani delle antiche popolazioni indigene della foresta. Ora stiamo tutti pagando il prezzo, poiché l’equilibrio della natura è in grave pericolo. Il mantenimento e il ripristino delle restanti foreste del nostro mondo è un processo essenziale per sostenere la vita sulla terra e le popolazioni indigene delle foreste sono una parte fondamentale di tale compito.

 

L’emergenza Covid ha stravolto le nostre vite e messo in crisi l’economia mondiale. Interi settori sono in ginocchio, tra cui quello della ristorazione. Trudie, cosa pensi delle misure adottate dal governo?

Interi settori dell’economia sono caduti in una profonda crisi nell’ultimo anno. A stare meglio sono stati forse solo i supermercati. Non credo che ci siano stati Paesi risparmiati dal Covid e ovviamente l’obiettivo principale da parte dei governi è stato quello di tutelare la salute pubblica. Per quanto riguarda il settore dell’ospitalità, molto importante per l’economia in Italia come lo è nel Regno Unto, penso che sia fondamentale contribuire a sostenerlo il più possibile.

 

Come immagini il dopo pandemia?

Penso che non vediamo l’ora di tornare alla normalità, e per fortuna lo sviluppo dei vaccini lo sta facendo sembrare uno scenario realistico. Ma penso anche che dalla pandemia abbiamo imparato molto: a valutare il tempo in un posto, ad esempio, il tempo con i nostri cari e soprattutto la nostra salute.

 

Sting, qual è la tua canzone che più dedicheresti all’Italia?

September, il duetto che ho recentemente scritto per Zucchero.