La storia dell'Assoenologi

La nostra storia

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Nel 1891 Arturo Marescalchi, enotecnico diplomato alla Scuola enologica di Conegliano, con 46 colleghi fondò la "Società degli Enotecnici Italiani", cioè la progenitrice dell’attuale Associazione Enologi Enotecnici Italiani (Assoenologi).Arturo Marescalchi Dopo due anni, nel 1893, con il collega Antonio Carpené, pubblicò il primo numero della rivista "L’Enotecnico", oggi "L’Enologo", che da sempre costituisce l’organo ufficiale di stampa della categoria. Nel 1916 la Società degli Enotecnici Italiani trasferì la sua sede da Conegliano a Milano. In quel periodo l’Associazione contava 100 tecnici, il 45% di tutti gli enotecnici allora impegnati nel settore. Con l'avvento del fascismo l'Associazione si sciolse per essere ricostituita nel 1946 per opera dell'enotecnico Giuseppe Asnaghi che, alla Scuola enologica di Alba, trasformò la "Società degli Enotecnici Italiani" in "Associazione Enotecnici Italiani", di cui assunse la presidenza. Nello stesso anno a Milano fu organizzato il primo congresso nazionale del dopoguerra; una manifestazione che, ininterrottamente da allora, ogni anno si ripropone come il massimo appuntamento della categoria.

Il passaggio da "Associazione Enotecnici Italiani" ad "Associazione Enologi Enotecnici Italiani" avvenne in occasione del 46° Congresso nazionale, celebrato a Trento nel 1991 quando, con i primi cento anni di vita, si festeggiò l’approvazione della legge 10 aprile 1991 n.129, voluta dall’Associazione per riconoscere ufficialmente il titolo di enologo ed aprire così ai tecnici vitivinicoli italiani le porte professionali dell’Europa.